Codice Sorgente e Gender Codes: le ICT (Information and Communication Technologies), sono la terra di nessuno in cui prassi ed invenzioni sono già obsolete in corso di realizzazione e nonostante ciò anche questo settore deve far i conti col divario di genere a livello sistemico. Raggruppando i settori disciplinari che si muovono sulla convergenza tra informatica e telecomunicazioni, le ICT sono le professionalità tra le più ricercate al giorno d’oggi praticate però da un corposo 80% di soli uomini.

In informatica, con codice sorgente s’intende un algoritmo di un programma scritto in un determinato linguaggio da parte di un programmatore che definisce il flusso di esecuzione del programma stesso, ovvero la sua codifica software. Secondo la sociologa femminista Ann Oakley le persone sono in una certa fase della loro vita indotte a conformarsi alle aspettative sociali sul loro genere, e ciò avviene attraverso codici non dissimili da quelli sorgente. Attraverso Gender codes programmano in che modo dovremmo andare incontro alle aspettative egemoniche riguardanti il nostro genere: Colour codes, dress codes, e appearance codes, addirittura Toy codes: giocattoli gender-specific sui prospettabili ruoli di genere. Tutto ciò si abbatte pesantemente su diversi aspetti della vita delle persone, inglobando le prospettive di impiego future desiderabili, escluse da restrizioni dell’immaginario inculcate già in tenera età.

Immaginare che quel mondo in cui gli stereotipi di genere condizionano il percorso di bambine, ragazze e donne, sia un mondo in declino, è purtroppo ancora un miraggio. La strada da percorrere è lunga: i dati Ocse mostrano chiaramente come, a parità di risultati in materie come matematica e scienze, i genitori siano spesso più portati a pensare che saranno i figli – piuttosto che le figlie – ad avere carriere in ambito scientifico. Il mondo ICT, tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione, i computer, le tecnologie audio-video e relativi software, che permettono agli utenti di creare, immagazzinare e scambiare informazioni, parimenti a quello STEM, science, technology, engineering and mathematics, beneficia di rilevanti incentivi che favoriscono la crescita del settore, facendone un terreno redditizio, culla di privilegi economici, nel quale è strettamente necessario diradare le nebbie della disparità di genere.

Le donne vengono scoraggiate ad appassionarsi alla tecnologia. A sostegno di questa tesi ci sono i numeri: i giovani e le giovani usano Internet con la stessa frequenza, ma è anche vero che solo il 21% e il 15% di laureatə e specialistə italianə in Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) sono donne. Se l’uso di internet è dunque frequente per le ragazze, meno lo è l’approfondimento e la specializzazione nelle materie digitali. È interessante anche notare quanto le disparità si evidenzino in un contesto che pure ai suoi albori è stato rappresentativo di cambiamenti culturali rivoluzionari per le questioni di genere, tali da parlare di GenderQuake (sisma di genere). Le nuove macchine e le nuove tecnologie hanno creato una scossa nelle sensibilità occidentali e ciò ha investito completamente tutte le questioni sessuali. La forza lavoro richiesta da muscolare è divenuta veloce, versatile, con grande necessità di doti interpersonali e comunicative. Le modalità lavorative si sono orientate sempre più alla flessibilità e all’adattabilità. Caratteristiche di mediazione tipiche del femminile, che ha visto diventare alcuni dei suoi punti un tempo considerati deboli, vantaggi competitivi, in un mondo che ci ha abituate ad aggirare il problema, risolvendolo per vie sofisticate. Sia chiaro: le disparità permangono, gli uomini possiedono maggiori competenze in ogni settore, surclassano le donne soprattutto nelle problem-solving skills e nelle software skills, ma il gap è inferiore nelle abilità comunicative e di informazione.

Il divario di genere nelle ICT, il condizionamento ad opera dei gender codes, ha sicuramente a che vedere anche con una prospettiva più intersezionale di approccio al digitale. Lasciando da parte la categoria anzianə non digitalizzatə, bisogna considerare l’occupazione, il grado d’istruzione, la disponibilità economica, il possedere o meno gli strumenti adeguati e l’ambiente di provenienza. Tutti fattori determinanti che uniti all’eventuale mancanza di conoscenze rispetto alla tecnologia possono rappresentare un impedimento importante, arrivando a: influire sulle condizioni di salute mentale; promuovere ideali e stili di vita; diffondere fake news; avere il potere di semplificare alcune attività quotidiane e di apportare innovazione personale e sociale.

La riduzione del divario di genere nelle ICT è cruciale. il fatto che le donne abbiano minori accessibilità e abilità nell’uso della tecnologie, è uno svantaggio significativo, non solo nel percorso individuale di ognuna, minando benessere e prospettive lavorative, ma anche in generale per l’impatto cumulativo del fenomeno sullo sviluppo e l’emancipazione delle donne, in un Italia ai posti più bassi in Europa per donne specialiste ICT.

Ivana Rizzo

Femminista, laureata all'Orientale di Napoli, appassionata di linguistica e di musica, osservo come queste due influiscono sulla vita di tutti i giorni. Amo i giochi di parole e il sarcasmo.

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