Il romanzo delle mie delusioni, la fiaba stravolta di Sergio Tofano
Illustrazione di Sergio Tofano, crediti immagine: https://radiospazioteatro.wordpress.com/

Qui comincia la sventura del Signor Bonaventura“. Quanti ricordano questo incipit? Così vedeva la luce il famoso personaggio nato dalla penna di Sergio Tofano, in arte Sto, sul numero 43 del “Corriere dei Piccoli“, quel lontano 28 ottobre del 1917. Intere generazioni sono cresciute aspettando e leggendo le vignette in versi che raccontavano le mille avventure del Signor Bonaventura. Di Sergio Tofano è importante anche la produzione scritta per i bambini: tra i libri più conosciuti, “ll romanzo delle mie delusioni”, “I cavoli a merenda“, “La principessa delle lenticchie e altri racconti“. Ne “Il romanzo delle mie delusioni” l’autore stravolge alcune famose storie per bambini, intrecciando una fiaba con l’altra con l’ironica leggerezza che lo contraddistingue.

“Il romanzo delle mie delusioni. Racconto piuttosto lungo”: una fiaba poco tradizionale

Leggero, disarmante, memorabile: questi gli aggettivi per descrivere “Il romanzo delle mie delusioni“, pubblicato a puntate sul “Corriere dei Piccoli” nel 1917. Nel 1925 Mondadori pubblica per la prima volta il testo intero nella collana di letture per l’infanzia “La Lampada“, che si avvalse del contributo di importanti autori e illustrazioni dell’epoca. Nel 1977 esce anche per Einaudi, poi non viene più ristampato fino al 2018, quando La Nuova Frontiera Junior decide di restituirlo ai piccoli lettori, accompagnando il testo con illustrazioni dello stesso Sergio Tofano.

La storia inizia con una situazione tipica: Benvenuto è un bambino un po’ indisciplinato, bocciato per ben tre volte all’esame di licenza elementare. I genitori si rivolgono a una serie di precettori per salvare la carriera scolastica del figlio ma nessuno sembra in grado di stimolare davvero il bambino. Fino a quando non fa il suo ingresso nella storia Palmiro Mezzanella. Apparentemente un maestro come gli altri, sorprende il lettore quando invece di insegnare le normali discipline scolastiche si perde nel raccontare ogni genere di fiaba. Benvenuto arriva a rubargli delle scarpe fatate in grado di percorrere sette leghe con un solo passo: per fuggire dalla avvilente situazione scolastica e familiare, il protagonista si allontana e si ritrova in una terra abitata dai personaggi delle fiabe.

Dal terzo capitolo, “Dove cominciano le delusioni mie“, inizia a prendere forma il genio di Sergio Tofano. Attraverso un viaggio rocambolesco di luogo in luogo, il protagonista si trova immerso in un mondo fiabesco stravolto, in cui i più noti personaggi delle fiabe sono caratterizzati in modo opposto rispetto alla tradizione. Vi abitano orchi vegetariani, una Bella Addormentata che soffre di insonnia e costringe una intera corte a vivere con gli occhi disperatamente sbarrati, il lupo di Cappuccetto Rosso ridotto a fare da cameriere in una locanda. Sergio Tofano tesse di fiaba in fiaba una trama sorprendente e al limite del paradossale. Chi mai si aspetterebbe Barbablu (qui tristemente chiamato Barbastinta) nelle vesti del proprietario di una agenzia di matrimoni? O un Aladino che ha perduto per sempre la magia della lampada per averne abusato e ora, per uno scherzo del destino, si ritrova a fare il sarto in Via dei Miliardari? Ma lo stravolgimento delle fiabe lascia di stucco, prima che il lettore, il bambino protagonista: abituato alle funzioni immutabili della fiaba tradizionale, è costretto a relazionarsi con un mondo completamente diverso da ogni racconto. Dallo scarto tra immaginazione e realtà nascono le sue delusioni.

L’arte di inventare storie. Sergio Tofano e Gianni Rodari

Tra i lettori più affezionati di Sergio Tofano c’era Gianni Rodari, una grande penna della letteratura per l’infanzia e teorico dell’arte di inventare storie. Nel celebre “Grammatica della fantasia: introduzione all’arte di inventare storie“, edito nel 1973 da Einaudi, traccia i passaggi più frequenti che si verificano nella creazione delle storie, specialmente in età infantile e nell’ambito del fantastico. In alcuni capitoli si può ritrovare il lavoro di Sergio Tofano ne “Il romanzo delle mie delusioni“: in una fiaba tradizionalmente nota si inserisce un errore o addirittura un rovesciamento, operazione che richiede maggior fatica e studio. In questo modo il lupo di Cappuccetto Rosso si trova a gestire una locanda e ad accudire i bambini della persona che tempo addietro aveva inghiottito, Cenerentola torna in cucina anche con gli abiti regali e una corona in testa e viene ripudiata dal marito.

Tofano realizza anche quella che Gianni Rodari chiama “insalata di favole“: ogni capitolo, infatti, è legato al precedente, ogni fiaba è concatenata nella trama generale. Una tra le più evidenti differenze è che Tofano propone una carrellata di personaggi fiabeschi ironicamente rivisitati ma i colpi di scena, derivanti dalla costruzione di una storia che esce dai cardini della tradizione, hanno un retrogusto amaro, tutt’altro che entusiasmante. D’altra parte, il protagonista fugge anche da quel paese assurdamente sospeso e torna alla sua vita di sempre. Nonostante l’impegno e i buoni propositi, verrà comunque bocciato per la quarta volta.

Arianna Saggio

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