Bojack Horseman non ci vuole consolare, ci dice che siamo sbagliati

Arriva alla quinta stagione Bojack Horseman, la serie animata Netflix sulle avventure di una ex star della tv vittima del suo narcisismo che sembra non aver finito ancora di indagare tra le sfumature dell’animo del suo protagonista e dello show-biz (per fortuna).

Dal 14 settembre scorso sono disponibili su Netflix le puntate della quinta stagione di Bojack Horseman. La serie, ambientata in una Hollywood abitata da umani e animali antropomorfi, racconta la vita di una ex star della tv degli anni ’80. Protagonista di una sitcom di successo dal titolo “Horsing Around” Bojack, che ha le sembianze di un cavallo antropomorfo, passa il tempo rifugiandosi nel passato e dandosi agli eccessi, finendo per essere vittima e causa di eventi catastrofici che segneranno il suo animo fragile verso l’autodistruzione.

Insieme a lui le storie dei personaggi che provano a instaurare un legame con il personaggio, ma che finiscono puntualmente nell’essere risucchiati nel vortice di delirio e commiserazione in cui Bojack Horseman vive costantemente ogni giorno della sua vita.

Princess Caroline, gatta antropomorfa, è sua agente ed ex fidanzata. Partita dal North Carolina per affermare se stessa come donna indipendente e di successo, stagione dopo stagione fa i conti con la sua fragilità, la ossessione per la ricerca della felicità sognata e il doversi occupare del proprio portfolio di attori, che la porterà ad assumere un ruolo materno con ognuno di loro. Proprio la maternità è il tema che per Princess Caroline segnerà questa quinta stagione, alla ricerca di un bambino da adottare: questo per lei sembra essere l’unico modo per riempire il vuoto che si porta dentro.

Mr Peanut Butter, attore con le sembianze antropomorfe di un labrador, è l’esatto opposto di Bojack Horseman: sempre positivo fino all’eccesso, non presta attenzione a nulla, da classico stereotipo del cane lui ama tutti. Nemmeno quando viene trattato male smette di considerare quella persona amica. In questa ultima stagione, a suo modo, deve affrontare una fase di crescita imposta dagli ultimi eventi della sua vita. Protagonista di gag surreali, continua a essere amato da tutti (del resto, chi non ama i cani)?

Diane Nguyen è una donna indipendente, femminista, progressista, misantropa, e deve fare i conti con la società di Hollywood: moglie di Mr Peanut Butter, è in totale disagio con l’ambiente e le sue regole. Trova una spalla in Bojack Horseman, con il quale costruisce un rapporto basato sul comune disagio, ma con il tempo le differenze tra i due vengono fuori mettendo a serio rischio il loro rapporto.

Tood Chavez, è un 25enne, asessuale e senza alcuna aspirazione nella vita. All’inizio della serie vive con Bojack, il quale lo tiene con sé per non restare da solo. Tood è protagonista di idee strampalate e situazioni paradossali, ha un animo buono e infantile e una fantasia davvero fuori dal comune. Rappresenta il lato comico (si fa per dire) della serie: il suo filone narrativo incide sugli eventi della storia, anche se tutto quello che compie il suo personaggio sembra essere fatto in totale incoscienza. Forse il personaggio che matura di meno in questa stagione.

Bojack Horseman stagione 5

Come ci è sembrata la quinta stagione di Bojack Horseman

Il prodotto mantiene la solita verve, riesce ad essere scorrevole senza annoiare e non sembrare banale, e affronta una varietà di tematiche diverse: il #metoo e il ruolo della donna nell’industria dell’intrattenimento, ma anche la distorsione che tali movimenti possono prendere; inoltre, attraverso Princess Caroline, la maternità surrogata. Ovviamente ogni tema è trattato nello stile della serie, con humor nero, battute e scene scorrette e riflessioni da cogliere.

Il tema centrale della quinta stagione vede Bojack Horseman in un ruolo di una nuova serie, “Philbert”, la storia di un poliziotto che sembra assomigliare molto all’attore stesso.
La serie è prodotta per un sito internet (ricorda qualcosa?) e durante tutto l’arco degli episodi si assiste a un vero e proprio meta-teatro, che culmina con la critica che Diane muove verso lo show che ella stessa aveva contribuito a realizzare come sceneggiatrice. “Philbert è un personaggio con difetti, tutti possono riconoscersi in quei difetti, se tutti abbiamo dei difetti, allora quei difetti sono ok”: queste sono le parole che Bojack pronuncia alla presentazione. Ed è qui che la serie riprende se stessa.

In molti la criticano parlando di un elogio alla depressione e all’imperfezione.
In un recente post su Facebook Roberto Recchioni, noto fumettista italiano,  si è chiesto perchè molti 30enni si riconoscono in lui: nelle parole di Bojack abbiamo la risposta.

La critica di Diane a “Philbert” è la stessa che potremmo muovere a “Bojack Horseman”:
Philbert e Bojack non sono due modelli da seguire, Bojack è un personaggio in cui ci si può facilmente identificare, è fragile, è debole, è emotivo, ma come dice Diane la verità è che Bojack, come Philbert, non è una brava persona.

Bojack Horseman è affetto da narcisismo patologico, fa di tutto per ottenere approvazione, scosso dal mancato affetto della madre cerca di ottenere l’amore delle persone con ogni mezzo, si droga per alleviare il proprio senso di colpa e non dover fare i conti con le proprie azioni, che hanno portato solo dolore, è una persona che giura di voler cambiare ma non fa nulla per realizzarlo. Pretende semplicemente che gli altri lo amino, si rifugia nel sesso, e fa del male a se stesso e agli altri al solo scopo di ricevere attenzione.
Questo, alla lunga, finisce per allontanare tutte le persone che provano ad avvicinarsi a lui,
giustificando il tutto con un semplice “io sono così” oppure “se tutti abbiamo dei difetti i nostri difetti sono ok”. Invece no, nessun difetto può essere giustificabile.

Diane non fa che porre l’accento su una visione sbagliata. Per quanto il personaggio sia uno specchio e offra belle e romantiche riflessioni sulle brutture dell’esistenza, resta un personaggio e resta un modello sbagliato, e il fatto di poterci facilmente identificare in lui – e che molti lo facciano – non rende i nostri difetti e i nostri sbagli “ok”; dovrebbe invece spingerci a cambiare. Rivediamo le nostre brutture sotto forma di una maschera. Una maschera che riflette la parte di noi stessi che rifiutiamo di vedere. Una funzione che è alle origini della Commedia.

Bojack Horseman a piccoli passi, in ogni puntata, critica se stessa attraverso il suo protagonista, in un viaggio dai risvolti inaspettati e che lascia le porte aperte alla sesta stagione. Lo stile resta fresco, i personaggi ben scritti, la trama e le relative sottotrame sono gestite con la giusta maestria. Ogni personaggio riceve il giusto spazio e diventa un pezzo che mette in moto la trama verso il gran finale.

Hollywoo (la D è sparita, guardate la prima stagione per capire il perché) è un universo variopinto, vivo, mai statico, dove nulla è lasciato al caso. Il viaggio di Bojack nel profondo delle sue paure non è finito, anzi prosegue e scava sempre di più: particolarmente ispirato l’episodio 6, un profondissimo monologo di venti minuti con infinite riflessioni, qualche battuta e la gag finale. Una notevole prova di scrittura.

Salvatore Gennaro Boccarossa

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Salvatore Boccarossa
Giornalista pubblicista. Laureato in "Culture Digitali e della Comunicazione". Appassionato di tecnologia digitale, netgrafia e cultura pop.