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Che la presidenza del Signor Li non fosse la più solida dell’attuale panorama calcistico lo si era intuito già da tempo ed il Milan e i suoi tifosi ne erano consapevoli. Il continuo slittamento del necessario aumento di capitale societario unito al mancato, ed altrettanto necessario, rifinanziamento del prestito ottenuto dal fondo americano Elliott erano indizi che si muovevano in quella direzione. La stessa Camera Giudicante della UEFA, chiamata a valutare la compatibilità della gestione finanziaria del Milan con i requisiti del Fair Play Finanziario, aveva parlato di “poca credibilità” del progetto societario di risanamento dei conti portato avanti dal magnate cinese e supportato dalle figure di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli. Ed è stata proprio la scarsa credibilità del business plan rossonero uno dei punti chiave su cui si è fondata la sentenza dello scorso 27 giugno con la quale i giudici della Adjudicatory Chamber della UEFA si sono pronunciati per l’esclusione del Milan dalle competizioni europee per i prossimi due anni. Insomma, era nell’aria che i piani del fantomatico Mr. Li non andassero a buon fine, specie dopo il flop in campionato legato alla mancata qualificazione in Champions, obiettivo minimo ad inizio stagione. Un obiettivo che avrebbe portato nelle casse rossonere introiti freschi, utili per il bilancio e che avrebbero, probabilmente, evitato lo scenario attuale.

Ma oggi, l’incolore gestione di Li (se tale si può definire) può dirsi conclusa. Il fondo di investimento americano Elliott, che aveva fatto da garante al progetto societario iniziale con un finanziamento da 300 milioni di euro, ha preso controllo del Milan dopo che un ulteriore prestito di 32 milioni concesso nei mesi scorsi per un aumento di capitale non è stato restituito da parte di Yonghong Li. Inizia, dunque, una nuova era: quella del fondo Elliott e del suo proprietario, il noto uomo d’affari Paul Singer, il quale sembra già aver dato il via ad una rivoluzione innanzitutto societaria. Mentre, da un lato, le figure di Fassone e Mirabelli sembrano in bilico a causa della scarsa incidenza dei loro acquisti della scorsa campagna di mercato e della loro incapacità a fronteggiare i guai legati al Fair Play Finanziario, dall’altro lato iniziano a circolare nomi come quelli di Leonardo e Maldini, figure con nota esperienza calcistica alle spalle, la cui professionalità potrebbe essere utile per ridare slancio al club sul piano internazionale.

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Ma, al di là della completa rifondazione dell’organigramma societario, cosa aspettarsi da questa ennesima nuova gestione, specie sul fronte della campagna acquisti?

La bontà delle intenzioni del Fondo è dimostrata dal comunicato ufficiale pubblicato nei giorni scorsi, dal quale emerge la volontà dei nuovi proprietari di raggiungere stabilità sia a livello finanziario che sul piano gestionale, unitamente alla necessità di rispettare i paletti del FFP, frase, quest’ultima, inserita molto probabilmente con l’intento di suscitare fiducia nella UEFA e soprattutto nel Tribunale Arbitrale dello Sport, dinnanzi al quale pende il ricorso presentato contro la sentenza di esclusione dalle coppe.

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Altro segnale positivo che fa ben sperare i tifosi è l’annuncio dell’apporto da parte di Elliott di 50 milioni di euro per stabilizzare le finanze interne del club, cui faranno seguito, negli anni, ulteriori aumenti di capitale al fine di garantire la crescita del Milan nello scenario calcistico internazionale. Al di là della credibilità o meno di tali affermazioni, si può dire che è ciò che i supporter volevano sentirsi dire, malgrado la corrente sessione di mercato, che ha portato tre giocatori acquistati senza il minimo esborso di denaro (due svincolati, Reina e Strinic, e un parametro zero, Halilovic), continuerà verosimilmente ad essere una triste campagna acquisti off-shore, o meglio, a saldo zero. Infatti, l’impossibilità di procedere ad ulteriori esborsi in un momento così delicato appare un dato di fatto, salvo ulteriori improbabili ed improvvisi aumenti di capitale già nelle prossime settimane (si parla di 35/40 milioni extra messi a disposizione dal Fondo Elliott e da spendere sul mercato), circostanza resa, tuttavia, inverosimile dalla ormai imminente chiusura del calciomercato che quest’anno avverrà a metà agosto, prima dell’inizio del prossimo campionato. Pertanto, le ambizioni future, ove ve ne fossero realmente, riguardano gli anni successivi a quello in corso, nei quali il Milan potrà tornare sul mercato in maniera decisa.

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Eppure, alle ambizioni si aggiungono inevitabilmente le perplessità legate ad alcune incognite ancora irrisolte, che rendono più difficile il percorso di risorgimento rossonero. Innanzitutto, specialmente nel caso in cui la sentenza UEFA sull’esclusione dalle Coppe Europee dovesse essere confermata, il cammino per la rinascita del Milan si complicherebbe ulteriormente. A quel punto bisognerà fare i conti con la possibile voglia di cambiare aria che verrà manifestata da alcuni “top player”, quali Donnarumma, Suso, lo stesso Bonucci. Peraltro, in verità, gli stessi top player potrebbero essere oggetto di sacrificio già nel restante mese di mercato, considerando che il Milan, nonostante il rifinanziamento operato dal nuovo proprietario, deve necessariamente far fronte al disavanzo di 150 milioni di euro accumulato nell’ultimo triennio di esercizio: a tale disavanzo il club rossonero dovrà rimediare con l’iscrizione a bilancio di almeno 50 milioni in attivo per il corrente esercizio, a cui dovranno unirsi equivalenti somme spalmate nei successivi due esercizi. E’ lecito pensare, quindi, che tale liquidità potrebbe essere ricavata dalla cessione di almeno uno dei succitati big, che a questo punto diverrebbe necessaria per fare cassa e far quadrare i conti, salve ulteriori e – si ripete –  inverosimili addizionali iniezioni di capitale da parte del fondo americano. Del resto, non è da escludere che gli acquisti a costo zero di Reina e Halilovic (quest’ultimo, piacevole sorpresa a parametro zero che potrebbe rappresentare un punto di partenza di un futuro progetto fondato sulla valorizzazione di giovani talenti) potrebbero essere stati effettuati con l’obiettivo di tamponare un’eventuale cessione forzata di qualche top player.

Insomma, un nuovo corso che sembra oscillare tra ambiguità di fondo e forti ambizioni future. Tra UEFA, inconsistenza finanziaria e mal di pancia di alcune pedine importanti, sono ancora troppi i punti interrogativi per poter immaginare un futuro solido e di successi per il Milan. Molto dipenderà dalla volontà dei “nuovi proprietari” e dai risultati ottenuti sul campo nel corso della prossima stagione calcistica. Un piazzamento tra le prime della classe potrebbe restituire al Milan, una delle squadre più titolate d’Europa, quella credibilità incredibilmente perduta ma che è insita nella sua storia.

 

Amedeo Polichetti