Fedez, politica
Fonte: https://music.fanpage.it/fedez-ecco-il-movimento-politico-disumano-in-un-video-parodia-lancia-il-nuovo-album/

Ammettiamolo, ci avevamo creduto tuttƏ. Forse un po’ lo speravamo. Avevamo anche iniziato ad accettare la realtà e a elaborare il trauma, quando, d’un colpo, Fedez ha svelato l’arcano lasciandoci l’amaro in bocca che sempre rimane dopo una beffa (o un troll che dir si voglia): no, il rapper difensore dei diritti civili non scenderà in politica come abbiamo creduto, e sì, ci ha trollati senza pietà.

Colpevole dell’ incomprensione è stata la comparsa di un dominio internet acquistato dalla sua società – la ZDF – dal nome apparentemente inequivocabile, fedezelezioni2023.it, accompagnato dall’uscita di un video parodia sulla nascita imminente di un presunto partito politico che – curiosa coincidenza – avrebbe avuto proprio il nome del suo nuovo album, Disumano. Nel contro-video pubblicato sulla pagina Instagram il rapper spiega però come si sono svolte davvero le cose: la decadenza della democrazia italiana e della stampa ad essa connessa è arrivata a tal punto da far passare una fake news come quella della sua discesa in politica come una notizia vera, senza neanche degnarsi di fare una verifica (a detta di Fedez il dominio sarebbe dovuto scadere a novembre 2022, e avrebbe per questo dovuto suscitare almeno un dubbio nei giornalisti assatanati di ascolti e visibilità).

Eppure diverse cose non tornano. Non torna l’indignazione del rapper nei confronti del declino sociale, che seppur lecita, giustificata e comprensibile, agli occhi di chi vorrebbe vedere in politica dei campioni della virtus – quella di Cicerone – appare come l’ennesimo tentativo di sfruttare l’onda del malcontento per ottenere visibilità. Che Fedez non ne abbia bisogno, data l’ingente mole di seguaci su ogni media, è ovvio, ma il tempismo delle sue accuse ai malpensanti può sembrare proprio una intelligente trovata pubblicitaria, visti anche i proseliti ottenuti dopo il famigerato discorso pronunciato dal palco del Primo Maggio in favore del DDL Zan.

Forse il problema è proprio questo: la cultura è anche e soprattutto politica, e sempre da questa è permeata, anche quando vorrebbe separarsene. Ma un conto è la politica e un altro è la propaganda (di sé e della ideologia capitalista). Fedez, pur avendo nobili intenti e aspirazioni condivisibili, fornisce punti di vista e opinioni non del tutto liberi perché influenzati dalla sua posizione di artista e cantautore mainstream, facente parte di una cultura che, al suo livello, delle origini popolari e provinciali, sporche di fango, degrado e povertà, forse non conserva che un vago ricordo. Non si vuole mettere in discussione la validità dei contenuti portati avanti da Fedez nelle sue battaglie per i diritti civili o il suo tentativo di modificare la mentalità dominante grazie al suo potere di influencer, quanto piuttosto, con uno sguardo forse maligno, si vuole mettere in luce la contraddizione intrinseca, derivante dall’appartenenza dichiarata a un sistema che il cantante ha la presunzione di combattere non nella sua totalità ma, al contrario, abbracciandone e sfruttandone ogni aspetto, positivo o negativo che sia, al puro fine del profitto e del guadagno personale. Viene il dubbio, quindi, che l’impegno civile di Fedez sia una più una trovata commerciale che culturale, un vero e proprio troll.

D’altronde, nel paese della rottamazione, del vaffaday, dell’abolizione della povertà e della lotta alla casta, a tutto questo dovremmo essere abituati. Ci lasciamo ammaliare dalle sirene di chiunque possa costituire un’alternativa – se non valida – almeno decente alla scena politica del momento. Forse è questo il segno più grande della decadenza della politica italiana: ci saremmo fatti andare bene anche Fedez pur di avere un’alternativa a chi si propone da tanti, troppi anni nei palazzi istituzionali romani. Per questo motivo possiamo ammettere con serenità che sì, nonostante tutto avremmo apprezzato una discesa in campo del rapper milanese, perché magari avrebbe potuto portare avanti (con tutte le sue contraddizioni) le istanze della Generazione Z che abbraccia il capitalismo ma ne critica le conseguenze. È questo il caso della lotta al cambiamento climatico, effetto del consumismo sfrenato e dell’industrializzazione, o della lotta in favore del raggiungimento dei diritti civili, necessario ed essenziale, meglio se accompagnato dalla lotta di classe e dal rifiuto dei valori borghesi, che al contrario tanto piacciono alla Generazione Z. Il self-made man continua ad essere il paradigma dell’uomo vincente, che pur di realizzarsi è disposto anche a schiacciare il prossimo, e questo è in piena contraddizione con l’utopia di un mondo più equo e giusto per tuttƏ che si insegue nei movimenti a favore dei diritti civili.

Ben venga, quindi, Fedez con le sue istanze di cambiamento. Ma a condizione che ci sia coerenza, altrimenti si tratta solo di una grande trollata.

Giulia Imbimbo

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