Scuola d'estate, ti credevo felice così...ma forse sbagliavo !

L’emergenza sanitaria ha inevitabilmente accentuato le problematiche preesistenti, ha evidenziato le diseguaglianze e accresciuto le fragilità del settore scolastico. Per questo motivo, dopo mesi di proteste da parte di genitori e di alunni per la mancata riapertura delle scuole e le numerose difficoltà nel programmare l’anno scolastico in didattica a distanza, è stato varato dal governo un piano da 510 milioni di euro che rappresenta una risposta alle difficoltà che gli studenti hanno incontrato in questo anno di pandemia. Su iniziativa del ministro Patrizio Bianchi, il ministero dell’Istruzione ha pubblicato una circolare che prevede l’apertura delle scuole durante il periodo estivo che va da giugno a settembre. Tale programma ha stabilito che gli istituti scolastici potranno presentare il proprio progetto attraverso il quale si intende realizzare interventi strategici volti non solo al potenziamento degli apprendimenti, ma anche a promuovere iniziative per l’aggregazione, la socialità e la vita di gruppo delle studentesse e degli studenti, nel rispetto delle norme sulle vigenti misure di sicurezza per contrastare il Covid. La data di scadenza entro cui sarà possibile fare domanda è prevista entro il 21 maggio 2021.

Questo programma di accompagnamento, come dichiara il comunicato del Miur, vuole essere “un ponte per il nuovo inizio”, ovvero si assume il preciso incarico di costruire un ponte verso il prossimo anno scolastico attraverso un’offerta formativa, che intende comunque avvalersi e valorizzare maggiormente le buone pratiche e le esperienze innovative nate proprio durante l’emergenza. Questo progetto non sarà caratterizzato dalle tradizionali lezioni cui siamo abituati a pensare. Il programma per la scuola aperta d’estate vuole innanzitutto consentire a studenti e studentesse di recuperare la socialità trascurata dalle misure per contrastare la pandemia, attraverso lezioni all’aperto e attività in luoghi alternativi come cinema, musei e teatri. Le attività saranno infatti complementari e integrate con quelle organizzate dagli enti locali, in modo da promuovere insieme al tessuto sociale dei patti educativi che coinvolgano anche la comunità territoriale.

Nello specifico, il piano del ministro Bianchi per la scuola aperta d’estate si basa sul seguente programma suddiviso in tre fasi: la prima fase inizia a giugno e si basa sul potenziamento degli apprendimenti attraverso attività laboratoriali, scuola all’aperto, studio di gruppo, da effettuare anche sul territorio, con collaborazioni esterne o con il terzo settore; la seconda fase, invece, riguarda i mesi di luglio e agosto per il recupero della socialità durante la quale proseguiranno le attività di potenziamento degli apprendimenti che saranno affiancate più intensamente da attività di aggregazione e socializzazione, che potranno essere svolte anche in spazi all’aperto delle stesse scuole o del territorio; infine la terza fase è prevista da settembre fino all’avvio delle lezioni del nuovo anno scolastico, ed è dedicata all’accoglienza durante la quale proseguiranno le attività di potenziamento delle competenze e di accompagnamento di studentesse e studenti al nuovo anno scolastico.

Le scuole resteranno aperte grazie agli insegnanti volontari che avranno un pagamento aggiuntivo rispetto allo stipendio ordinario e anche la partecipazione degli studenti sarà su base volontaria. Tuttavia, le scuole aperte a partire dalla fine delle lezioni tradizionali sembrano non riscontrare il favore degli studenti, ma nemmeno quello dei docenti e dei genitori. Secondo tre diversi sondaggi,  il 70% delle scuole non intende aderire, mentre 8 studenti su 10 non parteciperanno al progetto.  Anche tra i genitori non sembra esserci un interesse altissimo: solo il 23.3%, ovvero uno su quattro, sembrerebbe orientato a far frequentare le attività estive organizzate nelle scuole. Il punto è che il piano richiede un grosso coinvolgimento di presidi, di insegnanti, e anche di collaboratori scolastici, che dovrebbero essere impegnati molto più a lungo e in maniera continuativa rispetto a quanto avviene normalmente. Quello stesso personale scolastico che è stato estremamente provato da un anno scolastico terribilmente faticoso.

Questo programma che prevede le scuole aperte d’estate sembra quindi essere una idea valida ma avulsa dal contesto, ovvero rispetto al lavoro degli insegnanti e degli studenti. È un’idea essenzialmente tardiva, rispetto ad un anno scolastico infinito, eterno e pieno di cambiamenti ai quali si sta ancora facendo fatica ad abituare. Pertanto,  questa adesione a questo progetto su base volontaria, per il momento sta riscuotendo poco successo. Mai come quest’anno infatti l’estate rappresenta un traguardo che viene visto a tutti gli effetti come una panacea rispetto ad uno degli anni scolastici più provanti dal punto di vista mentale e fisico per tutti, tanto per gli studenti quanto per i professori. Di per sé la scuola costituisce da sempre un impegno che comporta fatica e sacrifici non solamente da parte degli studenti e delle studentesse, ma anche ti tutto il personale scolastico. Se poi a questo si aggiungono tutte le restrizioni su qualsiasi tipo di attività ricreativa extrascolastica, che è una delle poche, se non effettivamente l’unica, valvola di sfogo per le persone, si capisce almeno in parte la preventiva bocciatura di questo progetto.

Se inoltre si considera che non c’è stato alcun serio potenziamento dei trasporti pubblici, la questione diventa estremamente problematica. Grande scetticismo infatti è trapelato dal Presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, che ha affermato che «è inutile nascondersi dietro velleità ottimistiche. Dico che la speranza c’è ed è possibile, ma non mi sembra probabile» la possibilità che tutte le classi rientrino al 100% a scuola entro la fine dell’anno scolastico. Giannelli di fatto ha ricordato che «bisogna compiere delle azioni esterne alla scuola. Le scuole sono sicure all’interno, ma lo stesso Presidente Draghi ha più volte ribadito che i problemi riguardano l’indotto, come per esempio i mezzi di trasporto pubblici, o la difficoltà del mettere su un vero e proprio piano di screening massivo, di cui si è tanto parlato ma che non riesce a partire». Per questi diversi motivi, perciò, tale programma che prevede le scuole aperte d’estate sembra essere tutto in salita, se non addirittura sembra morire definitivamente ancor prima nascere.

Gabriele Caruso

Greenpeace

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