Buy Nothing Day consumismo
Il murale di Banksy a Birmingham

Il Natale è alle porte con tutto il suo carico di consumismo e l’emergenza ambientale, la carità, l’eguaglianza passano in secondo piano, surclassati dalla psicosi dell’acquistare in nome e per conto di una festa ormai svuotata del suo messaggio originale. Così dopo il Black Friday, dopo le feste natalizie, il Buy Nothing Day è una delle proposte politiche per sopperire all’esigenza di porre un freno al consumismo e far riprendere fiato al pianeta.  

Altro che amore per il prossimo: Natale è quel periodo in cui si susseguono pubblicità che incoraggiano all’acquisto compulsivo, senza freni né misure, con il pretesto dei regali, dei saldi, dietro cui si cela un bisogno di mettere in moto l’economia. Fin qui niente di strano, senza mezzi termini e con onestà capitalistica possiamo affermare che si tratta di strategie di marketing aggressivo che fanno leva su valori sociali (come commisurare l’affetto per una persona in base alla quantità di soldi spesi per un regalo), perché si sa che l’economia ruota con il mondo, ma il sistema diventa malato quando il mondo ruota in base all’economia.

Il Natale è ormai la festa dei benestanti , di quelli che possono permettersi cenoni per settimane con quantità smisurata di cibo che per lo più finisce nella spazzatura, senza parlare del percepito obbligo morale dello sperperare danaro in cose futili, bisogni non essenziali; un baccanale dei vizi, dell’appagamento dei sensi, la fame dell’avere a discapito dell’essere, la vittoria dell’etica del capitalismo sull’etica di Gesù Cristo.

Chi possiede festeggia, chi non ha guarda chi può festeggiare: il consumismo è un disvalore discriminante che seppellisce l’accoglienza e l’eguaglianza. Il consumismo è la diretta conseguenza del capitalismo che, sia chiaro, non risiede nella necessità di comprare per sopravvivere, bensì nel comprare come automi senza motivo. Il capitalismo anestetizza la facoltà di scegliere, d’intendere e di volere e plasma la società nella logica dell’obbedienza inconscia a un sistema standardizzato in cui tutto ha un prezzo, in cui le persone sono codici a barre ammaliate dal Dio Denaro che svilisce qualsivoglia valore umano.

Il Natale secondo Banksy: Babbo Natale è un clochard

Bansky, lo street artist senza volto è riuscito anche stavolta a lanciare un messaggio universale non servendosi delle parole, ma di una semplice rappresentazione artistica: due renne che trainano non una slitta colma di regali, bensì una panchina con un clochard che possiede soltanto uno zaino con un po’ di coperte, qualche vestito e il minimo che occorre per sopravvivere.

Il murales è apparso a Birmingham, nel quartiere di Vyse Street noto per essere il quartiere delle gioiellerie, e dopo la pubblicazione dello stesso Banksy sul suo profilo Instagram l’opera è diventata virale.

Protagonista del capolavoro è Ryan, un senzatetto che dorme su una panchina al freddo da anni, coperto solo dallo sguardo dell’indifferenza dei passanti che non hanno voluto accorgersi di lui, fino ad ora. Banksy ha donato visibilità a quell’uomo invisibile: improvvisamente il mondo ha scoperto che esiste, eppure è sempre stato lì, seduto ai bordi della strada.

Ryan è, in questo caso, un Babbo Natale che regala umanità, che con il suo silenzio lancia un monito contro l’avidità dell’accumulare denaro e cose materiali mentre il mondo crolla a pezzi. L’indifferenza della gente nei confronti di Ryan è la stessa che si ha nei confronti della guerra in Siria, in Afghanistan, in Palestina. Senza spingersi troppo lontano parliamo dell’indifferenza nel vedere i cadaveri dei migranti approdare sulle coste del Mediterraneo ed esordire con c’è la crisi, non li possiamo aiutare a casa nostra, magari mentre si spendono migliaia di euro per una cena natalizia.

E non è forse l’amore per il prossimo (non l’amore per il Capitale) lo spirito del Natale?

Arriva il tempo del Buy Nothing Day per salvare il Pianeta

Il Buy Nothing Day è la giornata del non-acquisto, dell’anti-shopping, nata nel 1992 in Nord America e che sta per arrivare in Europa. In Francia, la parlamentare Delphine Batho ha fatto calendarizzare una proposta di legge per sanzionare il Black Friday e promuovere il Buy Nothing Day. «Sfida te stesso e non comprare nulla per un giorno. Concentrati sulla vita. Non acquistare niente per 24 ore. Riuscirai a resistere all’impulso? O il Black Friday ti spingerà ad acquistare cose che non servono?», questo l’appello lanciato dall’associazione che organizza la giornata nel Regno Unito.

La giornata contro il consumismo non nasce solo con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente in cui si riversano gli effetti collaterali del consumismo sotto forma di rifiuti, di mari e oceani di rifiuti. Nasce anche da un’esigenza di salvaguardia dell’economia e in particolare di quella dei piccoli imprenditori e artigiani soffocati dalla concorrenza spietata della grandi multinazionali e dagli acquisti online.

Come dichiara Delphine Batho: «Questa mattina io avevo nella regione del Poitou delle testimonianze di piccoli commercianti che mi dicevano che loro non guadagnano proprio nulla con il Black Friday , ci guadagnano i mastodonti del commercio online a detrimento dei piccoli esercizi, ma che sono in qualche modo obbligati a seguire la dittatura del Black Friday». E lo stesso meccanismo si riscontra nelle feste natalizie.

Di sicuro il Buy Nothing Day non è la soluzione al problema, ma è l’ouverture del contrasto al consumismo capitalistico di un sistema ormai giunto al capolinea.

Melissa Bonafiglia

Melissa Bonafiglia
Giornalista pubblicista. Studentessa di giurisprudenza. Presidentessa dell'Associazione "Omnia". Credo che l'attivismo socio-politico, in specie l'interesse verso questioni collettive, sia l'unico modo per ricercare la giustizia laddove regnano soprusi, sia anche uno dei tanti modi per onorare la libertà: la lotta per ciò è continua e inarrestabile.

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