con l'aumento di CO2 ci sarà sempre meno acqua per gli esseri umani
Credit: Sky tg24

L’aumento dei livelli di CO2 connesso ad un maggior riscaldamento globale, comporterà uno sviluppo vegetativo maggiore ed un prolungamento dello stesso ciclo che prosciugherà gli ambienti: è la conclusione a cui giunge lo studio apparso su Nature Geoscience secondo cui il cambiamento climatico sta alterando il ciclo vitale delle piante, regolatrici primarie dell’acqua nonché responsabili per il 60% del suo percorso dalla terra all’atmosfera. Con l’aumento di CO2 ci sarà quindi sempre meno acqua per gli esseri umani.

Dall’inizio della rivoluzione industriale ad oggi, la combustione sempre maggiore di carbone, petrolio e gas dell’industria, insieme alla distruzione delle foreste e alla trasformazione di uso del territorio, ha causato l’accumulo in atmosfera di anidride carbonica e altri gas come metano e biossido di azoto. Nel 2018 la concentrazione atmosferica di CO2 ha superato 408 parti per milione, il 45% in più della concentrazione dell’inizio della rivoluzione industriale e il 31% in più rispetto a sessant’anni fa. Ne è risultata una continua alterazione della chimica e della fisica dell’atmosfera che ci ha condotti al caos climatico attuale.

Il surriscaldamento globale prodotto da questi gas ed i relativi cambiamenti climatici rappresentano una crisi ambientale globale e minacciano il godimento dei diritti fondamentali dell’individuo quali il diritto alla vita, all’ambiente salubre ed alla salute. Tra di essi va ricompreso anche il diritto (di ultima generazione) ad un clima sicuro, oltre al diritto di accesso all’acqua. La crisi idrica è oramai un’evidenza indiscutibile con effetti nefasti sulla disponibilità per uso umano, sull’agricoltura e più in generale sull’ambiente. È una crisi prodotta dall’unione tra ciclo dell’acqua e ciclo economico e dovuta alla scarsità dell’acqua potabile e di quella utilizzabile dal punto di vista socio-ambientale. È una crisi prodotta dall’uomo, a partire dall’alterazione del ciclo idrico e al crescente inquinamento. All’emergenza climatica globale si somma quindi, da oltre vent’anni, un sistema di gestione volto al profitto e a logiche di mercato.

Inoltre, come si legge in un articolo di National Geographic «Entro la fine del secolo le piante potrebbero consumare molta più acqua, lasciandone meno per il consumo umano in regioni come il Nord America, l’Europa e l’Asia centrale, nonostante qui vi siano maggiori precipitazioni piovose e nevose».

La ricerca di Nature Geoscience, pubblicata nel novembre 2019, mostra dei risultati preoccupanti: ci si aspetta che le piante creino più deflusso su scala globale attraverso la loro influenza sulla resistenza superficiale all’evapotraspirazione, a causa dell’aumento di concentrazione di CO2 nell’atmosfera. «Le piante sono come la paglia dell’atmosfera poiché regolano il meccanismo tramite cui avviene il passaggio dell’acqua dal terreno all’atmosfera», dice il geografo e climatologo Justin Mankin, autore principale dello studio.

La ricerca continua sostenendo che, se nei prossimi decenni non si ridurranno drasticamente le emissioni di anidride carbonica, la temperatura media globale avrà, entro la fine del secolo, un aumento compreso tra i 4 e i 6 gradi Celsius ed un aumento di CO2 nell’atmosfera pari al doppio. Queste future condizioni sono paragonabili a un’impennata di calore seguita da un’immissione forzata di CO2 in una serra. L’ipotesi più plausibile, escludendo altri ostacoli, purtroppo reali, come la mancanza di sostanze nutritive, sarà un’ esplosione di vita vegetale, che comporterà una minore disponibilità di acqua per uso umano.

Il cambiamento climatico influisce sulla crescita delle piante in tre modi: anzitutto con l’aumento dei livelli di CO2 le piante hanno bisogno di meno acqua per attivare la fotosintesi. Questo effetto ha portato a credere che ci fosse più acqua disponibile nei terreni e nei corsi d’acqua. Un secondo effetto però fa da contrappeso poiché il riscaldamento comporta stagioni di crescita più lunghe e più calde che, concedendo alle piante più tempo per crescere e consumare acqua, agevolano il prosciugamento degli ambienti. Infine con questo studio i ricercatori hanno mostrato un terzo effetto: la fotosintesi si potenzia man mano che i livelli di CO2 aumentano. Le piante in un ambiente di questo tipo, più caldo e ricco di anidride carbonica, crescono più floride. Ciò significa che con le piogge ci saranno molte più foglie bagnate che andranno a costituire una superficie maggiore che porterà a una più intensa evaporazione. “Tecniche di modellizzazione al computer mostrano che un’evaporazione delle foglie di siffatta portata produce un notevole impatto sul dilavamento e sull’umidità del suolo”, afferma Mankin.

Il gruppo di lavoro di Mankin ha utilizzato 16 diversi modelli climatici con dati storici riferiti a una serie di variabili tra cui le precipitazioni, l’evaporazione a livello fogliare, l’evaporazione del suolo, l’indice di area fogliare, l’umidità del suolo e altri parametri aggiuntivi in grado di replicare le condizioni del passato. Si è quindi proceduto ad aggiungere variabili climatiche future, come la temperatura dell’aria in superficie e le emissioni di CO2 al fine di scoprire in che modo potessero influire sul il ciclo globale dell’acqua. «Se da un lato si stima che, in un mondo più caldo e con maggiori emissioni di CO2, il consumo idrico da parte delle piante sarà maggiore, dall’atro si prevede che, in alcune aree specifiche identificabili con i tropici e a latitudini elevate, ci saranno precipitazioni sufficienti a compensare la crescita supplementare di piante» , prosegue Mankin.

Tale studio sottolinea come l’effetto combinato tra l’aumento di CO2 e l’aumento delle temperature spingerà le piante a un maggior consumo idrico, comportando un depauperamento dei corsi d’acqua in torrenti e fiumi a medie latitudini, tra cui il Nord America, l’Europa e l’Asia centrale.

«Pessima notizia per gli Stati Uniti occidentali» dice Peter Gleick, un esperto di acqua di fama mondiale nonché ex presidente del Pacific Institute che si occupa di problemi idrici globali. A queste condizioni infatti, i modelli climatici mostrano che le siccità si verificheranno via via più frequentemente, durando più a lungo e divenendo sempre più gravi. La scarsità d’acqua è già un problema importante e persistente e con qualsiasi futura riduzione la situazione andrebbe solo a peggiorare.

Martina Guadalti

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