Silvestr Ščedrin mare

Silvestr Ščedrin (1791 – 1830) è oggi conosciuto come il più grande tra i paesaggisti russi. Venne educato sin dall’infanzia all’arte e alla bellezza da suo padre Feodosij, noto scultore del suo tempo, e da suo zio Semën Fëdorovic Ščedrin, insegnante di paesaggistica. Silvestr iniziò i suoi studi all’accademia a soli nove anni, ispirandosi continuamente alla pittura di Canaletto.


Terminato questo suo percorso, per l’eccellente livello raggiunto, ottenne una borsa di studio dallo Stato che comportava tre anni di soggiorno pagato in Italia, quel luogo di arte e poesia che da sempre lo affascinava e incuriosiva. Ma le vicende belliche del tempo gli impedirono il viaggio e il pittore restò a Pietroburgo fino al 1818, l’anno in cui iniziò il suo viaggio verso Venezia e Roma, dove poté apprezzare la prima accogliente atmosfera italiana e condivise la sua passione con artisti dal calibro di van Pitloo, Gigante, Palizzi e i loro allievi. Nel 1825 si trasferì a Napoli e fu amore a prima vista.

Girovagando tra Sorrento, Amalfi, Vico Equense, Capri, Pozzuoli e Ischia Silvestr Ščedrin ci regala una serie di opere che riescono a concentrare la meraviglia e la commozione che i suoi occhi sono riusciti a catturare ammirando la costa partenopea. Tra i luoghi ritratti, Sorrento e la città del Tasso sono quelli che gli sono rimasti di più nel cuore, vissuti come soggiorni talmente felici e sereni da indurre l’artista a tornare più volte in quella Terra delle Sirene che continuò a rivelarsi, per lui, inesauribile fonte di ispirazione.

Dopo la sua morte prematura fu sepolto proprio a Sorrento. Lo zar, infatti, appresa la sua scomparsa, inviò lo scultore Samuel Gal’ berg, affinché provvedesse all’allestimento del monumento funebre che gli fu eretto nella chiesa adiacente al Convento di San Vincenzo con una apposita scultura.
A seguito della conquista del Regno delle due Sicilie da parte dei Savoia, il convento fu acquisito al demanio e messo in vendita. Le spoglie dell’ artista russo furono trasferite allora nel cimitero monumentale e Ščedrin fu nominato cittadino sorrentino di adozione.

Ščedrin fu il primo pittore russo a lavorare dal vero, rintanandosi nel suo studio solo per l’ultimazione dei suoi quadri. Così è riuscito a realizzare il suo “Veduta di Mergellina e Marina Piccola a Capri del 1827”, riuscendo ad immettere l’anima delle onde e della schiuma del mare nella sua tela, incorniciandoli poi con la natura e l’elemento umano, persone che hanno la fortuna di vivere in quel paradiso terrestre. In questo periodo raggiunse la piena maturità artistica e le sue pennellate suggeriscono tridimensionalità grazie ai forti chiaroscuri dettati, nello specifico, dalla luce del sole che riflette sulle limpide acque del mare partenopeo.

«… non posso lasciare Napoli, è talmente bella…» leggiamo tra i suoi appunti, e avvertiamo tramite i suoi quadri, Silvestr Ščedrin ci suggerisce con ogni mezzo di aver vissuto Napoli così intensamente da averne compreso le luci, ma anche le ombre. Le varie rappresentazioni pittoriche luminose e accoglienti dei paesaggi del lungomare napoletano, di Amalfi, di Capri e di Sorrento sono lette anche tramite un forte lirismo che tramuta le linee dolci e le pennellate calde ed intense, in sfumature cupe ma al contempo placide. Il mare di notte cambia, diventa luogo di solitudine e di panismo, vero tormento o estremo accordo con la natura. Questo è il paesaggio di “Notte di luna a Napoli”, in cui la vera protagonista è proprio la luna, la cui fredda luce taglia e costruisce al contempo il paesaggio. Le nubi le fanno spazio, gli edifici le si aggrappano per non finire nell’oscurità e il mare l’accoglie per dar vita a tutte le sue meravigliose tonalità.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne e laureanda alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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