Il cammino verso l’auto-emancipazione in Povere Creature Bella Baxter
Bella Baxter (Emma Stone) in Povere Creature (fonte: rivistastudio.com)

Povere creature! (Poor Things!) è una pellicola diretta dal regista ateniese Yorgos Lanthimos, trasposizione dell’omonimo romanzo del 1992 dell’autore scozzese Alasdair Grey, vincitrice del Leone d’oro al miglior film all’80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e di due Golden Globe. Il sipario si apre su una Londra vittoriana in cui Victoria, una giovane donna incinta, si lascia cadere nel Tamigi. L’eccentrico scienziato Godwin Baxter (William Defoe), recupera il suo cadavere ancora caldo, sospeso funambolicamente fra il mondo dei vivi e quello dei morti e decide di eseguire su di esso un esperimento. Trapianta il cervello del feto che estrae dalle sue viscere nella testa di Victoria e così, irradiando il corpo di questa cosa-creatura con potenti scariche elettriche dà vita a Bella Baxter (Emma Stone). Bella, che non ha alcuna memoria di Victoria, ma solamente il suo corpo, pian piano, proprio come una bambina, impara goffamente a camminare e a parlare, mentre Max McCandles (Ramy Youssef), l’assistente di Godwin, prende scrupolosamente nota dei suoi progressi.

È affamata di vita e desiderosa di scoprire tutto ciò che è fuori dalle paterne, ma anche asfissianti, mura domestiche in cui il suo padre-creatore Godwin (che non a caso ha questo nome: God-win) la tiene prigioniera in un primo momento, per poi permetterle di intraprendere il gran tour per l’Europa perché, dandole la vita, le ha anche dato il libero arbitrio. Ha così inizio il suo viaggio con l’affascinante avvocato Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo), lasciandosi alle spalle il padre-creatore e quello che nel frattempo era divenuto il promesso sposo di questa donna-bambina che ancora ignora cosa sia concretamente un matrimonio.

Povere Creature! è diviso in cinque capitoli, ognuno dei quali è ambientato in una località differente e costituisce una tappa del cammino esistenziale e di auto-emancipazione di Bella. Dalla Londra vittoriana, i cui unici colori sono il bianco e il nero, giunge, poi, in città che si fanno sempre più oniriche e futuristiche, tese a simboleggiare il suo percorso di maturazione anche visivamente. Lo scorrere del tempo si percepisce guardando i suoi capelli che crescono visibilmente di giorno in giorno, muovendosi e progredendo come le lancette di un orologio. La multiformità delle località che fanno da sfondo alla storia di Bella è contraddistinta da un elemento atemporale che evidenzia come le relazioni normative uomo-donna non siano mutate particolarmente nel corso dei secoli e rendono immortali alcuni topos portati in scena.

Yorgos Lanthimos (Angelos Tzortzinis, The New York Times, fonte:commons.wikimedia.org)

Bella Baxter: la scoperta di sé e del mondo

Bella Baxter è una tabula rasa, è una creatura che costruisce la propria identità, senza che sia necessario un precedente processo di decostruzione, proprio perché per lei non c’è alcun prima. Ciò le permette di non dover rigettare alcuna vecchia norma sociale per poter essere nel mondo. Spicca, dunque, l’elemento dell’affermazione della libertà attraverso il proprio agire assente, invece, in Dogtooth (2009), che per alcuni versi ricorda il topos di Povere Creature!, incentrato sulla fuga dalle norme coercitivamente imposte in quanto precondizione della possibilità di divenire artefici del proprio destino.

Emma Stone, interprete e produttrice di Povere creature!, ha affermato in un’intervista: «Ho dovuto cercare di uscire da alcune gabbie che nel corso della vita una persona si costruisce, soprattutto nel modo di vedere e giudicare se stessi e gli altri. Lei non possiede vergogna o traumi passati. È impossibile trovare un adulto che non si porti dietro il peso della sua esperienza passata, il grande dono di interpretarla sta nel fatto che lei invece non ne possiede affatto. Bella vive per il puro piacere della scoperta».

Bella scopre il mondo senza memoria di quelle che sono le regole e i pregiudizi che ordinano la società, non conosce vergogna, è mossa unicamente dalla curiosità e dal desiderio più autentico. La sua maturazione è scandita dalla scoperta dell’erotismo, proprio come avviene per un uomo, sovvertendo la tipica narrazione su quelle che sono le tappe della vita di una donna. Non ci sono in lei la vergogna, il pudore, la morale solitamente imposte alle donne: Bella non è attrice di quella pièce teatrale che sin dall’infanzia t’inizia al performativismo di genere di cui parla la filosofa Judith Butler. 

Giunta a Parigi, liberatasi di Duncan, priva di risorse e spinta dalla necessità seppur, al contempo, mossa dall’implacabile desiderio di scoperta, diviene una sex worker. Bella cerca di rivendicare il sex working in quanto professione scevra da ogni forma di svilimento e stigmatizzazione, che non implica l’annullamento della donna e della sua individualità. Infatti, alle accuse moralistiche di mercificazione di sé risponde con piglio materialistico: «siamo i nostri mezzi di produzione!». Sottolineando con ciò non solo che ogni soggettività si auto-riproduce con gli strumenti che possiede, ma che non ne esistono di moralmente giusti o sbagliati. Infine, Bella Baxter, attraverso il sex working acquisisce auto-coscienza di sé e si auto-emancipa dal punto di vista erotico e intellettivo.

Patriarcato e l’archetipo maschile in Povere Creature! 

La figura di Bella Baxter rimanda continuamente a ciò che dice Carla Lonzi, ovvero che l’immagine femminile con cui l’uomo ha interpretato la donna è soltanto una sua invenzione. Scrive l’autrice femminista in La donna clitoridea e la donna vaginale: «l’uomo non sa più chi è la donna quando questa esce dalla sua colonizzazione e dai ruoli attraverso i quali egli si preparava un’esperienza già fatta e ripetuta nei millenni: la madre, la vergine, la moglie, l’amante, la figlia, la sorella, la cognata, l’amica e la prostituta. La donna era un prodotto confezionato in modo che egli non avesse nulla da scoprire in quell’essere umano».

Quando Duncan Wedderburn si rende conto dell’impossibilità di catalogare la complessità di Bella e di trattenerla a sé nel modo convenzionale che si aspetta, subisce una trasfigurazione evidente, che lo conduce alla follia. Bella è del tutto ignara, e con ciò libera, delle e dalle aspettative sociali e relazionali che la vorrebbero animale fedele, di proprietà esclusiva di Duncan. Il suo è un agire del tutto istintuale, mosso unicamente dall’eros, dal desiderio di scoperta che non permette mai a nessuno di intralciare. Quando le viene spiegato che una determinata cosa «non si può fare nella buona società», esegue quanto le viene detto senza mai capire come adeguarsi totalmente a queste castranti regole socio-culturali. Vi aderisce, ma mai fino in fondo, nell’impossibilità di acquisire in breve tempo quel portato esperienziale, quel masso di Sisifo, che tutti coloro che la circondano sono stati abituati a portare sulle spalle così a lungo da non sentirne più il peso che suppongono naturale.

Inoltre, Bella Baxter riesce a far emergere l’impotenza e la debolezza che in fondo caratterizza quella virilità normativa degli uomini intorno a lei, come quando Duncan, esasperato dal suo agire libertino (e realmente libero), esplode dicendo di volerle fare del male, e lei risponde con una pacatezza disarmante: «quindi vuoi sposarmi o uccidermi?». Come sottolinea Lonzi nel suo saggio in relazione alla collocazione sociale dei generi: «ogni ruolo presentava le sue garanzie per lui. Ogni uomo non arrivando a catalogarla, si sente irritato e impotente di fronte al fatto che la comprensione tra i sessi non è più così limpida [da qui la sua ostilità]». Ostilità che emerge nelle sue manifestazioni più esplicite e violente con il generale Blessington, marito di Victoria (ora Bella), quando quest’ultima decide di lasciare la casa in cui lui vorrebbe tenerla prigioniera nel terrore e, rendendosi conto della propria impotenza, afferma di volerla uccidere perché «abituato a conquistare territori», «ma le donne non sono territori» – risponderà Bella.

Emblematico, poi, il fatto che volesse mutilarla, perché le donne sarebbero deboli proprio a causa della loro clitoride, il loro peccato originale e la loro condanna risiederebbe nel loro sesso, simbolo della loro disobbedienza e volubilità. Lui afferma di volerla liberare in questo modo da qualsiasi pulsione-isteria, di trasformarla finalmente da donna clitoridea a donna vaginale, come direbbe Lonzi, darle la maturità e la compiutezza che le mancano. Anche Godwin l’aveva marchiata con una cicatrice sul ventre su cui a lungo Bella s’interrogherà, come a sua volta suo padre aveva fatto con lui in nome della scienza, in una macabra genealogia di mutilazioni. Quella di Bella è una vita in fuga da uomini che vogliono possederla, farla prigioniera o mutilarla, a cui lei però reagisce con slancio propositivo liberandosi da qualsivoglia catena. In Povere Creature! è difficile individuare un personaggio che sia realmente positivo, nonostante la prima impressione possa tradire, neppure Max McCandles è uno di questi. Infatti, la povera cosa appare nient’altro che una merce, dal momento in cui viene concessa in sposa da God proprio al suo assistente, quando per giunta lei non è che una bambina, ancora inconsapevole di cosa siano il sesso, le relazioni e il matrimonio.

Nell’ultimo capitolo di Povere Creature!, Bella, divenuta medica, trapianta il cervello del generale Blessington nel corpo di una capra: è la sua legittima vendetta nei confronti del suo oppressore o è, invece, simbolo del suo ingresso in quella buona società, pregna di crudeltà e cinismo, come sostenuto dal dott. Astley? In conclusione, è difficile comprendere se Bella Baxter abbia effettivamente destituito il potere, se lo abbia messo in discussione proprio salvando il generale o abbia invece iniziato a partecipare a quel potere maschile che fa girare il mondo da millenni.

Al di là di ciò, è evidente tutti gli uomini la trattino in fondo come una thing (una cosa), mentre Bella nel suo percorso di emancipazione rivendica a pieno titolo lo statuto di creatura, libera di agire e di muoversi nel mondo al pari delle altre creature: ciò appare insolito, ma solamente perché non fa parte ancora dell’ordinaria esperienza però, come ricorda continuamente Bella, ogni cosa «è così finché non si trova un altro modo».

Celeste Ferrigno

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