Ddl Zan, sulla legge contro l'omotransfobia c'è l'incognita Senato
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Mesi di discussioni e rinvii ma alla fine il voto c’è stato. La Camera ha approvato, con votazione segreta, la legge per contrastare l’omotransfobia, la misoginia e le violenze contro le persone disabili: 265 sì, 193 no e un solo astenuto. Tante le rimostranze prima del voto. Lega e Fratelli d’Italia, imbavagliati, hanno mostrato il proprio dissenso intonando un grido: “libertà”. Scroscianti, invece, gli applausi tra i banchi della maggioranza dopo l’esito delle votazioni. Il ddl, che prende il nome dal relatore Alessandro Zan (PD), deve essere votato adesso in Senato: è lì che si gioca la vera partita.

Cosa prevede il Ddl Zan

Una legge per punire i reati legati all’omofobia esisteva già nel nostro ordinamento. Il ddl Zan va ad integrarla: ad essere modificata è la legge Mancino del 1993. Modifiche anche per l’articolo 604 bis e ter del codice penale. Non solo atti di odio per le motivazioni razziale, etnico e religioso: adesso ad essere puniti dalla stessa disciplina saranno i reati di odio dettate da discriminazione su sesso, orientamento sessuale e identità di genere. Di queste fattispecie si da precisa definizione nel testo del ddl Zan: si interviene per gli atti discriminatori compiuti ma anche attraverso politiche preventive. Tra i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, punibili con la detenzione, anche gli atti di violenza o incitamento alla violenza e alla discriminazione rientrano i casi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Insomma, nel ddl Zan non saranno puniti soltanto coloro che commettono il fatto ma anche coloro che istigano a farlo.

Le misure adottate per i reati di omofobia sono comparabili agli altri reati di discriminazione, e prevedono dunque anche la reclusione.  Alle vittime di discriminazione, inoltre, è garantita la protezione nel corso del processo.  La legge istituisce una giornata nazionale contro l‘omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia: il 17 maggio. Per contrastare discriminazioni e favorire la cultura del rispetto, sono previste iniziative nelle scuole di in ogni ordine e grado. Nascono poi centri di supporto ad hoc contro le discriminazioni: lo scopo è offrire sostegno sia legale sia psicologico alle vittime.  Pluralismo e libertà di pensiero sono garantiti, purché questi non sfocino in violenza e intolleranza. Si legge nel testo del ddl Zan: «Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti».

Le reazioni (prevedibili) dopo il voto: a colpi di social e non solo

«Bene! La Camera approva la legge per contrastare #omotransfobia, #misoginia e #abilismo. Quando c’è da fermare violenza e odio il @pdnetwork combatte, sempre. Ora presto approvazione al Senato, per un’Italia più umana e civile». Scrive entusiasta il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti dal suo profilo Twitter. Opposta la reazione di Fratelli d’Italia per cui la legge viola la libertà di parola ma non solo. «Mentre la scuola è nel caos, mancano i professori e i docenti di sostegno, gli spazi sono insufficienti, la didattica a distanza è un disastro, cosa fa la maggioranza nel Palazzo? Parla di temi surreali e oggi con il ddl Zan istituisce addirittura la Giornata dell’indottrinamento gender, anche alle elementari». All’esponente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, attraverso queste parole su Facebook, critica aspramente il ddl Zan. Non è sola: il deputato Fdi Gaetano Galvagno ha presentato all’Assemblea Regionale Siciliana una mozione di sfiducia contro la legge: trattasi di una legge liberticida e di un testo inutile nella situazione d’emergenza che vive il Paese, secondo il dibattito, questo si surreale, della destra italiana.

Le reazioni dopo l’approvazione, così come i malumori che hanno accompagnato l’iter, non solo soltanto partitiche. Si tratta di una partita giocata su valori e cultura che vede protagonista l’intera società. Le associazioni cattoliche criticano duramente la legge intravedendone improbabili derive liberticide. Le associazioni lgbt+ sperano di assistere alla traduzione in diritto di un’attesa lunga vent’anni.

L’Italia colma le distanze e va verso il Senato

Il riconoscimento di incitamento all’odio e alla violenza come reato nel ddl Zan parte dalla vastità del fenomeno e dal vissuto quotidiano delle persone che vivono la discriminazione sulla propria pelle. Il problema c’è ed esiste: si tratta di agire. Ci sono voluti mesi di discussioni e rinvii, alla fine qualcosa si è mosso. L’Italia è adesso più vicina ad altri paesi europei nella legiferazione in materia di omotransfobia.

Ha esultato, naturalmente, Arcigay: «Una prima vittoria dopo 40 anni di battaglie». Ma l’iter non è finito: adesso manca la palla passa al Senato, con numeri ben più risicati per la maggioranza, nel quale si assisterà senz’altro ad una durissima battaglia politica. Sarà un voto fondamentale perché deciderà l’esito del ddl Zan. L’obiettivo è evitare che vengano apportate modifiche perché in questo caso la legge verrebbe ritraghettata alla Camera, nel ping pong del bicameralismo perfetto. Il rischio che si corre presenta due possibili esiti: che tutto il lavoro fatto venga mandato in fumo. È una possibilità concreta. Oppure che venga compiuto appieno il primo passo verso un cambiamento per abbattere muri costruiti su violenza e  pregiudizi piuttosto che sui diritti e sulla libertà. «Sappiamo – scrive Arcigay in una nota – che non sarà un passaggio senza difficoltà: tuttavia siamo fiduciosi, perché nella Camera alta sappiamo esserci eletti ed elette in grado di portare avanti con vigore e determinazione questa battaglia, fino all’approvazione finale».

Alba Dalù

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