Maria Paola Gaglione Ciro Migliore
Maria Paola Gaglione. Fonte immagine: Dire.it

Quello che è accaduto a Maria Paola Gaglione e Ciro Migliore è l’ennesima vicenda nella quale si manifestano, con la più brutale delle azioni, i meccanismi di violenza, sopraffazione ed intolleranza che persistono nella nostra società. Continuano a compiersi atti di odio contro tutto ciò che è diverso e non conforme alle convenzioni sociali. Continuano ad uscire dall’armadio scheletri di una società patriarcale e selettiva che causano dolore e morte. Tutto questo col lasciapassare dell’assenza di leggi adeguate che condannino tali comportamenti.

La tragedia si è consumata nella notte tra l’11 e il 12 settembre a Caivano, in provincia di Napoli. In particolare Antonio Gaglione, fratello di Maria Paola, ha speronato più volte lo scooter su cui viaggiavano la ragazza e il fidanzato transgender Ciro. Il mezzo si è rovesciato, causando la morte sul colpo della giovane. Gaglione, una volta tamponato il mezzo, si è scagliato contro Ciro senza curarsi della sorella, ormai a terra senza vita. Egli non sopportava la relazione di Maria Paola con un ragazzo transgender e col suo gesto – testuali parole – voleva «darle una lezione, non ucciderla».

Attualmente Ciro Migliore è ricoverato nell’ospedale “Villa dei Fiori” di Acerra, e per fortuna non ha riportato lesioni gravi. Il dolore ben più forte, dovuto alla perdita di Maria Paola, lo ha affidato ad un accorato post su Instagram nel quale ha ricordato il loro anniversario: «…dopo 3 anni ti stavo vivendo ma la vita mi ha tolto l’amore mio più grande».

La morte di Maria Paola Gaglione: l’ennesimo femminicidio

Ciò che ha spinto Antonio Gaglione a “dare una lezione” alla sorella Maria Paola trova spiegazione nei meccanismi perversi della società patriarcale, in particolare nella non ancora sradicata convinzione che una donna non sia in grado di prendere decisioni autonome, di scegliere cosa sia giusto per se stessa. Da qui scaturisce la necessità dell’intervento dell’uomo, non importa se con mezzi leciti o illeciti, che la guidi e la corregga, per evitare che tenga comportamenti inappropriati e che prenda decisioni sbagliate.

La condotta inappropriata di Maria Paola Gaglione è stata quella di legarsi a Ciro, di amare un ragazzo transgender. E infatti dietro il comportamento efferato di Antonio Gaglione si cela anche la transfobia, l’assurda convinzione che la sorella sia stata “infettata” da un amore contro natura. L’incapacità di accettare questa relazione è costata la vita alla giovane Maria Paola Gaglione. L’agghiacciante episodio rivela quanto meccanismi sociali stantii ed inammissibili per una società moderna perdurino, continuando a mietere vittime.

Alla tragica vicenda si aggiunge una narrazione dei fatti inappropriata

Diverse testate nazionali hanno descritto la vicenda e i suoi protagonisti con parole quali “…una ragazza che da qualche tempo si faceva chiamare Ciro”; hanno alluso al cambio di sesso di Ciro Migliore chiamandolo “Cira”; hanno definito il rapporto tra i due ragazzi una “relazione gay”. Dando prova di una totale inadeguatezza nel trattare argomenti così delicati.

Sfoggiare un linguaggio inappropriato per la narrazione della vicenda è una mancanza di rispetto che si aggiunge alla tragedia. L’uso improprio dei pronomi e del genere e le definizioni approssimative per definire la relazione di Maria Paola e Ciro denunciano come ancora oggi risulti complicato interfacciarsi con la transessualità. Non si tratta di una questione puramente grammaticale: utilizzare un linguaggio adeguato è doveroso, parlare di una persona declinando i pronomi e le parole nel modo giusto, permettendo all’individuo di riconoscersi e autoidentificarsi, è il minimo. Un lessico inopportuno è un modo diverso per favorire quegli stessi meccanismi che legittimano violenza e sopraffazione, solo declinati in maniera più subdola.

Inoltre bisogna notare la tendenza a narrare i fatti cadendo sempre in quel binarismo etero-normativo: permane l’attitudine a ragionare usando principi obsoleti e ad ignorare la distinzione tra identità di genere e orientamento sessuale. Ciò denuncia l’ignoranza e la conseguente, incalzante necessità di diffondere conoscenze in relazione a queste tematiche.

Una legge contro l’omotransfobia è ormai improrogabile

Con una triste consapevolezza tocca accettare che c’è fin troppo da fare; ma l’approvazione di una legge contro l’omotransfobia potrebbe essere un buon inizio. Il deputato del PD Alessandro Zan, promotore della proposta normativa in attesa di discussione in parlamento, circa la vicenda di Maria Paola Gaglione e Ciro Migliore ha dichiarato:
«Ecco in Italia come si muore di transfobia e misoginia. Questo è il risultato dell’arretratezza culturale e della mancanza di norme contro odio e violenze a sfondo omotransfobico. Non si può più stare fermi ad attendere l’ennesimo caso, l’ennesima discriminazione, l’ennesimo omicidio».

Nonostante l’opposizione della destra sulla proposta di legge – nota è la posizione di Salvini che qualche mese fa aveva suggerito, ironizzando, una legge contro l'”eterofobia” – ora più che mai diventa necessario introdurre una disciplina che condanni queste condotte per evitare, citando le parole di Zan, l’ulteriore e tragico ennesimo caso.

Giuseppina Pirozzi

Giuseppina Pirozzi
Se potessi, scriverei per sempre senza fermarmi neanche un istante. Ogni momento è perduto nel fluire continuo e incessante dell’esistenza, se non è cristallizzato dall’inchiostro alleato sul quel foglio innocente che accoglie le speranze e i sogni mancati, ed io forse ho perso un bel po’ di cose da quando son nata, ma la penna è la mia spada e il foglio è il mio scudo, insieme le mie battaglie le abbiam vinte tutte. Mi chiamo Giusy e ho 21 anni, amo la letteratura, la poesia, la primavera e i sorrisi degli sconosciuti che ti colorano le giornate un po’ grigie.

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