Venerdì 4 settembre è andata in scena la 5° edizione della Vegan Chalk Challenge. In diverse città del globo, numerosi attivisti vegani hanno accettato la sfida e si sono armati di gesso colorato per comunicare, tassativamente attraverso slogan di ogni genere e graffiti correlati, la necessità di uno stile di vita vegano. Un’azione tanto inaspettata quanto creativa, che ha attirato l’attenzione di molte persone e coinvolto anche i più piccoli. L’arte del gesso, infatti, ha talmente entusiasmato i bambini che essi sono riusciti a far fermare i loro genitori, sia per consentirgli di guardare, che per permettergli di partecipare. Ragion per cui, tale pratica si è rivelata essere estremamente concreta ed efficace nel promuovere la causa antispecista.

La pratica del “Chalktivism” è nata nel 2015 grazie a James DeAlto, un vegano della North Carolina che non sapeva come condividere la propria visione del mondo antispecista e renderla quanto più collettiva possibile. Tutto inizia infatti casualmente, quando a DeAlto viene l’idea di scrivere dei messaggi con il gesso durante una consueta passeggiata al parco con i suoi cani. Postate, in seguito, le foto sui social media, egli ricevette risposte positive e grande entusiasmo intorno a tale iniziativa. Così, decise di dare vita alla prima Vegan Chalk Challenge, evento al quale presero parte circa 1.200 vegani da tutto il mondo.

Poi, con il passare delle edizioni, la pratica del Chalktivism è diventata sempre più globale grazie alla comunità vegana e si sta, oramai, diffondendo anche in Italia. Ogni anno, sempre più attivisti vegani di varie città accettano e si cimentano in questa divertente e particolare sfida a colpi di gesso. Tuttavia, se per alcune città la realizzazione di quest’evento non è più una novità, per altre come Napoli, invece, è la prima volta. In essa, infatti, il Vegan Chalk Challenge ha celebrato il suo esordio in quel di Piazza Plebiscito, per merito delle attiviste e degli attivisti di Napoli Animal SaveNapoli Animal Save è un gruppo locale, che fa parte dell’organizzazione internazionale Animal Save Movement. Nata nel 2010 a Toronto, in Canada, tale organizzazione antispecista realizza, in modo spontaneo e gratuito, molteplici iniziative e attività finalizzate alla tutela dei diritti degli animali e alla salvaguardia dell’ambiente.

Numerose sono state le risposte positive a questa innovativa arte cittadina. Innanzitutto, l’utilizzo del Chalktivism ha permesso alle e agli attivisti di comunicare, in modo semplice ma estremamente efficace, che tutti gli animali meritano considerazione e rispetto morale. Questa pratica, infatti, consente un tipo di comunicazione calma e gentile, atta a evitare che le persone coinvolte assumano, sulla base dei loro preconcetti, delle posizioni difensive riguardo l’argomento. L’utilizzo del Chalktivism per la Vegan Chalk Challenge, dunque, è servito per sensibilizzare le persone, senza generare resistenza verso il messaggio vegano.

In secondo luogo, la comunità vegana è riuscita a trasformare lo spazio pubblico in un perfetto luogo di aggregazione. Oggigiorno, sempre più spesso, si assegna allo spazio urbano un’unica funzione, ovvero quella che va sotto l’etichetta di decoro. In questo modo, numerosi strati di popolazione vengono letteralmente esclusi dalla sua fruizione, poiché le loro pratiche non rientrano in tale concetto. La Vegan Chalk Challenge, al contrario, ha dato la possibilità alle persone di vivere alcuni di questi spazi, fino a farli diventare cuore pulsante di emozioni positive e di nuove relazioni sociali. L’attivismo vegano, così, dimostra che il rafforzamento della propria visione del mondo passa anche dalla riappropriazione collettiva della città, e alla conseguente riprogettazione dei suoi spazi. Una riprogettazione che punti al benessere degli individui, mediante pratiche che li rendano partecipi e li facciano sentire protagonisti del proprio abitare.

Alla fine, dunque, queste piccole e momentanee opere artistiche si sono rivelate essere un importante mezzo per iniziare a costruire una nuova comunità, consapevole delle proprie scelte alimentari e, più in generale, del proprio rapporto con gli animali. Come sostenuto da James DeAlto: «We’re planting seeds and creating repeated exposure to the same message in a variety of ways. When the public sees our messages over and over, they’ll be reminded that veganism is a “thing.”  They’ll get curious. In time, stories of how our collective efforts influenced individuals to change will come back to us.  Then we’ll have even more to celebrate». [1]

Vegan Chalk Challenge

Gabriele Caruso

Fonti:
[1] Articolo “The Vegan Chalk Challenge” di Kim Willis (11/19/2016), www.veganfoodandliving.com

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