Le loot box dei videogame sono gioco d'azzardo?

Il parlamento australiano ha recentemente discusso uno studio che compara le loot box di videogame − come FIFA Ultimate Team e Counter Strike: Global Offensive − al gioco d’azzardo.

Lo studio, pubblicato dall’Australian Environment and Communications Reference Committee indaga i comportamenti di oltre 7.400 videogiocatori in relazione alle loot box.
I risultati della ricerca, presentati a Canberra durante un’udienza pubblica in seguito all’indagine del Senato australiano sulle micro-transazioni e item a estrazione casuale nei videogames, mostra come il comportamento dei videogiocatori esaminati si riveli simile a quello di persone affette da ludopatia, portando alcuni gamer a spendere centinaia se non migliaia di dollari in loot box.
Il governo australiano sta quindi lavorando alla predisposizione di nuove e più strette regolamentazioni in merito, allo scopo di limitare e ridurre l’impatto sociale causato dall’abuso dei suddetti meccanismi di gioco.

La decisione australiana non arriva però inaspettata: da ormai oltre un anno diversi paesi stanno portando avanti studi e tentativi di legiferazione in merito.

Apripista del filone degli intransigenti è lo stato del Belgio, che nell’aprile 2017 ha iniziato la sua crociata contro le loot box intimando al colosso Electronic Arts di rimuovere i meccanismi di gioco incriminati, pena l’arresto e la detenzione fino a 5 anni, oltre ad una multa di anche 800mila euro con la possibilità del raddoppio della pena in caso di coinvolgimento di minori.
All’epoca, la Electronic Arts rispose di voler aprire un dialogo con il governo Belga asserendo di «aver sviluppato e implementato i giochi eticamente e legalmente» e di «non essere d’accordo sul fatto che i nostri giochi possano essere considerati come qualsiasi forma di gioco d’azzardo».

Come si sono evolute le cose da allora?

La Electronic Arts e il governo Belga sembrano ancora fermi sulle proprie posizioni, senza che la società di produzione videoludica abbia obbedito alle indicazioni del pese fiammingo.
Allo stesso tempo, però, una serie di 15 commissioni europee sul gioco d’azzardo (Italia esclusa), si sono recentemente riunite per affrontare la “confusione delle linee di demarcazione” tra alcuni videogames e il gioco d’azzardo.
In testa la commissione del Regno Unito, che invita «le società di videogiochi a collaborare con le autorità di regolamentazione del gioco d’azzardo e ad agire ora per affrontare tali preoccupazioni al fine di garantire la tutela dei consumatori, in particolare dei bambini».

I casi di singoli utenti arrivati a spendere cifre esorbitanti in “spacchettamenti” compulsivi sono numerosi in tutto il mondo, solo pochi mesi addietro a creare scalpore è stata la notizia di un 14enne irlandese che senza comprendere le dinamiche del gioco, ha sperperato in meno di un mese l’intero stipendio della madre in loot box su Fifa 18. Una volta venuta a conoscenza della sgradevole scoperta, la madre avrebbe poi contattato la PlayStation company, la quale avrebbe risposto che, trattandosi di un gioco per adulti, non avrebbe potuto fare nulla a riguardo non essendo una loro responsabilità.

La questione non sembra essere vicina a una soluzione definitiva: da un lato, chi accusa i governi di eccessivo allarmismo asserisce che, nel momento in cui un minore gioca a un determinato gioco classificato per adulti, allora la responsabilità di ciò che accade ricada sul genitore, non sul produttore; mentre, dall’altro lato, chi punta il dito contro le società videoludiche affermando che i meccanismi di loot box sono troppo simili, per conformazione e dinamiche comportamentali, al gioco d’azzardo e che quindi come tali andrebbero trattate.

Se all’estero il dibattito è più acceso che mai, al contrario, in Italia, tutto sembra tacere e, di fatto, i produttori possono ancora dormire sogni tranquilli, almeno per il momento.

Alessandro Cuntreri

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In direzione ostinata e contraria da ancora prima di comprendere il vero significato di quest’espressione. Ho trovato il migliore degli amici in un punto interrogativo, la più calorosa delle amanti in un paio di cuffie e il più stimolante degli avversari in me stesso. Credo fervidamente nel potere delle parole e per nulla nelle parole di potere. I miei aggettivi e insulti preferiti sono, rispettivamente: kafkiano e terrone, probabilmente se fossi stato al posto di Samsa, non mi sarei risvegliato scarafaggio ma zecca. Per il resto seguo il calcio senza capirne nulla, come buona parte degli italiani fa con la politica e viceversa.

1 COMMENTO

  1. E’ ora che dopo anni e anni nei quali la EA ha utilizzato le neuroscienze e introdotto nei suoi giochi specifici meccanismi subdoli per indurre dipendenza (anche acuta) e portare i giocatori ad dover acquistare pacchetti sia finalmente fatta giustizia mandando in galera questi farabutti che hanno fruttato i giochi e le fasce sociali deboli (che bambini e ragazzi) per fare soldi. La EA si azzarda anche a parlare di Fair Play (gioco onesto o corretto) mentre come azienda è la piu’ disonesta al mondo. Solo per citare un esempio: nel caso di FIFA Ultima Team la EA fa in modo che nell’identificare la squadra avversaria vengano poste squadre molto piu’ forti e di livelli superiori ai quali si trova il giocatore in modo da farlo perdere e far emergere pertanto l’esigenza di dover acquistare pacchetti per poi procedere ad acquistare giocatori piu’ forti. FIFA Ultimate Team è diventato il gioco piu’ malsano e deleterio per la salute sia fisica che mentale del giocatore. Coloro che non acquistano pacchetti hanno pochissime possibilità di successo e progressione ai livelli superiori se non immergersi in alquanto insalubri sessioni di ore e ore di gioco per acquistare moneta virtuale (poche briciole). Si pensi che nel giro di una settimana una persona dovrebbe giocare circa un minimo di 65 partite (da 12 minuti ciascuna, che diventano 15 comunque con le varie pause). FIFA rappresenta la moderna pazzia, creata da un’azienda che mira solo a far soldi spolpando in maniera subdola immorale e illegale i poveri giocatori. In galera devono andare!

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