Ghiacciai, i termometri naturali di un mondo che brucia

Fiabe, leggende ma soprattutto storie di vita vissuta, come quella che racconta il rientro in Italia del futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. I ghiacciai rappresentano da sempre pagine bianche di un libro su cui la natura ha impresso in migliaia e migliaia di anni il racconto dei racconti, la testimonianza più antica del nostro pianeta, la storia della Terra. Il fascino di tali mastodontiche opere della natura è messo in pericolo dalla natura stessa: perché quel che non dobbiamo mai dimenticare è che anche l’essere umano è figlio di Madre Natura. Un figlio irriconoscente, talmente arrogante da aver quasi dimenticato d’esser solo una parte, la più piccola, di un grande sistema, una grande famiglia. Un figlio infame che da ormai troppo tempo stupra, saccheggia, uccide tutto ciò che gli ha permesso d’esser quello che è. Proprio i ghiacciai, come le foreste e gli oceani, sono mezzi grazie ai quali possiamo comprendere il livello dell’impatto ambientale delle attività umane. Lo spiega in maniera chiara il climatologo Luca Mercalli, secondo cui «I ghiacciai sono il termometro naturale del pianeta: dalle grandi calotte polari alle Alpi si stanno riducendo ovunque e segnalano il problema del surriscaldamento globale».

Storia del ghiaccio perenne

Cosa sono i ghiacciai? Come si formano? Perché sono così importanti per il nostro pianeta? Per avere un quadro completo della problematica legata al riscaldamento globale e quindi al conseguente scioglimento delle enormi masse di ghiaccio, è necessario rispondere a queste tre semplici domande. Lo abbiamo studiato alle elementari, ripetuto alle medie, approfondito alle superiori: i ghiacciai sono enormi masse di ghiaccio che si formano nelle regioni fredde ed in alta montagna a causa della compattazione e ricristallizzazione della neve; i fiocchi di neve si ammassano e si comprimono, espellendo l’aria tra di loro e quindi formando il ghiaccio. Essi si formano oltre il limite delle nevi perenni, ovvero oltre la quota al di sopra della quale la neve si accumula, restando allo stato solido in quantità superiore a quella che si scioglie d’estate.

Generalmente questi abnormi blocchi di ghiaccio sono costituiti da un bacino collettore, la zona posta al di sopra del limite delle nevi perenni dove si concentra buona parte della massa ghiacciata, e da un bacino ablatore, la regione sotto a tale limite che rappresenta la zona di fusione e che si estende verso valle. Tutti i ghiacciai quindi vengono alimentati nei bacini collettori e, tramite fusione, perdono materiale nelle parti inferiori delle lingue.

Tra i più grandi ghiacciai del mondo, oltre quelli situati in Antartide, troviamo senz’altro il Perito Moreno, nel Parco Nazionale Los Glaciares, un ammasso di ghiaccio con una superficie di 250 chilometri quadrati che rappresenta la terza riserva d’acqua dolce al mondo. Secondo le rilevazioni  del satellite CryoSat dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, tra il 2011 e il 2017 i ghiacciai della Patagonia hanno perso complessivamente oltre 21 gigatonnellate (Gt) di ghiaccio all’anno, facendo aumentare il livello del mare di 0,06 mm. Bisogna andare nell’Islanda sud-orientale per ammirare il ghiacciaio più grande d’Europa, il Vatnajökul. La più grande massa di ghiaccio dell’emisfero Nord, visibile anche dalle Isole Fær Øer, si trova su vulcani attivi che eruttando danno vita a spettacolari laghi glaciali. Restando in Europa, precisamente in Svizzera, possiamo imbatterci nel ghiacciaio dell’Aletsch, il più grande delle Alpi. Esso misura 23 km e si estende dalla regione della Jungfrau (4000 m) fino ai 2500 metri di altitudine della gola della Massa. Anche questa meraviglia della natura è purtroppo sotto attacco. Le osservazioni del Centro Pro Natura Aletsch dimostrano che il grande ghiacciaio svizzero si ritira fino a 50 metri all’anno.

La sopravvivenza dei ghiacciai gioca un ruolo fondamentale per il futuro del nostro pianeta e di tutte le specie che lo abitano. Dalle enormi distese di ghiaccio dipendono le risorse idriche, l’equilibrio degli oceani, la mitigazione del clima e le emissioni di gas serra. Dal rapporto del Wwf “Ghiaccio bollente” emerge che «I ghiacciai alpini sono il serbatoio di acqua dolce durante le stagioni estive e secche, dunque fondamentali per agricoltura e industria. 2 miliardi di persone soffriranno per la scarsità di acqua dovuta alla perdita dei ghiacci alpini asiatici: 7 grandi  fiumi sono infatti alimentati dai ghiacciai himalayani tra cui Brahmaputra, Gange, Indo, Mekong. Il 95% dell’agricoltura è alimentata dai ghiacciai del Karakorum mentre in India il 65% dell’agricoltura è collegata ai ghiacciai dell’Himalaya». E queste, purtroppo, sono solo alcune delle conseguenze dell’eccessiva fusione dei ghiacciai.

Ghiacciai: gli indicatori del cambiamento climatico

L’aumento della temperatura globale dovuto all’effetto serra è la principale causa del ritiro dei più grandi ghiacciai del mondo. A conferma di tutto ciò un allarmante studio pubblicato su Science Advances: i ghiacciai dell’Himalaya si stanno sciogliendo ad una velocità inquietante. La catena himalayana rappresenta  il terzo maggior deposito di neve e ghiaccio al mondo dopo l’Antartide e l’Artico. Il rapido aumento della temperatura in questa zona ha fatto sì che il ghiaccio delle catena montuosa più alta del mondo si sia ritirato di quasi mezzo metro all’anno tra il periodo che va dal 2000 al 2016. Come già detto, tale catastrofe minaccia le riserve idriche di cui usufruiscono circa 800 milioni di persone che abitano la valle sottostante.

Un esempio del ritiro dei ghiacciai: le due foto ritraggono il preoccupante ritiro del ghiacciaio Ameghino in Argentina

Joshua Maurer dell’osservatorio Lamont-Doherty della Columbia University, primo autore dello studio, dichiara che «La ricerca fornisce un chiaro indicatore del fatto che la perdita di ghiaccio è collegata all’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico». Se a tutto questo si aggiungono le possibili ondate di calore letali per la popolazione previste per i prossimi decenni da uno studio del Massachusetts Institute of Technology (Mit) e pubblicato anch’esso sulla rivista Science Advances, scopriamo che la tanto rinominata sesta estinzione di massa non è poi così lontana.

Non ci resta che concludere questo triste racconto, l’ennesima straziante storia inerente la distruzione dell’ambiente da parte della follia umana. Vogliamo farlo con le parole di Joerg Schaefer, co-autore dello studio analizzato: «L’Asia (il mondo intero, ndr) si sta confrontando con un disastro epico, tra ondate di calore estremo e la diminuzione del flusso di acqua. Bisogna che la società prenda coscienza di questo e una parte consistente della nostra economia venga utilizzata per evitare i rischi catastrofici cui stiamo andando incontro».

Marco Pisano

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