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Non c’è affatto da esser contenti per la primavera in anticipo

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Primavera - Crisi climatica
Fonte immagine: www.pinterest.it

«Una rondine non fa primavera». È ad Aristotele che si attribuisce la paternità di questa familiare espressione; la impiega nella sua Etica Nicomachea per spiegare come un segnale isolato non sia certo sufficiente a trarre conclusioni definitive. Per farlo, come chiarifica Aristofane, «c’è bisogno di molte rondini». Se questo è vero, dunque, occorrerebbero più manifestazioni anomale per poter affermare l’inequivocabilità di una crisi climatica di cui molti parlano e che troppi negano. Nostro malgrado, però, non una rondine, ma un intero stormo ne conferma l’esistenza.

L’inverno che appresta a concludersi lasciando spazio alla primavera, senza però essere mai davvero cominciato, è stato di gran lunga il più caldo mai registrato in Europa. A rilevarlo il Copernicus Climate Change Service, che ha registrato una temperatura di quasi 1,4° C in più rispetto a quella del precedente record invernale, risalente all’annata 2015/16. Lo stesso dicasi per l’estate che, nell’altra parte dell’emisfero, sta per cedere il passo alla stagione autunnale. L’Australia, devastata da disastrosi incendi che ne hanno arso la flora come la fauna, ha appena registrato la sua seconda estate più calda dopo quella dello scorso anno. E neppure i remoti ghiacciai dell’Antartide sono stati risparmiati da questo anomalo aumento delle temperature. A febbraio, infatti, nella regione antartica la temperatura è salita per la prima volta sopra i 20 gradi centigradi. Ma per fornire concretezza alla crisi climatica di cui si sta scrivendo non occorre, almeno non necessariamente, arrivare dall’altra parte del mondo sebbene –  giusto per precisarlo –  ciò che accade in Antartide ci interessa molto più da vicino di quanto si tende erroneamente a pensare. Basterebbe una passeggiata per le strade delle nostre città per accorgerci del fatto che qualcosa di inconsueto si sta verificando proprio sotto i nostri occhi. È ormai già da qualche settimana, infatti, che sui rami degli alberi hanno preso a sbocciare i primi timidi fiori. Certo, allergici a parte, la primavera piace un po’ a tutti. Le giornate cominciano ad allungarsi, le temperature (ma questo non è più poi così vero) a farsi più miti e questo anticipo di primavera potrebbe facilmente ammaliarci. Ma la verità è che queste fioriture premature sono il sintomo preoccupante di una malattia del pianeta ben più letale del coronavirus: la crisi climatica, per l’appunto.

Si tratta di un’emergenza globale che ha già provocato molte morti e che, nel silenzio accondiscendente dei potenti, continua a farlo. Si diffonde più velocemente del dovuto e lascia dietro sé povertà e devastazione. Destabilizza le economie, soprattutto quelle dei Paesi più poveri, che sono privi delle risorse e delle infrastrutture necessarie per far fronte a una simile situazione. Eppure, ciò nonostante, nessun governo è realmente impegnato nell’organizzazione di piani nazionali di emergenza perché questa è solo la crisi climatica, non il coronavirus. Le vittime mietute dal covid-19 aumentano in modo angosciante giorno dopo giorno, ma lo stesso allarmismo non si registra per i sette milioni di persone che – stando a quanto rileva l’Organizzazione mondiale della sanità – perdono la vita ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico, che è solo uno dei fenomeni che contribuisce ad aggravare la crisi climatica in atto. Senza voler in alcun modo sminuire i tragici effetti di una pandemia che sta mettendo in ginocchio la comunità internazionale nel suo insieme, un’ultima considerazione si rende necessaria: con il tempo la scienza ci consentirà senz’altro di debellare il coronavirus, ma per trovare una soluzione efficace alla crisi climatica è probabilmente già troppo tardi. Non ci resta che augurare, dunque, che con l’arrivo della primavera, oltre ai fiori, fiorisca anche la speranza: quella di lasciarci alle spalle un periodo emergenziale, ma anche di cominciare a dedicare pari attenzione alla crisi climatica per provare a mitigarne le conseguenze che, ora più che mai nell’indifferenza totale, continuano a colpirci.

Virgilia De Cicco

Virgilia De Cicco
Ecofemminista. Autocritica, tanto. Autoironica, di più. Mi piace leggere, ma non ho un genere preferito. Spazio dall'etichetta dello Svelto a Murakami, passando per S.J. Gould. Mi sto appassionando all'ecologia politica e, a quanto pare, alla scrittura. Non ho un buon senso dell'orientamento, ma mi piace pensare che "se impari la strada a memoria di certo non trovi granché. Se invece smarrisci la rotta il mondo è lì tutto per te".

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