Medioevo, Rinascimento
Fonte: www.studiarapido.it/

L’illustre filosofo napoletano Giambattista Vico delineò la sua teoria di corsi e ricorsi storici: gli eventi storici della vita degli uomini si ripetono costantemente e con le stesse modalità in quanto si tratta di un disegno stabilito dalla Provvidenza. Non occorre chiedersi il perché e non è possibile evitare le ripetizioni; gli uomini continueranno sempre a vivere delle situazioni che sono già state vissute in precedenza dagli antenati o dai predecessori: l’esempio calzante è l’avvento della pandemia Covid-19 che ha sicuramente delle analogie con le precedenti epidemie dei secoli addietro. E se è vero che la storia è un ciclo continuo e ripetitivo di corsi e ricorsi, un esempio di passaggio dalla crisi oscura alla rinascita umana è sicuramente l’avvento del Medioevo che lascia poi spazio al Rinascimento.

Il Medioevo: ombre e oscurità dell’età di mezzo

L’anno 476 d.C è una delle date emblematiche che studiamo fin dalle scuole elementari: è l’anno della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quando il re barbarico Odoacre depose l’ultimo imperatore di Roma, Romolo Augustolo. Con questo atto simbolico termina la storia di Roma – e di un impero che mostrava segni di cedimento già a partire dal III secolo d.C. – e comincia un nuovo periodo storico, il Medioevo.

Il termine Medioevo deriva dal latino media aetas e significa appunto età di mezzo. Il Medioevo è quindi un’età spartiacque tra l’età antica e quella moderna: è un periodo di transizione, di passaggio e di cambiamento e dura circa 10 secoli.

Sulla data di inizio del Medioevo, tutti gli storici concordano e individuano il 476 d.C., ma nell’individuare la fine dell’età di mezzo l’opinione non è unanime: secondo qualcuno il Medioevo terminerebbe nel 1453, anno della caduta dell’Impero Romano d’Oriente; secondo altri – e secondo molti manuali scolastici – terminerebbe nel 1492, anno della scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo.

A prescindere dalla data in cui termina l’età di mezzo e comincia il Rinascimento, è bene sottolineare che si tratta di un lungo periodo della storia del’umanità che ha contribuito a formare artisti e letterati, a cambiare l’assetto storico-geografico di quella che sarà la moderna Europa e a mettere in crisi l’umanità in attesa di una nuova apocalisse. Ecco perché è bene specificare che il Medioevo non è soltanto un’epoca in cui c’è crisi e timore, ma è anche un’epoca in cui ci sono stati dei risvolti anche positivi, specialmente dal punto di vista della produzione letteraria. Sui libri di storia e di letteratura l’età di mezzo è divisa in Alto Medioevo e Basso Medioevo: nella prima parte, dal 476 d.C. all’anno 1000, l’umanità intera vive avvolta in un arretratezza economica, sociale e anche demografica; nella seconda parte, dall’anno 1000 all’indicativa data del 1492, gli uomini lavorano all’apertura mentale e allo sviluppo economico e sociale.

Nel passaggio dall’Alto al Basso Medioevo l’umanità, scongiurata la possibilità di un’apocalisse e della fine del mondo, si rende conto che effettivamente si può solo migliorare e che dopo l’oscurità è necessaria una rinascita. Nell’Alto Medioevo l’influente ruolo della chiesa e aveva completamente plasmato l’umanità, basti pensare alla pratica diffusa di fare testamento (che poi verrà parodiata dai poeti franco-provenzali) e lasciare ogni bene ai vescovi e ai sacerdoti, o anche all’importanza che aveva assunto il vescovo di Roma che rappresenta la massima autorità religiosa. Inoltre, la chiesa, durante il Medioevo, aveva preso in mano le redini dei territori ed era diventata una guida politica: questo perché, in una situazione di arretratezza, disagio e noncuranza, viene meno il fulcro del potere politico.

Con l’avvento del Basso Medioevo nacquero tantissimi nuovi ordini religiosi, ci fu l’avvento delle cosiddette monarchie nazionali e in particolar modo le città italiane riuscirono ad avere il primato nella produzione manifatturiera e nel commercio. La penisola italica fu smossa da una ventata di aria fresca nel settore culturale, artistico e letterario: basti solo pensare alla Magna Curia di Federico II, luogo in cui la produzione poetica segnerà l’avvento e lo sviluppo della poetica del Dolce Stil Novo.

Il Rinascimento: l’araba fenice che risorge dalle ceneri

Alla fine del Medioevo, a partire dalla metà del XIV secolo, l’oscurità lascia spazio alla luce e alla rinascita: l’uomo è di nuovo al centro dell’universo e diventa oggetto di studio insieme alla bellezza, all’arte in ogni sua forma. Prende avvio il Rinascimento.

Precedentemente al Rinascimento c’era stato l’Umanesimo: si tratta di un periodo in cui vengono riscoperti i classici greci e latini, prende avvio l’attività filologica e si rientra nella concezione che la natura umana non è avvolta dal peccato.

Durante il Rinascimento, la novità riguarda le arti e la letteratura in particolar modo: nelle città di tutta Italia – e in particolar modo a Firenze – svariati signori diventano dei veri e propri mecenati, accogliendo presso le loro corti i poeti, i letterati, i pittori e gli artisti che producevano arte bellissima e moderna. In ambito sociale ed economico, la scoperta del Nuovo Mondo segnò un’apertura dei confini non solo geografici ma anche mentali: in questo contesto prese avvio una proficua produzione di portolani, carte geografiche e nautiche, oltre che una voglia innata che pervade l’uomo intento a esplorare e a scoprire novità.

La Chiesa però cominciava a raccogliere i frutti di un’autorità che aveva sfruttato troppo il proprio potere e che tuttavia si era appropriata di una politicità che non le apparteneva: il monaco agostiniano Martin Lutero, il 31 ottobre 1517, affisse sulla porta principale della cattedrale di Wittemberg le 95 tesi contro lo scandalo dell’indulgenza plenaria e contro la corruzione ecclesiastica. Ovviamente, la riforma protestante si diffuse un po’ ovunque (dalla Germania, alla Francia e all’Inghilterra, con accezioni e variazioni) e finì per diventare una vera e propria lotta politica.

Nel Rinascimento l’uomo aveva acquisito una consapevolezza che nel Medioevo era venuta meno:

Homo faber ipsius fortunae.

Non era Dio o la chiesa a decidere del destino dell’uomo, non era la vita terrena e il comportamento assunto in vita a garantire la salvezza ultraterrena e la vita dopo la morte. La consapevolezza dell’uomo del Rinascimento che lo distingue dall’uomo medievale è relativa alla vita materiale e terrena, all’importanza di gestire un’esistenza che lo vede al centro e mai eclissato.

Arianna Spezzaferro

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Arianna Spezzaferro, nata a Napoli il 12/04/1993, è laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Amante della cultura umanistica, della filologia romanza e della lettura, aspira a diventare un'insegnante di Letteratura italiana, perché crede fermamente di poter trasmettere, in futuro, ai suoi alunni l'interesse vivo per tale disciplina. Attualmente scrive per Libero Pensiero News come coordinatrice della sezione Cultura e delle rubriche ed è docente di lettere nella scuola secondaria di II grado.

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