La mercificazione della buona volontà
Fonte: Pagine Bianche

La rete preziosa del volontariato in Italia

“Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra a tutti gli uomini di buona volontà”, recita il Gloria in excelsis Deo della religione cristiano-cattolica.

In Italia, ci sono circa 4,6 milioni di volontari attivi in oltre 360mila organizzazioni non-profit. Tuttavia, questo numero potrebbe non rappresentare la totalità dei volontari sul territorio italiano, poiché l’indagine Istat considera solo il “volontariato organizzato”, senza includere chi opera al di fuori di organizzazioni strutturate.

Quelle donne e uomini di buona volontà popolano il ricco mondo del volontariato in un Paese, l’Italia, a prevalenza religiosa cattolica, a cui si aggiunge la rilevante presenza dello Stato Vaticano. Ma non è solo il credo religioso, cattolico o meno che sia, a influenzare diverse persone. Molteplici relazioni di “aiuto gratuito” avvengono in differenti spazi della vita sociale: ospedali, scuole, periferie di città, canili, gattili e anche rifugi per animali liberati da condizioni di sfruttamento.

In questi luoghi si dipana la rete dei volontari: persone che mettono a disposizione sé stesse e il proprio tempo per stringere mani, dare un sorso d’acqua, regalare un sorriso, pulire ciotole e via dicendo. È indubbio il valore di questa attività sociale. Un bene relazionale che produce altri beni relazionali a titolo gratuito.

Da queste relazioni fioriscono solidarietà e inclusione, che probabilmente non vedrebbero la luce senza l’esistenza di questa rete. Il volontariato è un insieme di attività che possiede tre caratteristiche peculiari: libera scelta, gratuità e il beneficio finale di chi lo riceve.

Un “bene relazionale” messo a profitto

Dobbiamo al sociologo Pierpaolo Donati lo sviluppo del concetto e gli studi del volontariato come “bene relazionale”: un bene che si crea e si condivide attraverso le relazioni tra le persone. Un concetto che enfatizza l’importanza di queste, basate sulla reciprocità e la mutualità. Condivisione di risorse e collaborazione tra le persone: ecco cosa contribuisce a creare capitale sociale.

Il lavoro di Donati offre così una prospettiva interessante sulla natura e sul valore del volontariato nella società contemporanea. Cosa muove le persone a impegnarsi in queste attività? Innanzitutto, si contribuisce al benessere degli altri ma anche del proprio. Nascono nuove amicizie contraddistinte da valori comuni e si rafforzano la coesione sociale e il senso di comunità. Si sviluppa, dunque, un senso di realizzazione che porta, di conseguenza, a una diminuzione dello stress. Senza dimenticare che si acquisiscono nuove competenze ed esperienze.

È altrettanto importante, però, uscire dalla prospettiva del beneficio individuale e analizzare l’uso che viene fatto del volontariato dal capitalismo neoliberista. Il volontariato svolge, infatti, una doppia funzione: da un lato, rappresenta una forma di solidarietà e partecipazione civica; dall’altro supplisce alle carenze del welfare pubblico e viene sistematicamente strumentalizzato da imprese e istituzioni per ridurre i costi del lavoro, migliorare la propria immagine pubblica e mantenere l’ordine sociale. In questo contesto, il volontariato diventa un mezzo per sostenere il sistema vigente, anziché per produrre una società più giusta e solidale.

Quello che è un “bene relazionale”, come suggerito da Donati, e che dovrebbe rappresentare una risorsa aldilà dell’interesse economico, va a sopperire le più disparate carenze strutturali. Così, il popolo dei volontari viene messo a profitto in vari settori.

Come conseguenza di ciò si producono: riduzione della responsabilità dello Stato nel fornire servizi pubblici, gettandone il peso sulle spalle dei volontari; privatizzazione dei servizi pubblici creando un mercato della beneficenza e della carità; sfruttamento del lavoro gratuito o a basso costo; depotenziamento della lotta per i diritti, per cui il volontariato diviene un suo sostituto; promozione di un’azione a responsabilità personale, anziché collettiva. Ecco come l’ideologia neoliberista mercifica la solidarietà.

È importante essere consapevoli di queste dinamiche e ricordare che il volontariato non deve sostituire il lavoro degli operatori specializzati per una comoda e facile soluzione alternativa a costo zero. Il volontariato dovrebbe essere complementare ai servizi pubblici e di natura puramente solidale.

Immaginando una società oltre l’orizzonte capitalista

All’interno di un sistema dove i mezzi di produzione sono gestiti collettivamente e le risorse sono distribuite equamente in base alle esigenze della comunità, potrebbe, di conseguenza, esserci una riduzione del bisogno di “manodopera volontaria” per colmare eventuali lacune dei servizi pubblici o per aiutare i più vulnerabili.

Il volontariato sarebbe così massima espressione di solidarietà e di impegno per il bene comune. Un modo per partecipare attivamente alla gestione dei mezzi di produzione e alla pianificazione economica.

Il ruolo del volontariato in una società eco-socialista sarebbe indubbiamente diverso rispetto alla società capitalista e, inoltre, avrebbe la possibilità di recuperare il valore come “bene relazionale” a favore della crescita di capitale sociale.

di Annamaria Ottaviani ed Elena Coatti

Prospettive Sinistre
Annamaria Ottaviani, dottoressa in sociologia, ed Elena Coatti, laureata in comunicazione e digital media. Amiche e compagne. Oltre 400 km ci separano, ma non abbastanza da impedirci di intrecciare saperi ed esperienze. Ex attiviste per gli animali, oggi uniamo le nostre voci in Prospettive Sinistre, rifacendoci alle teorie dell'antispecismo politico e del marxismo.

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