L’aeroporto di Heathrow non verrà ampliato per via dell’Accordo di Parigi
Fonte: www.passengerterminaltoday.com

Nel 2015 la commissione dell’aeroporto di Heathrow annuncia che il progetto della costruzione di una terza pista d’atterraggio è pronto per essere discusso in Parlamento. Nell’ottobre 2016 il Governo britannico appoggia il progetto, che viene poi approvato nel giugno 2018. Nel 2020 il blocco: il progetto non è compatibile con l’Accordo di Parigi.

Il progetto nasce con l’obiettivo di rendere il Regno Unito “globale”, in quanto già il 40% delle esportazioni del Paese partono dall’aeroporto di Heathrow. Il leader del principale aeroporto di Londra, John Holland-Kaye, affermò: «Non possiamo lasciare che i francesi controllino il nostro commercio futuro. Dobbiamo avere un’aeroporto di punta in Gran Bretagna e l’espansione di Heathrow può farlo». Ulteriore motivo era quindi quello di raggiungere l’aeroporto concorrente di Paris-Charles De Gaulle che a oggi conta cinque piste.

Il progetto è diviso in cinque fasi studiate nei minimi dettagli per permettere non solo un traffico di tipo commerciale superiore a quello odierno, ma anche maggiori posti di lavoro considerata la creazione di uffici ed hotel. 

Il piano di ampliamento originario avrebbe dovuto vedere la propria fine entro il 2028. Ma a tale progetto corrispondono conseguenze ambientalmente negative: l’ampliamento dell’aeroporto porterebbe infatti non solo alla distruzione del paesaggio naturale circostante, ma anche a un maggior traffico aereo con ben 700 aerei in più al giorno che si traducono in un aumento delle emissioni di carbonio.

L’aeroporto di Heathrow non verrà ampliato per via dell’Accordo di Parigi
Immagine: wired.it

Gli oppositori non sono stati pochi. Oltre alle proteste da parte degli ambientalisti, anche la British Airways, da quanto riportato dal quotidiano inglese The Sun, consapevole del forte impatto ambientale, ha avanzato critiche incitando alla «necessità di una revisione indipendente del progetto perché non si può aver fiducia dell’aeroporto. Originariamente l’espansione ammontava a £14miliardi arrivando adesso a £32miliardi e ha una storia di progetti sicuri e azionisti strapagati da poter capire l’importanza ambientale per l’espansione»; persino il primo ministro Boris Johnson, in tempi non sospetti, ha affermato che si sarebbe steso a terra davanti ai bulldozer pur di fermare la costruzione. Anche l’organizzazione Plan B, fondata per supportare le azioni legali contro il cambiamento climatico, secondo quanto riportato dal quotidiano inglese The Guardian, ha dichiarato che «il nostro Governo non può reclamare impegno verso l’Accordo di Parigi mentre agisce contro di esso, la campana sta suonando sull’economia del carbonio forte e chiara».

Infine, il 27 febbraio scorso, l’Alta Corte di Londra ha bloccato il progetto non trovandolo compatibile con l’Accordo di Parigi. Firmato durante la COP21 nel dicembre 2015, esso definisce un piano di azione globale per evitare cambiamenti climatici pericolosi e non controllabili. Con la sottoscrizione del Paris Agreement, lo ricordiamo, tutti i Paesi firmatari si sono impegnati a diminuire le emissioni di carbonio entro il 2050, limitare l’incremento della temperatura globale entro 1,5°C, raggiungere il livello massimo di emissioni globali il più presto possibile e procedere a rapide riduzioni in conformità con le soluzioni scientifiche disponibili. Hanno sottoscritto, inoltre, protocolli di trasparenza per la situazione a livello mondiale riferendo agli Stati membri e all’opinione pubblica cosa fanno per raggiungere gli obiettivi fissati e segnalando i progressi compiuti.

I movimenti ambientalisti hanno accolto favorevolmente tale notizia. La tutela ambientale ha (per ora) vinto anche in sede giuridica contro l’idea folle di una crescita economica indefinita. Lord Randall, ex parlamentare conservatore e consigliere del clima per l’ex primo ministro Theresa May, incita il Primo Ministro Boris Johnson a concentrarsi su eventi diplomatici importanti come il prossimo vertice sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a Glasgow a novembre, per mostrare a tutto il mondo da che parte sta il Regno Unito.

Per quanto sia questo da considerarsi un primo, importante traguardo, risulta essere purtroppo ancora una mezza vittoria. L’aeroporto di Heathrow non si fermerà finché non vedrà il progetto realizzato, cosa che potrebbe accadere visto che il progetto al momento è in revisione per risultare in linea con l’Accordo di Parigi. 

Si è discusso di spostare l’ampliamento in un altro aeroporto britannico come Stansted e Gatwick, dove la costruzione sarebbe più rapida, trovandosi in luoghi più rurali. Johnson ha suggerito di costruire un’aeroporto nell’estuario est del fiume Tamigi, ma difficile da realizzare considerando che si trova su un’isola, oppure ampliare l’aeroporto di Birmingham

Le proposte di certo non mancano, ma sono tutte eccessivamente costose. Proposte che, anche se seguiranno alla lettera le disposizioni dell’Accordo di Parigi, daranno senz’altro un ulteriore contributo ad aumentare l’inquinamento. Si può solo sperare che il governo britannico accantoni i motivi economici e prenda realmente in considerazione la causa ambientale. Cosa che non ha fatto finora.

Gaia Russo

Gaia Russo
Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan. Amante dei viaggi, della natura, della lettura, della musica, dell'arte, delle serie tv e del cinema. Mi piace scoprire cose nuove, mi piace parlare con gli altri per sapere le loro storie ed opinioni, mi piace osservare e pensare. Studio lingue e letterature inglese e cinese all'università di Napoli "L'Orientale".

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui