Peppa Pig e il caso della famiglia arcobaleno
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=Dmo256DBcP0

Sono passati quasi vent’anni dalla prima messa in onda di Peppa Pig, uno dei cartoni animati più amati dai bambini. Le storie della maialina rosa e della sua famiglia hanno sin da subito catturato l’attenzione dei più piccoli, e proprio a loro Peppa Pig ha voluto presentare una nuova compagna di giochi, l’orsacchiotta Penny Polar Bear. L’episodio, dal titolo “Families“, è però finito al centro di numerose polemiche. Se quella di Peppa Pig è una famiglia a cui tutti siamo abituati – composta dalla mamma, dal papà, e dal fratellino George – quella di Penny, infatti, è una famiglia arcobaleno. In un primo momento, la piccola orsacchiotta appare difatti intenta a disegnare due donne che, in seguito, presenterà come le sue due mamme. «Io vivo con la mia mamma e l’altra mia mamma. Una mamma fa il dottore, l’altra cucina spaghetti. E io adoro gli spaghetti».

Questa frase, molto probabilmente passata inosservata agli occhi dei bambini, ha invece suscitato sgomento tra coloro che l’hanno giudicata una propaganda all’omosessualità, aspetto che dovrebbe esulare dalle vite dei propri piccoli. «Lesbiche in Peppa Pig… i programmi per bambini non possono essere solo per i bambini?» E ancora: «Ricordiamo che è un cartone per bimbi piccoli, per loro esistono la mamma e il papà, non confondiamoli». Della stessa idea, il partito Fratelli d’Italia. Il responsabile della cultura e candidato per la Camera dei Deputati, Federico Mollicone, ha dichiarato inaccettabile una simile circostanza ed ha invitato la Rai, che acquista i diritti sulla serie di Peppa Pig in Italia, «a non trasmettere l’episodio su nessun canale o piattaforma web».

Tutto risale a qualche anno fa, al 2019, quando fu lanciata su un sito web statunitense una petizione online – che ha raccolto circa 24.000 firme – che chiedeva ai produttori di inserire una famiglia arcobaleno tra le immagini quotidiane della simpatica maialina rosa. Questo perché le diverse sfumature della vita, dell’essere e dell’amore non possono essere ignorate. Al contrario, vanno rappresentate ai più piccoli senza filtro alcuno. La mente del bambino non conosce pregiudizi, i suoi pensieri e le sue azioni derivano dagli insegnamenti ricevuti, dai comportamenti osservati. È per questo, quindi, che gli autori del cartone animato mandato in onda per la prima volta nel 2004 hanno voluto lanciare un messaggio attraverso la figura di Penny Polar Bear. Essere a conoscenza delle sfumature del mondo in cui viviamo è importante se si vuole educare il bambino, l’adulto di domani, al rispetto dell’altro.

«I miei figli hanno visto la prima coppia omosessuale su Peppa Pig e il mondo non è ancora finito». Come potrebbe difatti finire il mondo alla vista dell’amore? Perché l’insegnamento che si vuole e si deve trasmettere è proprio questo, che l’inclusione del prossimo non deriva dal suo orientamento sessuale, che l’amore conosce migliaia di sfumature e che ognuna di esse va rispettata. Solo rinnegando tale realtà, il mondo – in pasto all’odio e alla violenza – potrà finire.

Ma la pioggia di critiche non finisce qui. C’è chi, pur apprezzando l’iniziativa, ha voluto schierarsi contro un’invisibile teoria del gender: mentre una mamma rappresenta l’elevato status sociale del “dottore”, ruolo spesso ricoperto dalla figura del padre, l’altra che “cucina gli spaghetti” è relegata alla figura della donna casalinga. Un’osservazione, questa, che ha fatto storcere il naso a coloro i quali vorrebbero un futuro scevro da ruoli predefiniti su base biologica.

Sono temi, questi, di cui da tempo si discute e da cui non si può pensare di escludere i più piccoli. Sono realtà sempre più numerose, irrompono in quella che fino a poco tempo fa tutti pensavamo fosse la “normalità”. Normale, conforme alle norme. L’augurio di molti, dunque, è quello di ridurre l’amore ad un rigido schema fatto di regole. Ne deriva, in questo modo, un inevitabile rifiuto verso l’esterno, rifiuto che si ripercuoterà sul benessere psico-fisico e sulla sfera legale e socio-culturale di noi tutti, in particolar modo di chi vive una vita giudicata “fuori dagli schemi, fuori dal normale”.

Recente è il caso di un bambino nato a Parigi mediante procreazione assistita da una coppia omosessuale italo-francese, e registrato all’anagrafe di Roma come figlio della sola mamma biologica. Se, quindi, nella realtà dei fatti il piccolo ha due genitori che si dedicheranno alla sua crescita e al suo sostentamento, per la legge italiana manca una figura genitoriale, quella maschile. Questa famiglia, come tutte le famiglie arcobaleno presenti in Italia, viene quindi privata non solo del riconoscimento giuridico e legale, bensì anche del riconoscimento e supporto sociale. Nasce per questo nel 2005, con sede a Milano, l’Associazione “Famiglie Arcobaleno” che vuol farsi portavoce di un cambiamento in primis culturale, cui seguirebbe quello politico, e che al tempo stesso si offre come luogo di accoglienza, sostegno ed ascolto per le coppie di genitori omosessuali.

Solo qualche giorno fa Luca Trapanese, papà single ed omosessuale di una bambina con la sindrome di down di nome Alba, invitava a cena la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, così da mostrarle l’amore che da cinque anni circonda la piccola Alba, abbandonata dai suoi genitori biologici quando aveva solo pochi giorni di vita e rifiutata da molteplici coppie eterosessuali a causa della sua disabilità. Eterosessualità non è sinonimo di buona genitorialità, come l’omosessualità non rende incapaci d’amore ed educare. Luca e Alba ne sono un esempio, eppure la Meloni rimane ferma sulla sua posizione affermando come «per un bambino essere cresciuto e amato da un papà e una mamma è meglio che esserlo da uno solo dei 2. Non conosco nessuno che rinuncerebbe a uno dei propri genitori.» Forse però, cara Giorgia Meloni, dimentichi che a volte quel che conta è la qualità del rapporto, non la quantità delle figure che ci circondano. Una mamma ed un papà incapaci di prendersi cura del proprio figlio – e di casi di cronaca simili i giornali sono, nostro malgrado, saturi – non saranno mai la scelta di un bambino che, dall’altro lato della strada, ha trovato una persona in grado di amare, sia essa sola ed omosessuale.

Aurora Molinari

5 x mille Survival
Pugliese, classe 1997. Da bambina sognavo di diventare una giornalista, o magari una scrittrice. Oggi sono invece un'educatrice, specializzata nel disagio sociale, con la passione per la scrittura. E non solo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui