Juventus

Se andassimo a rivedere la Juventus di ieri sera dopo il minuto 10 del primo tempo e la confrontassimo con la squadra che l’anno scorso asfaltò Porto, Barcellona e Monaco, si noterebbero delle differenze abissali. Quello di ieri è stato un inaspettato, quanto pericoloso, passo indietro per i bianconeri, ormai da anni abituati a lottare per arrivare fino in fondo nella maggiore competizione europea. Infatti, la Juventus post decimo minuto del primo tempo sembrava richiamare quella squadra timida, impaurita e imprecisa che 6 anni fa tornava ad alloggiare nella casa dei grandi ed a confrontarsi con squadre di un calibro più alto. Eppure, tutto era partito nel migliore dei modi, con Higuain travestito da extraterrestre che, oltre ad un sensazionale gol da attaccante puro, sfoggia giocate di grande classe permettendo alla squadra di macinare metri e di mettere sotto pressione il Tottenham. Pronti via, 2-0. Sembra una gara in discesa. Invece, per l’appunto, tutto è durato appena 10 minuti.

Un approccio fantastico, una gestione della gara assolutamente da rivedere. La Juventus si è rilassata credendo di poter gestire il risultato fino alla fine senza problemi, si è abbassata in maniera eccessiva ed ha consentito agli Spurs di avanzare ed attaccare con diversi uomini per volta. Quando poi tra questi uomini ci sono Kane, Eriksenn e Alli, il cui mix di forza e velocità li rende fenomenali nello sviluppo delle azioni offensive ed ineccepibili nei movimenti d’attacco, allora il tutto diventa più complicato. Quell’autoconvincimento di poter gestire tranquillamente la gara si è poi tradotto in una mancanza di pressing e in un esagerato indietreggiamento, che si trasformava in contropiede solo in rare occasioni come quella in cui Higuain ha fallito il possibile 3-0, gol che sì, avrebbe probabilmente chiuso la storia della partita.

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Ne è venuta fuori una Juventus irriconoscibile, senza idee e senza gioco, il cui timore di non riuscire a gestire il risultato, o meglio di non riuscire a chiudere definitivamente il discorso qualificazione, si è poi manifestato attraverso evidenti errori individuali. Gli esempi lampanti sono la palla persa da Chiellini in occasione del 2-1 di Kane che ha riaperto la gara, l’errore fatale di Higuain dal dischetto che avrebbe portato le squadre al riposo sul punteggio di 3-1 e, infine, la deludente disattenzione di Buffon sulla punizione di Eriksenn che ha regalato agli Spurs il positivissimo 2-2.

Certo, le assenze hanno pesato, si è sentita la mancanza di quello che nel centrocampo di Allegri si è rivelato essere un uomo in più, vale a dire Blaise Matuidi. Khedira e Pjanic hanno sofferto molto le accelerazioni di Eriksen, mentre Douglas Costa, sebbene abbia disputato una buona partita in fase offensiva, ha lasciato sin troppa libertà a Dembelé, il che la dice lunga sulla migliore doppia-fase garantita da un altro importante assente, Juan Cuadrado. Davanti, forse, gli strappi e le improvvise giocate di Dybala avrebbero potuto essere l’arma in più per il secondo tempo bianconero, specie perché Mandzukic, al contrario, è apparso spento e meno in vena di lottare rispetto a quanto ci ha abituati a vedere.

Ma al di là delle assenze, ciò che ha colpito è la incapacità dei bianconeri di gestire una gara che aveva preso la giusta direzione. Certo, ha ragione Allegri quando dice che è da pazzi pensare che la partita avrebbe dovuto vincersi facilmente. Ed ha ragione perché, effettivamente, il Tottenham si è mostrato un avversario ostico, capace di rialzare la testa dopo un uno-due iniziale al quale poche squadre in Europa avrebbero reagito con la stessa caparbietà. Tuttavia, Allegri dovrebbe sapere che una squadra come la Juventus, che ha raggiunto due finali nel giro di un triennio, non può soffrire questi cali improvvisi in momenti così delicati. Specie se di fronte si ha un avversario come quello di ieri, i cui giocatori, in particolare quelli offensivi, possono sempre mettere in difficoltà le difese avversarie nel corso dei 90 minuti. Insomma, dopo lo stordimento iniziale, la Juventus ha fallito nell’infliggere al Tottenham il colpo di grazia. E questo influirà sulla partita di ritorno, dove il Tottenham avrà certamente meno pressione, dovendosi limitare a gestire il vantaggio garantito dal doppio gol in trasferta.

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Eppure, non è tutto da buttare. Allegri ha ancora una volta ragione quando dice che la Juve aveva, ed ha ancora, il 50 per cento di possibilità di passare il turno. Il Tottenham ha mostrato degli evidentissimi punti deboli nel reparto difensivo: la prima rete, viziata da un imbarazzante posizionamento su palla inattiva, così come i due goffi ed inopportuni falli da rigore commessi da Davies ed Aurier, ne sono la perfetta dimostrazione. In più, oltre ad un Bernardeschi sempre più a disposizione della squadra ed attivo in entrambe le fasi di gioco, si è visto un Higuain (giunto al suo ottavo centro nelle ultime 5 partite ufficiali) che ha dimostrato di essere in uno straordinario periodo di forma. Certo, i suoi errori di ieri sera sono stati decisivi ed hanno inciso sul risultato finale, ma non gli si può di certo addebitare la colpa del pareggio finale. Si sa, il suo feeling con i rigori non è mai stato dei migliori, ma si può dire che l’argentino delle ultime gare sembra dotato di una marcia in più. Uno che quando vuole, può far male davvero. E lo ha fatto capire anche in altre occasioni in cui lo si criticava. Allegri lo sa. Cosi come sa che, magari, quella percentuale potrebbe essere alzata un po’ a suo favore. Ma meglio tacere, per ora.

 

 

Amedeo Polichetti

1 commento

  1. nell’analisi della gara hai dimenticato di dire che il primo gol e’ in fuorigioco di un metro,
    manca un rigore al Tottenham
    ed infine siete stati 80 minuti dietro la linea del pallone a rincorrere senza riuscirci gli inglesi
    dita al vostro mister che con la rosa che si ritrova valore centinaia e centinaia di milioni
    si puo’ ma soprattutto si deve fare di piu’

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