I Medici 3
Fonte immagine: cinematographe.it

A dicembre si è conclusa la terza e ultima stagione de “I Medici”, serie tv trasmessa in prima visione mondiale dalla Rai e prodotta insieme a Lux Vide, Big Light Production e altre. Una serie che, pur dividendo, sin dalla prima stagione, critica e pubblico, fa entrare di diritto l’azienda di Viale Mazzini nel mercato seriale internazionale, puntando i riflettori di tutto il mondo sulla storia e il prestigio di una delle più belle città italiane: Firenze.

I Medici serie tv come il Maestro Manzi

Nonostante siano state numerose le polemiche circa le discrepanze tra la vera storia della famiglia fiorentina e la sceneggiatura di Frank Spotnitz e Nicholas Meyer, “I Medici” si innesta nel nuovo paradigma seriale Rai: prodotti caratterizzati dall’alta qualità della performance attoriale e della scrittura, spesso realizzati insieme a partner internazionali. Tra questi, ad esempio, figurano anche la recente “Il Nome della Rosa” o “L’Amica Geniale”: entrambe di ispirazione e “fattura” italiana ma destinate a valicare i confini del Belpaese.

Dunque, non la serie storicamente più fedele, ma senza dubbio un ottimo prodotto televisivo italiano che ha registrato percentuali di share tra il 19 e il 15% nelle quattro serate di messa in onda, battendo di circa tre punti percentuali la programmazione Mediaset nella serata degli ultimi due episodi.    

Certo, il paragone con il programma “Non è mai troppo tardi” del Maestro Manzi è chiaramente iperbolico e provocatorio: nessuno degli autori de “I Medici” ha mai voluto dare una connotazione pedagogica al proprio lavoro. Tuttavia va riconosciuta una certa valenza culturale anche a queste produzioni che, volente o nolente, veicolano una parte della Storia d’Italia e, se non altro, stimolano la curiosità e l’affezione verso mostri sacri dell’Arte e della Letteratura e incentivano – ulteriormente – le visite ai luoghi della serie.     

Una precisa strategia perpetrata già da tempo e comune alle programmazioni dei diversi canali Rai. Pur rimanendo sulle tre reti “ammiraglie”, appare chiaro come l’azienda di Viale Mazzini stia cercando di differenziarsi dai principali competitors con un’offerta variegata in grado di interessare target diversi, proponendo contenuti qualitativamente eccellenti.

Basti pensare, ad esempio, al Teatro in diretta tv portato da Vincenzo Salemme o, prima di lui, da Massimo Ranieri. O, ancora: “Meraviglie” di Alberto Angela; “Balla con me” con Roberto Bolle. E, andando più in là con la memoria, emblematica è la scelta di Carlo Freccero, allora direttore di Rai 2, di trasmettere “Ultimo Tango a Parigi” in prima serata sul secondo canale. 

Insomma, una rimodulazione dei contenuti che pur non abbandonando del tutto i vecchi schemi e l’organizzazione classica dei palinsesti, cerca di offrire qualcosa in più, senza timore di fallire e non permettendo un progressivo abbruttimento dell’offerta televisiva.

Le donne de “I Medici”

Oltre all’importanza dell’internazionalità della produzione – che, tra le altre cose, ha permesso ad attori nostrani di acquisire ulteriore prestigio e notorietà – “I Medici” segnano una svolta importante anche nella rappresentazione della donna, solitamente relegata ad essere comprimaria del protagonista maschile di turno. Un ulteriore allineamento con le produzioni straniere, in cui finalmente l’eroismo, la scaltrezza e la capacità politica non vengono rappresentate quali qualità ad esclusivo appannaggio del genere maschile.

Differentemente dalla seconda stagione, dove le vicende si incentrano quasi del tutto sulla crescita politica di Lorenzo e Giuliano, nella terza le donne assumono un ruolo principale per la sopravvivenza e stabilità della famiglia Medici, avvicendandosi nella storia e ponendosi quali deus ex machina nei punti nevralgici della stessa.

Adottando tale chiave di lettura, si scopre un interessante meccanismo attraverso cui è facile riconoscere le tappe del climax discendente del potere della famiglia Medici: la prima, l’inizio, è la morte di Lucrezia Tornabuoni – madre di Lorenzo – mentre il punto di non ritorno viene segnato da quella di Clarice Orsini de’ Medici, moglie del Magnifico.  

Un personaggio particolarmente interessante, inoltre, è senza dubbio quello di Caterina Sforza, che, più delle altre, incarna l’ideale della donna protagonista della Storia. Nella fiction Rai, Caterina è la figura che maggiormente paga lo scotto della trasposizione per la scrittura televisiva: gli episodi che la vedono protagonista, infatti, si discostano fortemente dai reali accadimenti storici. Tuttavia permane la sua rappresentazione quale donna che ben conosce i meccanismi e le trappole della politica ed è consapevole di non aver bisogno del cognome del marito (o di lui stesso) per governare.

Nella serie tv, sarà lei a consegnare di fatto il soglio pontificio al candidato della famiglia Medici dopo la morte di Sisto IV, scegliendo, peraltro, come unica interlocutrice Clarice, un’altra donna. Sarà poi, sempre Caterina Sforza, a decretare la fine, politica e fisica, del marito, il conte Riario.

Le donne della serie, inoltre, sono anche quelle che non soggiacciono al “fascino” di Bernardi, personaggio storicamente inesistente ma che viene utilizzato dagli autori quale personificazione del lato oscuro di Lorenzo: se ne tengono invece ben distanti, non cedendo mai alle sue lusinghe. Al contrario, nel tentativo di riabilitare la memoria del fratello, nell’ultimo episodio, Bianca addosserà proprio a Bernardi la colpa delle sanguinose scelte di Lorenzo.

Dunque, in questo gioco delle parti costruito attraverso metafore, se Bernardi è il male che ordisce vendette, che valica il limite tra ciò che è lecito e ciò che è delittuoso, le donne rappresentano l’istinto e la capacità politica – spregiudicata ma non sanguinaria – di Lorenzo: due dimensioni che persistono nell’animo del Magnifico e che, in maniera alternata, prevalgono l’una sull’altra.

Il partito degli onesti, senza il Magnifico

Volto e nome del Rinascimento italiano, il Magnifico, nella terza e ultima stagione de “I Medici”, viene raccontato come un uomo politicamente capace e disinibito, nella cui anima confluiscono, quasi annebbiandolo, sentimenti ben diversi da quelli del Lorenzo poeta e mecenate.  Dal punto di vista “televisivo”, è infatti la morte del fratello, e la conseguente determinazione nel vendicare la Congiura dei Pazzi, a segnare la metamorfosi di Lorenzo e il suo passaggio dalla giovinezza alla maturità. 

 Mentre la famiglia Medici lentamente declina, si fa strada un’altra figura, quella del monaco Girolamo Savonarola, carismatico predicatore che fomenterà il popolo fiorentino denunciando aspramente la corruzione e la mondanità della classe politica a guida medicea e promulgando, in luogo di questa, l’idea di un governo diretto del popolo.

La scena del Consiglio dei Dieci – precedentemente istituito da Lorenzo – che viene sciolto per far spazio ai nuovi rappresentati popolari è particolarmente emblematica: un gruppo sparuto di individui senza alcuna preparazione che, portando in dote l’unica virtù dell’appartenenza al popolo e della presunta e conseguente innocenza e onestà, si appropria di luoghi e compiti complessi.

Nel gioco delle parti di cui sopra, Savonarola assume le vesti della nemesi del Magnifico. Entrambi sono mossi da un forte desiderio di potere ed entrambi credono nelle potenzialità dell’essere umano.

L’uno, però, mette l’uomo al centro del mondo e della sua politica, l’altro Dio. E il Rinascimento Illuminato di Lorenzo, si scontra inevitabilmente con l’oscurantismo cattolico di Savonarola: da una parte, dunque, l’uomo considerato naturale creatore di Bellezza e Pace, dall’altra, la religione utilizzata quale strumento politico e lo stigma per lo splendore laico del periodo mediceo.

Al netto delle inesattezze storiche, uno sguardo malizioso potrebbe supporre che gli autori, piuttosto che alle vicende del 1400, abbiano voluto strizzare l’occhio alla situazione politica odierna (sebbene, nell’Italia del 2019, l’unico fiorentino al potere prima del “partito degli onesti” sia stato tutto fuorché Magnifico).

Ad ogni modo, anche le cosiddette “licenze storiche” degli autori della serie, che tanto hanno fatto storcere il naso, vengono giustificate dagli stessi invitando a riflettere sulla natura del prodotto, il quale non intende essere né una docu-fiction, né tantomeno un documentario. Non avendo giurato fedeltà storica ad alcuno, potrebbe quindi permettersi “sviste” storiche o rielaborazioni arbitrarie in nome del maggior appeal televisivo, al suono di “il fine giustifica i mezzi”.

Dopotutto qualcuno ha anche criticato gli attori scelti per interpretare Lorenzo e Giuliano de’ Medici: troppo belli per essere credibili. Ma questo è un errore decisamente perdonabile.

Edda Guerra

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