Il castello invisibile Mizuki Tsujimura
Fonte immagine di copertina: DeaPlanetaLibri

Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura è un romanzo che racconta la fatica del diventare grandi, il perenne disagio di non sentirsi mai abbastanza, la volontà di evadere verso un mondo altro, in cerca di consolazione e (effimera) serenità. “Anche se fosse stato davvero irreale, avrebbe comunque preferito rimanere lì, in quel mondo ideale. Perché quello reale era per lei davvero insopportabile, un luogo dove non venivano tenuti in considerazione né i suoi pensieri né i suoi desideri”. Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura, edito da DeA Planeta Libri nell’aprile del 2019 e tradotto da Bruno Forza, è una delle prove letterarie più limpide della scrittrice giapponese Tsujimura, che in una storia sospesa tra il romanzo di formazione e il fantasy vero e puro, condensa con grazia realismo e magia, non eccedendo mai nè nell’uno nè nell’altro, in un gioco di incastri perfettamente riuscito. Vincitore nel 2018 del Japan Booksellers’ Award, il premio assegnato dall’associazione dei librai indipendente, Il castello invisibile di Tsujimura ha scalato le classifiche internazionali, rimanendo in cima alla lista dei più venduti della rivista Da Vinci. Un vero e proprio fenomeno editoriale che ha venduto oltre mezzo milione di copie in Giappone. Un romanzo destinato a tutti, che parla a un “noi” generico, a tratti toccante, avventuroso, che racconta in modo genuino che cosa vuol dire diventare grandi, nel mondo di oggi.

Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura, la sinossi

La protagonista del romanzo Il castello invisibile si chiama Kokoro, una ragazzina di tredici anni che trascorre le giornate nella sua stanza, affidando al brusio della televisione il compito di attutire i pensieri e i rumori della vita lontana dalla mura domestiche. La vita “al di fuori” non è infatti semplice: a scuola le cose non vanno, con i compagni c’è poco feeling, fare amicizia sembra un tabù, socializzare uno scoglio troppo grande da attraversare. Così Kokoro, voce e volto de Il castello invisibile, decide di reagire al dolore e al disagio nella modalità più semplice e, a primo impatto, ragionevole: scomparendo. Fino a quando però qualcosa nella vita della ragazzina cambia: una luce improvvisa dentro lo specchio la rapisce per trascinarla in un mondo altro, dove la realtà si fonda con la fantasia. Kokoro si ritrova catapultata in un castello appunto abitato solamente da una strana bambina e da altri sei ragazzi che come lei hanno smarrito qualcosa nella vita: l’innocenza dei sogni, le istruzioni per vivere, il coraggio che serve per accettarsi. Solo quindi raccogliendo la sfida che la “bambina lupo” lancia loro, Kokoro e gli altri scoprono i lati oscuri del loro “io”, i tratti più nascosti, che cosa di fatto li ha portati fin lì. E ognuno, a modo suo, sul finale de Il castello invisibile, ritrova la via del mondo, la strada di “casa”.

Il messaggio del romanzo tra fantasia e realismo

Diventare grandi non è semplice e Kokoro lo sa bene. Affrontare il mondo, le sue ingiustizie, e i suoi “mali” richiede sforzo, determinazione e forza. Il prezzo da pagare per conquistare un posto nella società dell’oggi, basata su apparenza e senso del dovere, non è di certo basso. Tutt’altro. In fondo Kokoro è solamente una ragazzina di tredici anni, che all’istruzione per vivere e al coraggio che serve per accettarsi, ha preferito prendere la via del silenzio e la solitudine. Nel romanzo di Mizuki Kokoro rappresenta il volto di milioni di preadolescenti, alle prese con le prime insofferenze, sfide e delusioni. Scogli che agli occhi de la protagonista de Il castello invisibile sembrano insormontabili, difficile da valicare e gestire. Finché la realtà, così “dura”, incontra il mondo del fantasy, sospeso e magico, che porta però Kokoro (e i ragazzi, complici e compagni di viaggio) a vedere i problemi sotto un’altra prospettiva. Sullo sfondo l’autrice giapponese tratta in realtà un problema sociale di più respiro, ben rilevante e discusso in Giappone, come quello degli hikikomori: coloro che decidono di “stare in disparte”, per scelta, ritirandosi dalla vita sociale per lunghi periodi, a volte anni. Rinchiusi nella propria abitazione, evitano qualunque tipo di contatto diretto con il mondo esterno. Un fenomeno dilagante anche tra i più giovani. Ecco allora che Il castello invisibile, senza la pretesa di esserlo, si rivela di fatto la metafora per eccellenza di una generazione che fatica a credere in sé stessa. I temi, all’apparenza “pesanti”, si mischiano perfettamente alla realtà “magica”: l’atto concreto interagisce con il fantasy, in un prova armoniosa fatta di ostacoli e speranze.

Chi è l’autrice Mizuki Tsujimura

Classe 1980, nata e cresciuta a Fuefuki, sull’isola di Honshi, Mizuki Tsujimura è una scrittrice giapponese affermata a livello internazionale. Appassionata di lettura fin dall’infanzia, ha iniziato a scrivere racconti durante gli anni del college e ha esordito nella narrativa nel 2004 con il romanzo Tsumetai Kosha no Toki wa Tomaru vincendo il Mephisto Prize lo stesso anno. Autrice di numerosi romanzi, light novel e raccolte di racconti, ha vinto nel 2012 il premio Naoki con Kagi no nai Yume wo Miru e nel 2018 il Japan Booksellers’ Award con Il castello invisibile. Ma non solo “semplici romanzi”. Tsujimura è nota al pubblico anche per opere come Tsumetai Kousha no Toki wa Todomaru, manga disegnato da Naoshi Arakawa, e per aver firmato nel 2019 lo script di Doraemon, il film: Nobita e le cronache dell’esplorazione della Luna. Della storia de Il castello invisibile è stato tratto anche un manga, edito dalla casa editrice Dynit.

di Marta Barbera

5 x mille Survival
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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