Asimov Fondazioni, in: https://leganerd.com/2020/03/14/cento-anni-di-isaac-asimov/
Asimov Fondazioni, in: https://leganerd.com/2020/03/14/cento-anni-di-isaac-asimov/

Isaac Asimov nel panorama letterario internazionale è ormai sinonimo di fantascienza. L’autore si è guadagnato l’etichetta di “papà” di questo genere grazie alla sua produzione romanzesca particolarmente prolifica e soprattutto grazie al Ciclo delle fondazioni, la cui composizione lo ha impegnato in buona parte della sua vita. Partendo da una serie di racconti negli anni Quaranta, Asimov ha arricchito il complesso affresco di storia galattica con prequel e sequel, costruendo in questo modo un universo fittizio a sé stante e, nello specifico, uno dei primi esempi di space opera della letteratura di genere (come lo saranno Dune, The Expanse o I Canti di Hyperion): un complesso affresco di una galassia futura narrata tramite i topoi di imperi stellari situati nello spazio remoto, grandi battaglie ed elementi romantici.

A rendere unica l’opera omnia del Ciclo delle fondazioni è la densità narrativa e tutte le tematiche di cui si fa portavoce. Nell’articolo La storia dietro la Fondazione, pubblicato come introduzione al romanzo Fondazione e Terra, Asimov raccontò che nell’agosto del 1941, quando aveva 21 anni, propose a John W. Campbell (l’editore di Astounding Stories) l’idea di scrivere un romanzo sulla caduta dell’Impero Galattico che fosse plasmata sul modello della caduta dell’impero romano. Vista la mole di lavoro (Asimov utilizzò come prima fonte il saggio del 1776 di Edward Gibbon, Declino e caduta dell’Impero romano, modello di riferimento metodologico per gli studiosi di storia tutt’oggi) Campbell preferì pubblicare le Fondazioni in forma episodica. Ne vennero pubblicati otto entro il 1950, per poi essere raccolti in tre volumi nel decennio successivo dalla Gnome Press.

Forte di questa struttura narrativa modellata su basi storiche, conosciute o facilmente intuibili dal grande pubblico, Asimov inizia la trilogia ponendo ai lettori un interrogativo che sarà loro svelato solo con il termine del Ciclo: predire il futuro può essere scientificamente possibile?
La trama è semplice: Hari Seldon è il creatore della rivoluzionaria psicostoria: una scienza che riesce a prevedere l’evoluzione della società umana partendo da presupposti antropologici, storici e psicologici e metodi matematici e statistici. Come esponente di questa nuova scienza, sa quale triste futuro aspetta l’umanità: l’impero galattico, che esercita da secoli il suo potere su tutti i pianeti conosciuti, sta ora scomparendo e lascerà il posto a 30.000 anni di ignoranza e violenza. Seldon vorrebbe preservare la Civiltà e l’Umanità, far sopravvivere tutte le conoscenze acquisite e non rendere la razza umana dimenticabile. Riunisce così i migliori scienziati e studiosi su Terminus, un piccolo pianeta ai margini della galassia. È la Prima Fondazione, destinata a essere rapidamente cancellata da un terribile e misterioso mutante che impone un’orribile dittatura. Ma tra le rovine di quella che era stata un’imitazione della biblioteca di Alessandria si mormora che, nascosta in un remoto angolo della galassia, vi sia una Seconda Fondazione. La cercano coloro che intendono distruggerla così come i sopravvissuti della Prima Fondazione. Il suo destino giace nelle mani di un adolescente, Arkady Darell.

Asimov, dopo aver lanciato la bomba, con le suggestioni e le proiezioni di Seldon, ha gestito la materia narrativa indossando le vesti di uno storico e analizzando tutti i problemi che hanno causato la disgregazione dell’Impero romano. La galassia è divisa in regni (sul modello delle province romane) e quelle più periferiche, approfittando della loro privilegiata posizione, stanno guadagnando autonomia, staccandosi dal potere centrale, sempre più debole e lontano. Re e conti riescono a ottenere la fiducia e la lealtà dei loro sottoposti, del loro esercito e dei loro sudditi, mentre quella dell’imperatore diventa una figura sempre più aleatoria e di facciata, un mero simbolo di potere minacciato costantemente da cospirazioni e tradimenti; a imitazione della crisi che l’impero romano ha subito durante la dinastia dei Severi, poi inaspritasi durante la triste parentesi dell’anarchia militare.
Asimov, procedendo con la narrazione del Ciclo delle fondazioni, ha introdotto anche il problema dell’assegnazione del potere temporale alla Chiesa. Trent’anni dopo la prima Crisi, Terminus fornisce tecnologia avanzata ai regni confinanti. Nel frattempo si è creato spontaneamente un vero e proprio culto mistico intorno alla Scienza, con tanto di gerarchia ecclesiastica. Nello specifico, ci viene presentato il regno di Anacreon che prepara una guerra contro la Fondazione, quale rivincita dello smacco subito anni prima. Qui tutti gli impianti energetici sono controllati dal clero e proprio questo espediente sarà il punto di partenza per la prossima crisi, alimentata dai limiti di una così stretta unione tra religione e conoscenze scientifiche. Se tali ideologie e tematiche ricordano molto la corruzione della Chiesa, la lotta per la fede e contro il diverso che ha avuto largo spazio durante il tramonto dei romani e per tutto l’Alto Medioevo, il topos dell’Intercrisi e della Terza crisi ruota invece intorno a fenomeni che l’Europa ha vissuto durante il nostro Basso Medioevo: l’arricchimento della classe sociale media, grazie allo sviluppo del commercio, a discapito dell’aristocrazia e del clero. Anche nelle Fondazioni, affievoliti i valori della fede e dell’autorità di un potere politico centrale, il denaro e i Mercanti iniziano a far da padroni e a gestire l’andamento sociale e civile.

Asimov tesse quindi la sua cospicua materia letteraria intrecciando continuamente trame reali e fittizie, creando un universo complesso e nutrito in cui l’umanità è sola tra le stelle. L’autore non contempla infatti civiltà aliene: solo la razza umana sembra padrona del cosmo e, di conseguenza, è il solo elemento di analisi e trappola delle sue stesse ombre. L’umanità, delineata con una filosofia machiavelliana, è sempre uguale a sé stessa e mostra costantemente le stesse pecche e le stesse potenzialità.

Alessia Sicuro

Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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