Dall'inferno, Giorgio Manganelli

«Dall’inferno» di Giorgio Manganelli è una giostra infernale, una favola nera in cui si inseguono, anche freneticamente, visioni e orrori di ogni tipo. La narrazione è nuda e cruda, il simbolismo e la metafora giocano da padroni e il lettore è chiamato a scardinare il testo, il gioco labirintico che Manganelli mette in scena, in poche, ma dense pagine. In «Dall’inferno» creatività vulcanica, ci sono momenti di sincera meraviglia e altri di altrettanto sincero disgusto, un continuo elevarsi e affossarsi tanto del viaggio nel narratore, quanto dello stile, che segue sempre coerentemente ciò che abbiamo di volta in volta di fronte.

«Dall’inferno»

L’incipit de «Dall’inferno»: «Secondo ragione, dovrei ritenere d’essere morto; e tuttavia non ho memoria di quella lacinante decomposizione, l’opaca decadenza corporale, né delle smanie interiori, terrori e speranza, che dicono accompagnino il percorso verso la morte; ma sì rammento una tal quale aridità e del corpo e della mente; una neghittosità taciturna, un continuato distogliermi da pensieri gravi, per indugiare su immagini tra povere e sordide, quasi giocherellassi con le sfrangiate nappe dei miei terrori. Una pigrizia fonda, e la tenace riluttanza ad una persistita esistenza in luoghi sempre più estranei. Ma non dolore del corpo, né rammento gesti violenti [….] sono forse morto per estenuazione, per un cedimento dell’anima, o una dissolta alleanza nella mia compagine carnale».

Il protagonista de «Dall’inferno» è un Soggetto senza identità, che si trova immerso in un luogo estremo per definizione: in un inferno o meglio in un aldilà dai tratti sfuggenti e contraddittori, un universo dal «tepore malato e torbido» ove un frastornante alternarsi di tenebre assolute e di luci gelide da sala operatoria riveste il laborioso, incessante trasmutarsi di città inospitali e di spazi indecrittabili. Nell’incipit del testo sta cercando di capire dove si trova, è incuriosito, ma allo stesso angosciato, dalla supposizione di essere morto per «estenuazione» o «per un cedimento dell’anima».

Ad affrontare il viaggio nell’abisso infernale non sarà solo: a guidarlo non ci sarà Virgilio, né tantomeno Beatrice, ma un mostruoso cerretano che possiede in corpore una bambola-parassita. Nelle sue peregrinazioni il Soggetto senza identità de «Dall’inferno» si imbatte non già in dannati afflitti da pene esemplari, ma in creature ibride, sottocreature o brandelli di creature prigioniere di un’oscura metafisica. Sembrano fantocci smembrati il cui sguardo esprime un «orrore afono» o «minuti esseri» – dalla forma di nasi, orecchie, testicoli, labbra, piedi – che fuggono «come insetti per ogni dove». Il cammino di snoda quindi in un’Ade immaginario, privo di fisiognomica.

“Dall’inferno” è tra i libri più audaci di Giorgio Manganelli. Un incrocio di accadimenti, incontri e dialoghi di un Soggetto narrante in perenne metamorfosi, che nulla sa del luogo incerto che lo accoglie e insieme lo compenetra, cercando impossibili risposte. Con una lingua potente, cangiante e mutevole, ricca di metafore e tratti ironici, Manganelli riporta sulla carta una sorta di Alice nel paese delle meraviglie in un continuo mutamento di forme e dimensioni. Rivolgendo al Soggetto de «Dall’inferno» Giorgio Manganelli scrive: “Avrai davanti a te qualcosa che potrei chiamare ombre; forme malformate di esseri che forse giudicherai irritanti, inquietanti, disperanti. Non animali, frammento di animali; organi, luoghi di carne; luoghi di anima; nebbie di luce; schegge di tenebre; sassi dotati di piedi; principi della chiesa del deserto; reggitori di oasi; anfesibene; lettere dell’alfabeto”.

Giorgio Manganelli, chi è l’autore

Giorgio Manganelli autore de «Dall’inferno» nasce a Milano nel 1922, e muore a Roma nel 1990. Si laurea in Scienze politiche presso l’Università degli studi di Pavia, dove è allievo di Vittorio Beonio Brocchieri, insegna per qualche anno alle scuole medie superiori tra le quali il liceo scientifico Paolo Giovio di Como. Diventa poi assistente di Letteratura inglese presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, fino all’anno delle sue dimissioni, nel 1971. Nella vita oltre a insegnare, è anche scrittore, saggista e attivista. Prende parte al Gruppo 63, collabora con il “Corriere della Sera” e altri quotidiani, lavora per diverse case editrici dal calibro di Mondadori, Einaudi, Adelphi, Garzanti e Feltrinelli come consulente editoriale.

Nella vita non si lascia sfuggire nemmeno la possibilità di tradurre: si cimenta nelle opere di O.Henry, pseudonimo di William Sidney Porter con “Memorie di un cane giallo” del 1961, tutti i racconti di Edgar Allan Poe, T.S. Eliot con “Appunti per una definizione della cultura” del 1952. O ancora si imbatta in George Gordon Byron con “Manfred e Lettere italiane” del 1985. Lui stesso è autore di molti saggi come “La letteratura come menzogna” (1967), “Angosce di stile” (1981), “Laboriose inezie” (1986). Vive anche di viaggi e reportage come “La Cina e altri orienti” (1974).

La prosa di Giorgio Manganelli si caratterizza per una scrittura barocca, elaborata e complessa, che oscilla spesso tra il racconto-visione e il trattato. Manganelli in una delle suo opere più importanti “Letteratura come menzogna” del 1967 afferma che il compito della letteratura è quello di trasformare la realtà in menzogna, scandalo e mistificazione, risolta in un puro gioco di forme, attraverso le quali la scrittura diventa contestazione. Anche grazie a una sana dose di parodia e sarcasmo, messa in scena attraverso forme letterarie raffinate e funamboliche. Tutti tratti rintracciabili nel suo più ambizioso testo «Dall’inferno», dove la realtà si mischia alla fantasia, l’inferno terrestre a un’aldilà lontano e irraggiungibile, i Soggetti agli Oggetti, la paura per la morte all’ironia della vita.

Marta Barbera

5 x mille Survival
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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