Dostoevskij e il suo
Fëdor Dostoevskij, "Ricordi dal sottosuolo". Fonte immagine: www.avvenire.it

Può un classico della letteratura comunicare con la contemporaneità in modo chiaro e intellegibile? In che misura è legato all’epoca in cui nasce? In cosa risiede l’attualità di un’opera letteraria? Chiediamo una risposta a Fëdor Dostoevskij nei suoi Ricordi dal sottosuolo.

Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di identificarsi in storie, personaggi ed idee che appartengono ad un’epoca lontana. Eppure la potenza della parola scritta permette agli autori di parlare apertamente anche alle generazioni future: alcuni contenuti sono universali e caratterizzano gli esseri umani indipendentemente dalle susseguenti epoche storiche in cui questi vivono. I Ricordi dal sottosuolo di Fëdor Dostoevskij possono essere inquadrati in questo contesto? La riscoperta di quest’opera presuppone un’interpretazione dei suoi caratteri originali adattata all’età a noi contemporanea, per osservare quali sono quegli elementi in cui anche noi appartenenti alla generazione del post-moderno possiamo identificarci.

Il contesto storico-culturale di Ricordi dal sottosuolo

L’opera che ci proponiamo di analizzare è di fondamentale importanza nella definizione del pensiero e della poetica di Dostoevskij: attraverso la sua scrittura l’autore è in grado di fissare quei caratteri generali del suo pensiero filosofico, sistematicamente contrapposti alle linee di pensiero di tendenza negli anni del Positivismo, che poi ricorreranno anche nelle sue opere successive.

Il Positivismo, infatti, raccoglieva l’eredità dell’Illuminismo e ne esaltava i caratteri pratici, razionali, tesi all’esaltazione di quella che lo stesso Dostoevskij definì la dea Necessità. Sono questi gli anni in cui l’essere umano è in grado di osservare l’Universo e dedurne quelle regole che, interconnesse da rapporti causa-effetto, imbrigliano l’imprevedibilità e gli slanci volontaristici umani nelle maglie del proprio meccanicismo. L’uomo crea le leggi del proprio Universo e ne rimane invischiato, in un paradosso che, come afferma Gianlorenzo Pacini nell’Introduzione a Ricordi dal sottosuolo, prepara il terreno su cui sviluppare e far crescere l’idea dell’uomo del sottosuolo.

Sottosuolo e libertà

Cos’è, dunque, il sottosuolo? È un luogo ai margini, regno dell’isolamento, angolo nel quale l’essere umano viene recluso e costretto ad osservare, inerme, un mondo che gli è indifferente. I precedenti letterari di questa visione della realtà sono illustri: risulta inevitabile il paragone con la Natura leopardiana, simboleggiata dalla pacatezza di una Luna incurante e impassibile, muta astante dei turbamenti dell’animo del poeta. Ed è proprio la sofferenza ad essere il sentimento che domina la regione del sottosuolo. L’uomo che ha sviluppato una coscienza, una consapevolezza che gli permetta di trascendere l’assetto mentale impostogli dalla società razionale, raffigurata simbolicamente in Dostoevskij dal palazzo di cristallo, è inevitabilmente destinato al dolore e alla sofferenza. Però, chi soffre prova anche un inspiegabile e quasi paradossale piacere. E in questa dimensione paradossale l’uomo del sottosuolo cova rancori e risentimenti, la sua anima marcisce e ristagna nella solitudine; in quella stessa solitudine acquisisce però anche una propria libertà, uno spazio di autodeterminazione che gli permette di ritrarsi dalla logica deterministica del “due più due quattro”. Dostoevskij, il cui pensiero emerge dalle parole pronunciate dal protagonista, chiede al lettore: “[…] che razza di libertà mi rimarrebbe il giorno in cui fosse valido soltanto il due più due quattro? Due più due farà sempre quattro, anche senza la mia libertà. E questa voi me la chiamate libertà?”

Attualità dell’opera

Torniamo, dunque, alla domanda iniziale: Ricordi dal sottosuolo di Dostoevskij può essere definita un’opera attuale? L’uomo del sottosuolo è in tutto e per tutto un precursore dell’uomo moderno, frutto dell’abilità visionaria del suo autore; la caratterizzazione psicologica del suo personaggio è inoltre fortissima, e questo permette al lettore di ogni tempo di identificarsi nelle sue vicissitudini interiori. Anche il contesto storico raccontato dall’opera, con cui il protagonista entra in conflitto in modo così eclatante, ha dei punti di contatto con l’epoca a noi contemporanea. Diversi storici, tra cui Dorinda Outram nel suo saggio L’Illuminismo, concordano nel riconoscere nell’epoca della globalizzazione e del consumismo, quell’età post-moderna che prende le mosse dal Novecento e dalle sue contraddizioni, una continuazione dell’Illuminismo e dei suoi caratteri originali. In particolar modo, è l’idea di un progresso senza limiti l’anello di congiunzione tra l’età contemporanea, capitalistica e globalizzata, e l’Ottocento. È un caso, quindi, che persino un regista moderno del calibro Martin Scorsese si sia ispirato proprio a Ricordi dal sottosuolo nella realizzazione del suo celebre capolavoro Taxi Driver?

Giulia Imbimbo

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