Briatore e il Movimento del fare

Ci risiamo: crisi di governo, possibilità imminente di nuove elezioni, candidature discutibili e proposte di ogni natura. Da copione, l’ennesimo remake del solito film, in cui stavolta Flavio Briatore, che ha appena annunciato la nascita del suo “Movimento del fare“, recita un cameo di cui non sentivamo affatto l’esigenza.

Le crisi di governo sono da sempre degli ottimi agenti catalitici di proposte politiche, dei soliti think thank di chi intende partecipare al dibattito pubblico (anche se non si sa bene come): insomma, qui ognuno fa quel che può. Se poi ci aggiungiamo la nuova tendenza di fare politica sui social, abbiamo tutti gli ingredienti per un nuovo cinepanettone di successo. Ma allo stupore non c’è fine: le fasi di incertezza politica non riguardano più solo i leader politici, perché “quann’ ‘o mare è calmo, ogni strunz è marenaro“.

In un post su Instagram pubblicato lunedì 12 agosto, infatti, l’imprenditore Flavio Briatore ha annunciato il suo nuovo partito: “In questo momento così critico e confuso per il Paese Italia, ormai alla deriva, mi faccio avanti con una proposta forte e concreta: Il Movimento del fare“.

Briatore e il Movimento del fare
Il post su Instagram pubblicato lunedì 12 agosto

Totalmente indipendente da qualsiasi partito o corrente politica attuali“, ha spiegato Briatore nel post su Instagram, “Il Movimento del Fare nasce per essere al completo servizio dei cittadini. Sarà formato da persone e personalità che metteranno la loro esperienza e le loro competenze a disposizione degli Italiani: Imprenditori e professionisti di successo che insieme, con le loro idee e la loro visione aiuteranno a far ripartire il Paese […] e lo faremo completamente GRATIS (anche se non è ancora chiaro né a lui, né ai cittadini chi avrebbe dovuto pagarli).

Una proposta che rappresenta la crème de la crème, la versione tarocca dell’american dream e del self-made-man, con due mandati di arresto per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, quattro anni e mezzo di condanna, imputato per reati fiscali, indagato per corruzione, anti-meridionale e sessista. Certo un buon punto di partenza progettuale per il “Movimento del fare”, se l’intenzione è di aggiungerci uno “schifo” tra parentesi.

Una miscela tra il vecchio satiro berlusconiano che cerca disperatamente i rimedi per non invecchiare e sedurre le ragazzine, sregolato, immorale ed irresponsabile, e il bullo Salvini, con la violenza, l’annichilimento e la vena fascista del potere del branco (e cioè del team di social manager e followers).

Potrei dire di sì a Salvini, a patto di essere messo nelle condizioni di poter fare le cose”, ha affermato di recente Mr.Billionaire, “Non voglio sprecare le mie giornate in commissioni inutili e a sentire idioti che non hanno mai viaggiato in vita loro […] Si deve creare economia, lavoro, e investimenti. Se fosse per me, partirebbero tutti i cantieri della Tav e dello stretto di Messina“.

Un buco nero, la riduzione allo strato brado che strappa dalla terra ogni desiderio di vita: è questo Briatore, un bullo che non ha ancora superato la fase anale, il classico ricco che ha l’hobby di rimarcare la lontananza degli stili di vita tra lui e il meno abbiente e che non riesce a concepire una vita con 1.300 euro al mese, incurante del fatto che una buona fetta della popolazione – soprattutto giovanile – quella cifra, molto probabilmente, non l’ha mai vista e non la vedrà nemmeno dopo anni di carriera.

La reincarnazione dell’avversione per la condizione dei ceti bassi e del culto del denaro, dovuto ad una mentalità capitalistica e dannosa, tipica di chi preferisce una discoteca ad un museo; il gusto dell’orrore e della distruzione, tipico di chi non riesce a concepire un ruolo diverso da quello del maschio Alpha; l’individualismo più spietato di una bocca famelica che alimenta il patriarcato dall’alto (“… È giusto che la donna lavori, anche perché se non lo fa ha solo motivo di romperti i maroni dalla mattina alla sera“) e i vecchi stereotipi sul Meridione (“… Al Sud non hanno voglia di lavorare” o “Al Sud stanno tutti sul divano”).

Ma d’altronde, cosa altro aspettarsi da un arricchito, ma non di cultura?

Ana Nitu

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