La Sirenetta nera della Disney
Fonte foto: everyeye

In un mondo che va a rotoli l’argomento centrale del dibattito pubblico è diventata la scelta del colore di pelle della sirenetta del live action Disney.
In molti imputano la scelta della bella Halle Bailey a un politicamente corretto strabordante, qualcuno timidamente la difende in nome dell’inclusione e della capacità di rompere finalmente dei costrutti culturali (vedi voce: suprematismo bianco)  sedimentati in profondità nella nostra cultura occidentale.

Le critiche derivano da specifiche matrici politiche, ma le più feroci derivano da persone senza particolari affezioni ideologiche che si sono sentite depredate del proprio immaginario nostalgico quando hanno visto apparire una sirenetta nera e non dalla pelle diafana come la ricordavano nel cartone Disney.
Da quel momento delusione e indignazione hanno inondato i social, espressioni di odio si sono unite agli strepiti di sedicenti influencer lanciatisi in analisi para-scientifiche e artistiche che definire pattume sarebbe un complimento.
In questo pezzo proviamo a spiegare perché ritenere oltraggioso o un insulto una sirenetta nera è sbagliato oltre che velatamente razzista.

la sirenetta nera
Halle Bailey nei panni de La Sirenetta (fonte: Orgoglio Nerd)

La Sirenetta nera e il razzismo sistemico

Il razzismo non è soltanto odio e intolleranza manifesta verso un’etnia o gruppo culturale, ma esso può assumere forme e sfumature diverse più o meno inconsapevoli. Certi valori (discriminatori), infatti, vengono interiorizzati durante il percorso di socializzazione e agiscono in maniera carsica fintantoché una persona genuinamente inclusiva può commettere errori di valutazione non riconoscendo la matrice culturale da cui derivano certi giudizi e/o atteggiamenti. In breve, si parla di razzismo sistemico quando si giudica il mondo dalla propria posizione di privilegio e protagonismo rispetto agli altri popoli dove un sovvertimento dei ruoli causa fastidio e reazioni negative.
Ritenere inaccettabile un Ariel nera è, senza troppi giri di parole, razzista e identitarista
.
Nota bene: non si afferma che non si possa preferire legittimamente una Sirenetta dai capelli rossi e pelle pallida. Ben diverso e è considerare un insulto e oltraggioso il cambio di carnagione di un character di fantasia dove il colore delle pelle non è determinante ai fini dell’arco narrativo del personaggio o dello sviluppo stesso della storia.

Per fare un esempio con un’altra proprietà intellettuale (da ora ip) Disney amata da molti: Pocahontas. Cambiare le origini indigene e la caratterizzazione fisica della nativa sarebbe stato problematico, in quanto la sua appartenenza etnica è centrale ai fini dell’ambientazione dell’opera, dello sviluppo della trama e della morale propinata. Pocahontas, infatti, è ambientata durante la colonizzazione inglese delle americhe, il messaggio lanciato è quello di uguaglianza e di non discriminazione tra culture. Non si sarebbe potuto trasmettere lo stesso messaggio cambiando l’appartenenza culturale dei protagonisti. O forse sì, ma non sarebbe stata più la storia di Pocahontas.

pocahontas disney
Pocahontas nella versione Disney; fonte foto: everyeye.it

O ancora, è giusto parlare di politicamente corretto invadente o di “quota black” se in House of the Dragon vediamo un Corlys Velaryon dalla pelle scura (interpretato dall’austero Steve Toussaint). Nel libro di George Martin, da cui è tratta la serie, infatti, la “purezza” del lignaggio dei valyriani è considerato un vanto ed è centrale ai fini della caratterizzazione fisica e dello sviluppo dell’arco narrativo di alcuni personaggi. In questo caso qualche cipiglio in più è accettabile, per quanto sempre malriposto. Nei libri, infatti, la madre di Corlys non è mai descritta; quindi è perfettamente possibile che anche lei fosse nera e che Corlys abbia ereditato tratti genetici da entrambi i suoi genitori.

Al contrario, una sirenetta nera o bianca non cambia assolutamente nulla ai fini dello sviluppo della storia né la morale trasmessa. Gli altri ammonimenti che riguardano questioni di coerenza filologica sono assolutamente sterili e inopportune in una interpretazione di una fiaba fantasy – visto che la la fiaba originale di Hans Christian Andersen non specifica mai alcune caratterizzazioni estetiche della sirenetta come il colore dei capelli (puoi trovare il racconto qui).

Il mondo non è bianco o nero

Quando entriamo a far parte della società entriamo in strutture oggettivate che hanno assunto un’esistenza in apparenza autonoma. Parliamo di usi, organizzazioni, modi di pensare, valori culturali modellati di generazione in generazione dei nostri predecessori che ai nostri occhi appaiono come strutture immutabili e naturali. Il fatto che alcuni riescano ad accettare soltanto una versione dalla pelle bianca di Ariel è il retaggio di uno dei suddetti valori: il protagonismo bianco. Un valore da estirpare in nome dell’autentica uguaglianza e multiculturalità. E la Disney, azienda privata che di certo non si distingue per etica in altre situazioni, si fa giustamente promotrice di questo proposito (anche se per fini squisitamente commerciali).

sirenetta nera razzismo sistemico
fonte immagine: sentichiparla.it

Non serve un grande sforzo storico per ricordarsi che gran parte delle fiabe adattate per il cinema e la tv negli ultimi decenni sono state opzionate da produttori bianchi per un pubblico di bianchi. La nostra produzione televisiva per più di un secolo, infatti, ha ricordato ai neri che sono un popolo subalterno e che vivono in una società fondata, essenzialmente, su canoni e tradizioni perlopiù bianchi.
Dunque, se qualcosa deve cambiare (e se lo vogliamo per davvero) bisogna agire nella direzione tracciata dalla Disney andando a rivisitare le ip diventate icone di massa, il cui cambiamento non distrugga l’essenza dell’opera ma elevi a protagonisti anche la persone che hanno un colore di pelle diverso dal bianco. Ed è necessario rivisitare, rompere con le tradizioni (quando possibile) in quanto creando personaggi nuovi in rappresentanza della cultura black non avrebbe assolutamente lo stesso impatto culturale.

Questo, insomma, è l’obiettivo che deve darsi il cinema: non essere un semplice specchio della realtà culturale, ma veicolare messaggi di uguaglianza e partecipare attivamente alla crescita sociale e culturale dei nostri paesi occidentali, sulla carta, civilizzati.

Enrico Ciccarelli

5 x mille Survival
Sociologo, specializzato in Comunicazione pubblica, sociale e mediale. Giornalista. Scrittore. Cinemaniaco, appassionato di storie.

11 Commenti

  1. Forse senza riflettere sono le decisioni della Disney di infilare personaggi neri a mentula canis, visto che stai rifacendo un ‘classico’, e quindi rimani fedele per lo meno a quello. E poi qual è il senso di avere una sirenetta di colore e tutti gli altri personaggi imparentati bianchi? Almeno un po’ di coerenza narrativa.

  2. Io dico solo che un personaggio di colore non ha molto senso per un essere marino, che passa il 99% del tempo non esposto ai raggi diretti del sole. La gente di colore esiste principalmente per questo motivo (stò usando solo un po’ di scienza vi prego non alzate i forconi). Fosse stato per cenerentola o un altro remake non avrei avuto nessun dubbio.

      • Sono parecchie le principesse caucasiche, ma dal 1992 con Aladin abbiamo avuto Jasmine, pocahontas, mulan, tiana, moana, raya contro le “bianche” rapunzel, merida e Elsa. Tranne Rapunzel sono tutte perfettamente contestualizzate, e hanno un aspetto congruo con l’ambiente.
        Non è che la disney sia inclusiva da ieri eh

        • Hai dimenticato Anna…e soprattutto molte di queste principesse “inclusive” sono molto più “self-made” rispetto alle classiche; che se da un lato può fare piacere, dall’altro sembra trasmettere il messaggio che sei vuoi diventare una principessa (forse, ciò che è sicuro è che, 99% dei casi, non ci nasci principessa, se non sei bianca) devi farti il culo come una schiava…e spesso non basta neanche”

    • Mi dispiace darti questa notizia, ma le creature abissali possono essere colorate per via delle melanine o proteine omologhe/analoghe…questa vicenda della Sirenetta nera porterà alla nascita del “biologicamente corretto” 😅😅😂😂🤣🤣

  3. La verità dei fatti è che il pubblico si è rotto le scatole.
    Non se ne può più di questi pigri reboot creati a tavolino da tizi del marketing per non perdere il copyright dei personaggi e nel frattempo farsi forti di quanto si è iNcLuSivI.

    Ogni volta la stessa solfa: prendono un classico, che si chiama classico non a caso, spezzano e riassemblano la storia (per esempio in questa Ariel e nella prossima Biancaneve il fattore “amore” e “principe” verrà pesantemente rivisto come ammesso dalle star dei rispettivi film) e poi dopo, come se non bastasse, stravolgono pure il simbolo, letteralmente la faccia, del brand alienando definitivamente il pubblico che con questi CLASSICI ci è cresciuto.

    Non se ne può più di vedere queste liste della spesa virtuali fluttuare sopra le teste degli attori ogni volta che ci sono più di due personaggi a schermo.
    E uno di questo colore, uno di quello, uno pelato uno grasso uno gay etc etc. senza che ci sia un motivo, valido o meno, per questi personaggi di venire rappresentati così.

    Invece di creare storie originali, convincenti ed avvincenti che raccontano questi nuovi personaggi e il rinnovato bisogno di diversità questo è ciò che il pubblico si deve sorbire. Ed è stanco. Nella maggior parte dei casi non è razzismo, è sfinimento.

  4. Buongiorno a tutti. Volevo anche io come voi esprimere la mia opinione.
    Allora come voi sono d’accordo che è un classico ed ovviamente potevano anche rispettare essa riguardo ai personaggi. Ma sono anche contrario perché anche se scrivevano che non era un classico comunque l’avremmo tutti riconosciuto per il film “la sirenetta” di Walt Disney. Allora anche io sono d’accordo che in questi tempi stanno cercando solo di essere più inclusivi con le persone di colore. Stanno cercando di renderle partecipe visto che la maggior parte dei personaggi nei film sono tutti bianchi. Certo che non è negativa questa cosa. Ricordiamoci anche che però queste sono opinioni e che se preferivate vedere una sirenetta bianca sullo schermo potreste provare a rifare voi “la sirenetta” come più desiderate. Un regista che è capace ha deciso di MODERNIZZARE i personaggi seguendo però la storia originale. Che c’è di sbagliato in questo?
    Vi ricordo anche che ho 14 anni.

    • Scusate se scrivo male ma ho pur sempre 14 anni… Volevo come voi esprimere la mia opinione pur essendo piccolo perché ci tengo a far sapere che i giovani hanno elle idee, dei pensieri e anche delle proposte.

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