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Tra gli eventi che di più hanno caratterizzato il 2017 ricorderemo senza ombra di dubbio la terribile tragedia avvenuta il 3 giugno in Piazza San Carlo a Torino. L’Amministrazione Comunale guidata dalla Sindaca Cinque Stelle, Chiara Appendino, aveva dato il via libera all’allestimento di un maxi schermo in occasione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, al fine di consentire ai migliaia di tifosi juventini della città di seguire la propria squadra in un simbolico punto di ritrovo.

Il risultato dell’evento, come ben noto, fu tragico: una calca provocata da quello che, tuttora, pare sia stato un falso allarme bomba ebbe come conseguenza 1400 feriti e un morto, la giovane Erika, schiacciata in un portone dalla pressione provocatale da altre centinaia di persone che cercavano di abbandonare la piazza. Le maggiori cause degli infortuni furono problemi respiratori, schiacciamenti, calpestamenti e, incredibilmente, ferite provocate da cocci di vetro. La piazza, infatti, sin dal pomeriggio, era stata invasa da numerosi venditori ambulanti di bibite, che esercitavano la loro attività abusiva senza alcun permesso e, per giunta, vendendo illegalmente alcolici in vetro, anziché in plastica, come la legge prescrive in occasione di grandi eventi come, per l’appunto, era quello di Torino. In realtà, proprio su quest’ultima affermazione bisognerebbe riflettere: la finale proiettata sul maxi-schermo in piazza era stato etichettato come un grande evento? E, di conseguenza, erano state prese tutte le misure necessarie per gestire un grande evento, come, ad esempio, lo è un concerto?

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Non sembra. In occasione di un grande evento non è consuetudine appaltare il lavoro di allestimento del maxi-schermo appena tre giorni prima. Né si assemblano migliaia di persone in pochi metri quadri, senza stabilire le vie di fuga adeguate, senza predisporre il numero adeguato di mezzi di soccorso, senza adottare preventivamente tutte le misure da applicare in caso di emergenza.

Certo, la psicosi da terrorismo ha sicuramente influito ed ha avuto un ruolo determinante nella causazione della tragedia. L’attentato a Manchester di pochi giorni prima ha avuto un effetto psicologico devastante sui presenti in piazza. Anzi, si può dire sia stata la causa principale che ha spinto tutti a scappare via in cerca di un riparo. Ed è proprio questo il motivo per cui sarebbe stato opportuno prendere misure di prevenzione e di sicurezza più adeguate, per garantire ai presenti un minimo di sicurezza in più in caso di emergenza. Ciò avrebbe reso più fluido il generale fuggi-fuggi di persone ed avrebbe certamente ridotto l’agitazione dei presenti. Così come appare ovvio che la società Juventus FC avrebbe potuto aprire le porte del suo stadio al fine di trasmettere al suo interno la visione della partita. Ciò avrebbe evitato la creazione di quel cumulo interminabile di persone in piazza, schiacciate una addosso all’altra.

Eppure, non ci sembra questa la sede per addebitare le responsabilità all’uno o all’altro organo politico o di controllo. Sarà la Magistratura, che è al lavoro da mesi, a stabilirle nella giusta misura. Più che altro, è questa la sede per interrogarci su una questione: il nostro Paese fa abbastanza per garantire sicurezza in occasione degli eventi sportivi? Quanto la politica ha veramente a cuore una buona gestione di eventi del genere? La politica considera veramente lo sport come un volano per lo sviluppo, economico-sportivo, del Paese?

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È chiaro che una migliore gestione degli eventi sportivi potrebbe, oltre che tranquillizzare i tifosi, in termini di sicurezza, ed incitarli a prendervi parte senza che ciò comporti l’assunzione di alcun rischio, anche trasformarsi in un mezzo che garantisca una crescita del settore sportivo interno. Tuttavia, sembra che l’attenzione dedicata allo sport da parte dei vari governi succedutesi nel tempo, sia stata quanto meno effimera. Ciò si risolve, inevitabilmente, in una mancanza di organizzazione, di prontezza, di abilità, che si mostra in tutte le sue sfumature in occasione dello svolgimento dei grandi eventi calcistici o sportivi. Ci viene da pensare che l’Amministrazione Comunale e il Prefetto non avrebbero mai autorizzato lo svolgimento di un concerto musicale in poche settimane, né avrebbero adottato misure talmente inefficaci.

Pertanto, si è commesso l’errore di pensare che una normale partita di calcio non avrebbe potuto provocare chissà quale danno e non avrebbe mai potuto trasformarsi in tragedia. Ed è questa la dimostrazione della disattenzione che le autorità mostrano nei confronti dello Sport e della sottovalutazione degli eventi ad esso connessi. Eppure, è proprio il calcio lo Sport più seguito in Italia. Difficile, pertanto, pensare che la Finale in Piazza avrebbe attirato poche persone.

Inutile sottolineare che le suddette mancanze si ripercuotono inevitabilmente sul fascino e sul prestigio del calcio nel nostro Paese. Se la gente continuerà ad avere paura e non si sentirà abbastanza protetta in occasione di eventi come quelli di Torino, preferirà sempre il divano di casa alla Piazza o allo Stadio. E allora, al fine di non vanificare gli effetti positivi legati alla parziale eliminazione della violenza negli stadi e al fine di riuscire definitivamente nell’intento di riportare le famiglie, e soprattutto i bambini, allo Stadio a seguire la propria squadra del cuore, occorre impiegare le stesse energie nella gestione dei grandi eventi sportivi, in modo da garantirne la buona riuscita, pena il nuovo distaccamento delle famiglie e dei bambini e una sempre minore attrazione dei grandi eventi sportivi. Le partite di calcio ed eventi simili devono essere esclusivamente visti come un grande spettacolo, a cui tutti devono poter accedere senza rischiare per la propria incolumità.

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Insomma, la ricetta giusta per rilanciare lo sviluppo sportivo e calcistico in Italia sarebbe quella di effettuare più investimenti in quel settore. Garantire strutture sportive adeguate che vadano al di là del mero campo da calcio, garantire un adeguato livello di sicurezza ai tifosi, negli stadi e fuori, quindi incitarli a prendere parte agli eventi. Peraltro, una maggiore attenzione verso il settore sportivo vorrebbe significare l’attuazione di una importante strategia di marketing per il turismo, il quale sarebbe oltremodo stimolato e diverrebbe maggiormente competitivo in termini di attrazione. Il settore sportivo interno sarebbe particolarmente avvantaggiato dall’impiego di una tale strategia e potrebbe essere visto come punto di riferimento a livello internazionale.

Dunque, tornare a vedere il Calcio e lo Sport come una risorsa. Le Olimpiadi di Torino del 2006 e i Mondiali del 1990 sono esempi di come le città e il Paese in generale abbiano goduto dei benefici da essi derivanti, ma non rappresentano certamente degli esempi da seguire in termini di gestione dell’evento e di spendita di denaro pubblico. Moltissime, in entrambi i casi, le strutture incompiute, abbandonate o non riqualificate, che ad oggi non possono che essere viste come una occasione sprecata per dare allo Sport quel rilancio di cui tanto avrebbe bisogno.

Nella speranza di non dover assistere mai più a tragedie come quella del 3 giugno 2017, resteremo tutti in attesa di questo rilancio, magari prendendo a modello altri Paesi Europei quali Germania, Spagna ed Inghilterra, che sullo sport, e specie sul calcio come fonte di guadagno, ci hanno puntato ed hanno avuto ragione.

 

Amedeo Polichetti

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