Il giorno dopo una finale è sempre costellato di “se” e “ma”, si parla di cosa bisognava fare e degli errori che non si dovevano commettere, quando si sta dal lato dei perdenti, mordendosi le mani per il dispiacere di non aver vinto quell’unica partita che tutti vorrebbero giocare. Bisogna, però, fare tutte le raccomandazioni e considerare tutte le eccezioni del caso, prima di esprimere la propria opinione, perché pensare all’Italia come la squadra perdente è quanto di più sbagliato si possa fare.

Il cammino delle azzurre verso Yokohama è stato pressoché perfetto, con le prime due fasi a gironi superate con solo 4 set persi e la voce 0 nella casella sconfitte, affrontando anche avversarie del calibro di CinaStati Uniti, uniche squadre insieme alla Russia a strappare all’Italia dei set all’inizio della competizione. L’unica sconfitta per le ragazze di Mazzanti è arrivata nella terza fase a gironi, contro quella Serbia che pur non avendo brillato nella seconda fase, è arrivata in finale da assoluta favorita dopo aver restituito ai Paesi Bassi il 3-0 della fase due, liquidandole in semifinale con un 3-1 più che convincente. Le azzurre hanno invece dovuto sudare la finale al tie-break, superando prima il Giappone nella fase tre, in una partita che ha visto le padroni di casa forzare le azzurre al quinto set ed una straordinaria Egonu da 34/58 in schiacciata, poi in semifinale per la terza volta contro la Cina, che questa volta ha costretto l’Italia al tie-break ed Egonu agli straordinari per rispondere ai 26 punti di Zhu. Una prestazione da 45 punti che valeva da sola il prezzo del biglietto e che ha oscurato anche le grandi prove di Sylla (23 punti) e del nostro libero Moki De Gennaro.

Egonu in azione contro la Cina

La finale della Yokohama Arena ha però visto le azzurre uscire sconfitte per mano delle serbe, al loro primo titolo mondiale, ed il 2-1 di vantaggio che le ragazze di Mazzanti erano riuscite a strappare alle serbe ha lasciato un retrogusto più che amaro, ma che non deve avere il sapore di un fallimento. L’Italia veniva da un quinto posto molto amaro del mondiale casalingo, ma con un gruppo totalmente rinnovato e le sole De Gennaro e Chirichella (capitana della squadra a 24 anni) come superstiti ed il ritorno di Lucia Bosetti, che aveva saltato lo scorso mondiale per infortunio.

Tijana Bošković, MVP della competizione

Un gruppo giovanissimo che ha visto brillare la classe ’96 Ofelia Malinov, autrice di qualche scelta certamente discutibile in fase di palleggio nel quarto set ma anche di una competizione straordinaria che le è valsa il premio di miglio palleggiatrice, Miriam Sylla, eletta miglior schiacciatrice della competizione, e soprattutto la straordinaria Paola Egonu. L’opposto della AGIL Volley ha confermato le ottime sensazioni della Montreux Volley Masters di settembre, dove era stata eletta MVP, venendo eletta miglior opposto della competizione e miglior marcatrice con i suoi 324 punti, unica giocatrice a rompere il muro dei 300 punti, e con i suoi 19 anni si candida ad essere protagonista a lungo nella nostra Nazionale, magari già in vista dell’Europeo del 2019. Ma Paola Egonu non è solo il simbolo della nuova Italia del Volley, ma anche di quell’integrazione che negli ultimi tempi viene tanto criticata sia sul piano politico che sociale. Una ragazza nata in Italia da genitori stranieri, che diventa l’immagine di copertina della nostra Nazionale, è un messaggio stupendo sia per lo sport che per un paese che spesso incentra il dibattito pubblico su argomenti in merito ai quali non bisognerebbe avere nemmeno un dubbio.

E poco importa se il mondiale delle azzurre si è concluso con una medaglia d’argento, o che la Bošković continui a prendere qualunque titolo MVP di ogni competizione a cui partecipa. Il futuro dell’Italia sembra finalmente brillare di una luce nuova, anche senza le straordinarie mani di Lo BiancoDel CorePiccinini e senza Valentina Diouf, fermamente convinta di non voler giocare più in Nazionale. L’Europeo del 2019 deve essere un obiettivo per queste azzurre giovani e terribili, che hanno fatto innamorare l’intera Italia, e che sono riuscite (speriamo) a far scrollare dai pregiudizi della gente quell’idea che lo sport femminile possa essere solo una semplice nicchia e non un qualcosa per cui appassionarsi, fino all’ultimo punto.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: eurosport.com

 

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