Austerità Governo UE
Fonte: open.online, Alessandro Parodi

“L’austerità è morta, evviva l’austerità”: il Governo Conte Bis, la Commissione von der Leyen, unitamente alle contingenze politiche ed economiche dell’UE, potrebbero aprire spazi inediti per il superamento del rigore finanziario e la contrazione della spesa che hanno attanagliato il nostro Paese e l’intero spazio comunitario. La necessità di crescita e investimenti, anche e soprattutto in funzione anti-nazionalista, significherà la fine dell’austerità? Per ora, la convergenza di interessi tra Governo e istituzioni dell’Unione Europea lo lascerebbe supporre. Il realismo, invece, invita a grande prudenza.

Nuovo Governo, nuova UE: il cambiamento dagli stessi volti

“Si respira il vento del cambiamento, in Italia e in Europa“. Quante volte si è abusato di simili espressioni fotogeniche e di sicuro effetto, quando molto spesso il cambiamento implicava semplicemente involuzioni disastrose oppure operazioni di riciclaggio, impacchettato cosmeticamente per apparire nuovo. Infatti, anche in questo caso, più che di vento, si tratta di leggera brezza.

Il nuovo governo italiano è infatti un Conte Bis e, come il Primo Ministro, metà del sostegno parlamentare e dei ministri provengono da quell’area politica, il MoVimento 5 Stelle, tecnicamente “anti-sistema”, ma che ha dato già prova non brillante di sé con lo scorso esecutivo, deflagrato poche settimane addietro.

La nuova maggioranza si completa con il Partito Democratico, una forza politica assolutamente “di sistema”, complice delle politiche di austerità, completamente screditata a sua volta da anni di governo difficoltosi e da un’identità ideologica e programmatica ambigua. Le speranze per la fondazione di una compagine politica responsabile, dal baricentro spostato a Sinistra, ma di rottura con il passato, sono dunque flebili.

Austerità Governo UE
Ursula von der Leyen e Giuseppe Conte, Fonte: repubblica.it

La comunità di vedute tra PD e M5S è state algebricamente e politicamente indispensabile per l’elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea, il vertice esecutivo dell’Unione Europea. Succeduta alla disastrosa Presidenza Juncker, trionfo dell’austerità, segnata dalle difficoltà economico-finanziarie e dal trocollo più vistoso nell’immagine dell’Unione Europea, von der Leyen parte dalla stessa maggioranza, ma incarna allo stesso tempo continuità e discontinuità.

Donna, tedesca, cristiano-democratica di lungo corso e fedelissima di Angela Merkel, la nuova Presidente ha saputo sorprendere con un discorso di insediamento improntato sulla tutela dei più deboli e sulla sensibilità ambientale, ma sopratutto più che concessivo circa una maggiore flessibilità per gli investimenti nell’UE ed eventuali revisioni delle regole del Patto di Stabilità. Parole forse vaghe e concilianti, ma significative, soprattutto se pronunciate da una esponente del rigorismo.

In sintesi, è evidente quanto si tratti, rispettivamente, di una Commissione sostanzialmente conservativa, ancorata alle canute gerarchie del PPE e al PSE, e di un esecutivo la cui composita maggioranza si caratterizza per l’eterogeneità dei soggetti che la compongono, accomunati da passate esperienze di governo, a cominciare da Giuseppe Conte. Forse il cambiamento, più che altro, è semplicemente una questione di coincidenze e di convenienze politiche ed economiche.

La “Luna di miele” e il matrimonio d’interesse

Una vera e propria “Luna di miele“, quella tra Conte e von der Leyen, fatta di esplicite dichiarazioni d’amore. Le cancellerie europee e i vertici dell’UE, si sono espresse con grande entusiasmo nei confronti del nuovo governo italiano, accreditando l’ex/nuovo Premier come statista a livello internazionale, e plaudendo alla nuova maggioranza senza la Lega di Salvini. Dal canto suo, l’alleanza PD-M5S è stata determinante nell’elezione della stessa Presidente della Commissione, insediatasi per soli nove voti, arrivati a sorpresa proprio dai pentastellati come primo segnale della nascente collaborazione.

Il rapporto tra Governo e UE, nel loro repentino spostamento verso il progressismo e l’apertura a nuove ricette economiche, non si limita alle dichiarazioni o alle semplici espressioni di voto, ma comprende segnali più eloquenti di una collaborazione più profonda. Si possono fare due esempi paralleli.

Austerità Governo UE
Paolo Gentiloni, Fonte: adnkronos.com

La Commissione Europea, nelle nomine ufficializzate questo 10 settembre 2019, ha l’attribuito la delega agli Affari economici a Paolo Gentiloni, commissario di grande peso nella squadra di Ursula von der Leyen. L’esponente del PD sarà guardiano dei conti, gestirà gli affari finanziari e monetari, e interloquirà direttamente con la BCE di Lagarde. In breve avrà la facoltà, previa contrattazione e volontà politica, di allentare le imbrigliature dell’austerità, nell’interesse dell’Italia e dell’UE.

Il Ministro dell’Economia italiano, Roberto Gualtieri, è il prolungamento “domestico” di queste possibilità. Stimato parlamentare europeo di lungo corso, nei diversi ruoli nelle commissioni il nuovo inquilino del MEF si è espresso e ha agito per politiche più espansive, contribuendo all’introduzione di nuove regole sulla flessibilità e sui crediti deteriorati, anche in qualità di relatore del programma InvestEU. Si tratta, in entrambi i casi, di figure assai rilevanti e dal profilo significativo, ma singoli all’interno di una compagine politica ben meno rivoluzionaria. Comunque non certo personaggi di rottura, quanto piuttosto di “grande esperienza”.

Roberto Gualtieri, Fonte: Filippo Monteforte / AFP

L’Europa e il Governo Conte Bis collaborano soprattutto perché hanno un nemico comune: il nazionalismo populista e sovranista, che minaccia le istituzioni comunitarie e rischia di sussumere l’intera scena politica, soprattutto in Italia ma anche in tutta Europa. La luna di miele, più che su effettive affinità ideali anti-austerità, probabilmente affonda le sue radici in questo necessario pragmatismo, e la sua trasformazione in matrimonio saldo e duraturo (nelle parole della stessa von der Leyen) sarà tutto da dimostrare.

L’austerità e il nazionalismo, facce della stessa medaglia

Un Movimento populista in crisi di identità, un partito liberista e sistemico e una Commissione guidata da un falco rigorista nord-europeo saranno davvero artefici di un’inversione di rotta sull’austerità? Sicuramente, una convivenza di fortuna, improvvisata e di convenienza non potrà essere sostenibile a lungo: questi soggetti politici, insidiati culturalmente ed elettoralmente dai nazionalismi, non hanno altra scelta che trasformare radicalmente la propria azione politica.

Destinare investimenti alle zone economicamente più depresse in infrastrutture, lavoro e impresa verde, senza vincoli di bilancio troppo opprimenti e conclamatamente anti-economici, potrebbe depotenziare il nazionalismo eurofobico, privandolo del suo brodo di coltura fatto di abbandono e disuguaglianza sociale. Ricostituirebbe l’immagine, e la sostanza, di un’Unione Europea più “materna” e meno matrigna.

Forse l’incertezza economica mondiale e la crisi della locomotiva tedesca potrebbero contribuire ulteriormente a una svolta: il quadro macro-economico internazionale si complica a causa delle tensioni USA-Cina sui dazi, mentre la Germania rischia la recessione tecnica dal prossimo anno e di trascinare con sé tutta Europa, rendendo necessari robusti interventi pubblici per stimolare la crescita.

Fonte: startmag.it

Tuttavia, nonostante le ottime premesse, le possibilità concrete che l’austerità lasci spazio a nuove prassi economiche sono ragionevolmente scarse: alle leve di comando permangono ancora, in larga parte, i tecnocrati europei più arcigni, e gli uomini dei partiti che ne hanno accolto, abbastanza acriticamente, il disegno politico di austerità economica e di un’Europa solo inter-governativa. Una discontinuità completa non si percepisce con chiarezza e nitidezza nei nomi e nei programmi, ma solo nelle parole, almeno per ora. Ad essere ottimisti, un compromesso, si spera al rialzo, tra area rigorista e area “keynesiana”, è maggiormente probabile e possibile.

I venti del cambiamento non soffiano certo tempestosi. L’Europa è il “gattopardo” per eccellenza. Tutto cambi affinché nulla cambi, o nulla cambi affinché tutto cambi?

Luigi Iannone

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