Petroliera Sanchi, nel Mar della Cina l'ennesimo disastro ambientale

L’acqua e l’aria, i due fluidi essenziali da cui dipende tutta la vita, sono diventati bidoni della spazzatura a livello mondiale.” affermò il noto esploratore, oceanografo e regista francese Jacques-Yves Cousteau. Come dargli torto assistendo all’ultima delle ormai troppe catastrofi oceaniche avvenuta pochi giorni fa nel Mar della Cina, a 160 miglia da Shanghai.

Il 6 gennaio scorso la petroliera iraniana Sanchi con a bordo 136.000 tonnellate di petrolio ultraleggero conosciuto come condensato è entrata in collisione con il mercantile Crystal proveniente da Hong Kong. Da quel giorno la petroliera, su cui hanno perso la vita i 32 membri dell’equipaggio, è rimasta alla deriva in balia delle fiamme per più di una settimana, fino al 14 gennaio, giorno in cui è colata a picco. Nonostante i numerosi sforzi da parte del Governo cinese, atti a limitare i danni, il greggio fuoriuscito ha ormai coperto un’area che supera i 300 chilometri quadrati.

Ghislane Llewellyn, vicedirettrice della Ocean Practice del Wwf ha detto a riguardo: “Un nuovo disastro ambientale si sta verificando: la petroliera Sanchi sta perdendo il suo carico, tossico per i mammiferi marini, i pesci, le tartarughe e gli uccelli marini. Il Mar Giallo è uno degli ambienti marini più ricchi e produttivi del pianeta ed è caratterizzato da un fondale relativamente poco profondo e quindi molto vulnerabile allo sversamento prodotto da questo disastro”. Ma le cattive notizie non finiscono qui poiché, come sottolinea la Llewellyn “…quella in cui la petroliera è affondata è una zona estremamente complessa, caratterizzata da forti correnti e non c’è modo di prevedere dove potrebbe dirigersi l’enorme chiazza tossica formatasi“. Si tratta quindi, ancora una volta, di una corsa contro il tempo.

Come accennato prima la Sanchi trasportava una varietà di petroli ultraleggeri condensari di alta qualità derivati dall’estrazione di gas naturali. Il petrolio è inodore e molto spesso incolore, altamente infiammabile, esplosivo e tossico sia per gli umani che per l’ecosistema marino. Inoltre è una sostanza volatile e molto più solubile rispetto al greggio nero e per questo tende a miscelarsi facilmente con l’acqua ed è quindi difficile da individuare e da raccogliere. Il condensato viene usato principalmente per la produzione di plastiche o, dopo essere stato raffinato, per produrre carburanti per auto e aerei.

Quali sono i rischi ambientali collegati a questo disastro? Secondo il rapporto di Greenpeace l’area interessata rappresenta un importante terreno di svernamento per molti pesci commestibili quali il pesce sciabola, il granchio blu e lo sgombro. Inoltre la stessa area si trova sul percorso migratorio di molti mammiferi marini, come ad esempio la
megattera, la balena franca e la balena grigia. Richard Steiner, esperto del settore e della gestione delle emergenze, afferma che: “Se la fase tossica può durare solo pochi mesi, i danni alla fauna potrebbero invece persistere molto più a lungo“.

Dato che l’area rappresenta un’importante zona di pesca, vien da sé che i pesci che la popolano assimileranno le sostante tossiche riversate nel mare. Successivamente essi verranno pescati e venduti, cosa che permetterà al condensato di entrare nella catena alimentare.

Questo è solo uno dei tanti disastri ambientali legati al petrolio: nel 1978 la super petroliera liberiana si incagliò al largo delle coste francesi e da essa fuoriuscirono 223.000 tonnellate di greggio, nel 1991 la nave cisterna cipriota Amoco Haven affondò nel Golfo di Genova, nel 1979 dal pozzo Ixtoc I della Pemex (compagnia petrolifera messicana) per 10 mesi si originò una perdita di circa 3 milioni di barili di petrolio nel Golfo de Campeche in Messico e nel 2010 sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, situata anch’essa nel Golfo del Messico, morirono 11 lavoratori.

E’ proprio vero che la storia insegna che la storia non insegna nulla. Franklin Delano Roosevelt, 32° presidente degli Stati Uniti d’America, affermava: “La nazione che distrugge il proprio suolo distrugge se stessa“. Continuando a usufruire dei combustibili fossili stiamo distruggendo interi ecosistemi, condannando le generazioni che verranno a un futuro tutt’altro che roseo.

Marco Pisano

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui