dito medio

La storia del calcio nostrano è ricca di spiacevoli episodi legati a gestacci esternati durante, prima o dopo una partita di calcio e rivolti ai tifosi o ai calciatori avversari di turno. Quei momenti nei quali i protagonisti dello sport più bello del mondo perdono le staffe e si lasciano andare a reazioni spropositate ed inopportune, che infangano i veri valori che dovrebbero, al contrario, essere trasmessi al pubblico, specie ai più giovani, che proprio in quei protagonisti spesso vedono un esempio da seguire o un modello a cui ispirarsi nel proprio futuro calcistico.

Non è chiaro se sia un caso o meno, ma è proprio la storia recente (e per recente intendiamo gli ultimi 2-3 anni) ad essere stracolma di episodi del genere. Come dimenticare il gestaccio di Higuain ai suoi ex tifosi rivali del Barça, in occasione del match, valido per il girone di Champions, giocato e perso malamente dalla Juve contro i blaugrana lo scorso settembre. Oppure quello di Mancini ai tifosi milanisti nel derby di Milano del gennaio 2016, dopo che l’arbitro aveva decretato la sua espulsione. Ed ancora, il dito medio di Ancelotti diretto ai tifosi dell’Herta Berlino, a margine di un match pazzesco pareggiato all’ultimo minuto dai bavaresi.

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Insomma, episodi da condannare, in quanto messi in atto da persone che, lo vogliano o meno, rivestono un ruolo importante a livello mediatico, in quanto parte della più grande forma di intrattenimento contemporanea.

Nonostante ciò, come se non fosse già abbastanza, nell’ultima settimana abbiamo assistito a due ulteriori episodi di questo tipo, che hanno visto protagonisti, da un lato, l’allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, dall’altro, gli ex calciatori della Roma, Bruno Conti e Roberto Pruzzo. Il primo ha pensato bene di rispondere con un dito medio agli insulti (a quanto pare eccessivi ed ai limiti della sportività) di alcuni tifosi bianconeri all’arrivo del pullman azzurro all’Allianz Stadium per il match scudetto di domenica scorsa. Il secondo, insieme al vecchio compagno di squadra, si è fatto immortalare con un dito medio rivolto allo stemma del Liverpool nel giorno che precedeva la gara della Roma contro i Reds ad Anfield. Nel giro di poche ore entrambi gli episodi sono rimbalzati, come ormai è consuetudine, sul web, scatenando, chi un pò più, chi un pò meno, polemiche e commenti critici. Tale circostanza ha spinto gli attori in questione a rilasciare delle dichiarazioni pubbliche con le quali si sono scusati o giustificati. Sarri ha sottolineato come il suo gesto non fosse diretto ai tifosi della Juventus, ma a “delle persone che ci sputavano ed insultavano in quanto napoletani”, ragion per cui si è sentito obbligato a replicare (in maniera spropositata, a quanto pare). Conti e Pruzzo hanno parlato di una simpatica ed insignificante “goliardata”, messa in atto per esorcizzare il (triste) ricordo della finale di Champions persa proprio contro il Liverpool nel lontano 1984, con entrambi in campo.

Sebbene, in un certo senso, i protagonisti di entrambe le vicende siano ritornati sui propri passi, l’attenzione mediatica che si è sviluppata attorno ad uno dei due episodi non può essere minimamente comparata a quella generata dall’altro. In effetti, le polemiche create dal gestaccio di Maurizio Sarri sono durate per giorni ed ancora oggi suscitano critiche a non finire: c’è chi ha parlato di perfetto “adattamento” dell’allenatore toscano all’ambiente napoletano, chi lo ha definito un gesto imperdonabile per una persona matura di 60 anni. Una cosa è certa, ed è che Sarri ha forse ecceduto nella sua reazione, in quanto, verosimilmente, la maggior parte delle persone che rivestono un simil ruolo si sarebbe fatta scivolare addosso gli insulti, probabilmente rivolti da un gruppetto di “tifosi” che di calcio sa ben poco, e che ancora è convinto che incomprensibili logiche geografico/politiche possano attribuirgli il diritto di insultare e ingiuriare persone che svolgono il proprio lavoro quotidiano con passione e dedizione. Tuttavia, ferma restando la condanna (sospesa con condizionale) del gesto, è pur vero che l’altrettanto poco elegante gesto di Bruno Conti e Pruzzo non ha scatenato lo stesso ammontare di polemiche, pur essendo, nella forma e nella sostanza, un insulto rivolto ad una squadra, ad uno stemma, a dei tifosi. Per giunta all’interno della loro struttura.

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La domanda è: che differenza c’è tra le due vicende? In termini sostanziali, sembra nessuna. Entrambi sono stati gesti di cattivo gusto, messi in atto da soggetti che rivestono un ruolo importante all’interno di due importanti società italiane di Calcio e che, come tali, devono essere in grado di gestire nel migliore dei modi la loro sistematica vicinanza alle telecamere.

E allora ci si chiede: cos’è che rende una delle due vicende più chiacchierata dell’altra se non il soggetto che l’ha inscenata? A cosa è dovuto tale strabismo mediatico al quale, purtroppo, siamo ormai abituati? Forse fare polemica su Sarri, e quindi su un personaggio quotidianamente al centro dell’attenzione per le sue doti, ma anche per le sue uscite, è più comodo per i media? Forse Sarri attira l’opinione pubblica più di quanto siano in grado Conti o Pruzzo, che, sostanzialmente, sono poco conosciuti soprattutto dalle nuove generazioni, quelle che passano l’intera giornata sui social  media a commentare episodi proprio come questi? A quanto pare sì.

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La verità è che, ferma restando la condanna di entrambe le vicende (valga ripeterlo), se volessimo indossare le vesti dell’avvocato del Diavolo, potremmo dire che, addirittura, una di esse potrebbe essere leggermente più giustificata rispetto all’altra, in quanto reazione (pur inopportuna) ad attacchi ingiustificati, perlomeno attuata lontano dalle telecamere e non immortalata, peraltro, da alcuna foto ricordo appositamente scattata. Eppure i media non hanno fatto che aumentare i propri share e le proprie visualizzazioni discutendo di un episodio piuttosto che dell’altro, come se scattare appositamente foto ingiuriose all’interno di una struttura sportiva avversaria, nell’ambito di una competizione di rilievo internazionale come la Champions, fondata su valori di rispetto e fair play, fosse diventata la normalità o, comunque, fosse meno grave di un dito medio rivolto ad un gruppo di tifosi.

Insomma, la speranza è quella di non assistere più a tristi vicende come quelle delle ultime settimane. Tuttavia, se proprio dovessimo ritrovarci a discuterne di nuovo, stavolta ci aspettiamo una minore disparità di trattamento, a prescindere dal personaggio a cui appartiene il dito medio di turno.

 

Amedeo Polichetti

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