VAR

“Non vogliamo stravolgere il gioco del calcio, riducendo la sua spettacolarità e fluidità, cerchiamo solo di dare un supporto. Se il VAR funzionerà sarà una vittoria per tutti, ma deciderà sempre l’arbitro”.                                                                                          Queste le parole pronunciate dal designatore arbitri Nicola Rizzoli all’indomani dell’introduzione del Video Assistant Referee. Parole dalle quali sembra ricavarsi il vero scopo della nuova tecnologia introdotta in supporto degli arbitri di Serie A, e sulle quali, allo stesso tempo, bisogna interrogarsi.

Siamo a dicembre: 16 giornate di campionato trascorse tra critiche ed elogi del nuovo strumento, tra chi ne sottolinea l’assoluta indispensabilità e chi ne evidenzia l’inutilità o l’inefficienza. E dopo la clamorosa svista arbitrale verificatasi lunedì sera all’Olimpico in occasione del posticipo Lazio-Torino, le polemiche sulla “moviola in campo” si sono moltiplicate, portando nuovamente allo scontro la fazione dei suoi strenui difensori e quella dei suoi fermi oppositori.

VAR

Ma il VAR ha davvero migliorato il nostro calcio? Ha davvero rappresentato un supporto affidabile per l’arbitro? Può considerarsi una vittoria per il calcio italiano? Dopo tre mesi e mezzo di utilizzo, un bilancio sulla sua efficienza è d’obbligo.

Bisogna partire da una doverosa premessa: si sa, anche se qualcuno fatica ad accettarlo, l’arbitro non può vedere tutto. Nel corso di una partita egli è chiamato a seguire tutte le azioni di gioco e a correre dietro ai calciatori per novanta minuti. A volte si trova lontano dall’azione od oscurato dai corpi di altri giocatori, altre volte viene ingannato da simulazioni perfettamente interpretate o da una particolare prospettiva che non gli permette di captare i movimenti del corpo dei giocatori e del pallone. Difficoltà che i direttori di gara sono costretti ad affrontare in ogni partita. Ragion per cui, nel corso di una gara, una minima svista è inevitabile.

È anche questo uno dei motivi per i quali si è ricorso all’ausilio del VAR, chiamato a coadiuvare il lavoro dell’arbitro ogni qualvolta questi ne richieda l’intervento in occasione di alcune circostanze particolari (convalida di gol, cartellini rossi, scambi di persona, calci di rigore). Accolta come uno strumento di risoluzione degli storici problemi legati agli errori arbitrali, la nuova tecnologia di ausilio ha, effettivamente, contribuito a garantire una corretta interpretazione di quasi tutte le infrazioni registratesi nelle circostanze di gioco per le quali è previsto il suo utilizzo. Così come, va detto, ha aiutato e sta ancora aiutando (forse fin troppo) l’arbitro, garantendogli la possibilità di un giudizio in situazioni di gioco che normalmente precluderebbero un suo intervento.

VAR

Eppure, una cosa è sostenere una sua efficienza in termini di garanzia di una corretta interpretazione delle situazioni di gioco, altra cosa è sostenere un suo eccellente ed utilissimo impatto sul mondo del calcio e sulla sua spettacolarità. Invero, sono molti gli aspetti negativi legati al suo utilizzo che, col tempo, potrebbero privare il Calcio del vero fascino di cui è geneticamente dotato.

  • Troppe interruzioni di gioco

Il VAR causa numerosissime interruzioni. Ogni qualvolta l’arbitro, di sua spontanea iniziativa o su suggerimento degli assistenti, invoca il suo intervento, a trascorrere sono in media 3-4 minuti. A volte anche di più. Vero è che, nella maggior parte dei casi, queste interruzioni vengono azzerate grazie alla concessione di ulteriore recupero, ma è anche vero che un calcio fatto di continue pause non è vero calcio. Le stesse interruzioni possono seriamente ripercuotersi sul normale flusso di gioco di una squadra, la quale rischierebbe in tal modo di non riuscire ad esprimere al meglio tutto il suo potenziale. Né va sottovalutato l’aspetto psicologico legato ai reiterati break, i quali possono comportare un calo di attenzione per i giocatori.

  • Arbitri condizionati

Questo è chiaramente un aspetto che potrebbe mostrare la sua negatività nel lungo periodo, ma non per questo non dev’essere considerato. L’arbitro che sa di poter contare sull’ausilio di uno strumento di tecnologia esterno rischia di seguire con minore attenzione la partita e le azioni dubbie o, nella peggiore delle ipotesi, di perdere quella personalità che deve necessariamente caratterizzare la sua posizione. In altre parole, la “sicurezza” data dalla certezza di poter ricorrere all’uso del VAR nelle situazioni più dubbiose, può rendere l’arbitro meno sicuro di sé e influenzare molti dei suoi interventi. In tal modo, “proteggendosi” con l’invocazione del VAR e consentendo a quest’ultimo una sostanziale sostituzione della sua persona, la figura dell’arbitro rischierebbe di rimanere priva del carisma e della personalità che normalmente lo porta a prendere le decisioni, soprattutto le più difficili, nel corso di una gara. Si è detto che il VAR è intervenuto al servizio dell’arbitro, non al suo posto. Così facendo, si finisce per smentire il suo reale scopo.

VAR

  • Quelle esultanze stroncate …

In linea con la premessa iniziale secondo cui il VAR, pur garantendo efficienza interpretativa, ha influito sul fascino del gioco del calcio, va menzionato un ulteriore aspetto negativo. Le modalità di intervento del VAR sono così lente e particolari che spesso l’annullamento di alcuni gol viene decretato al termine di lunghe esultanze di calciatori e tifosi. Inutile sottolineare ancora una volta che, nella maggioranza dei casi, si tratta di decisioni obiettivamente indiscutibili. Eppure, va detto che in tal modo viene meno quel piacere dell’esultanza che è uno dei pilastri che fa del calcio un emozionante spettacolo. Prima della introduzione del VAR il terrore di marcatori e tifosi era rappresentato esclusivamente dalla bandierina del guardalinee sollevata verso l’alto; tuttavia, in quel caso, l’annullamento della rete era, ed è tuttora, istantaneo, pertanto la gioia viene spenta sul nascere. Oggi al terrore del guardalinee si aggiunge quello della corsa dell’arbitro verso il centrocampo al fine di visionare le immagini sul monitor presente a bordocampo. Ed è così che minuti e minuti di esultanze e di grida di liberazione vengono rese vane dalla potenza della tecnologia.

  • Pretese di perfezione

La lezione che abbiamo imparato dall’episodio riguardante l’espulsione di Ciro Immobile è che, VAR o non VAR, alla fine a decidere è sempre l’arbitro. Naturalmente, questa regola vale anche quando questi decide di ricorrere all’uso della “moviola in campo”; ciò significa che anche il replay delle immagini sarà sempre soggetto ad una interpretazione soggettiva e discrezionale dell’arbitro. Ma, inevitabilmente, deve tenersi presente che anche la successiva visione delle immagini non elimina del tutto il margine di errore, e la dimostrazione la si è avuta lunedì sera all’Olimpico. Il fatto è che in molti non vogliono accettarlo, tanto è vero che la maggioranza continua ad addebitare l’errore sull’episodio di Immobile alla VAR piuttosto che all’arbitro, protagonista indiscusso di una svista clamorosa. Non vogliono accettarlo perché introducendo il VAR si è creata una falsa illusione secondo la quale la tecnologia potesse garantire la perfezione nel mondo del calcio. Adesso tutti noi pretendiamo partite scevre da errori arbitrali di qualsiasi tipo, reclamando che se si è introdotto uno strumento per ovviare alla vecchia storiella degli errori arbitrali, questo strumento non può permettersi il lusso di commettere errori.

VAR

Insomma, a risentirne è, in generale, lo spettacolo e le emozioni regalate dal Calcio. Si è deciso di ricorrere alla tecnologia al fine di eliminare le continue critiche agli arbitraggi, al fine di evitare che le squadre si lamentassero delle sviste. Si è preferito porre rimedio ad ogni costo agli errori arbitrali, al fine di garantire la quanto più possibile veridicità dei risultati finali delle partite. Forse gli errori diminuiranno sempre di più col passare del tempo, ma nel frattempo a diminuire saranno anche le emozioni che solo questo sport sa regalarci. Si è preferita l’efficienza e la concretezza allo spettacolo e al fascino regalati da una partita di pallone. E il risultato, ci dispiace dirlo, ma rischia di essere uno stravolgimento del gioco del Calcio per come noi lo conosciamo. Allora la domanda sorge spontanea: ne è valsa veramente la pena?

 

Amedeo Polichetti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui