Bonisoli, il bonus cultura, 18App e le scarpe da 500 euro

Il nuovo Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, di recente ha dichiarato di voler abolire il bonus cultura per i diciottenni, uno dei cavalli di battaglia del Governo Renzi. Si tratta, lo ricordiamo, di un bonus che la Legge di Stabilità 2016 assegna a tutti i giovani che compiono diciotto anni, residenti in Italia, in possesso di permesso di soggiorno dove richiesto, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura e la conoscenza del patrimonio culturale tramite l’utilizzo di 18App, e spendibile in biglietti per assistere a rappresentazioni teatrali, cinematografiche e spettacoli dal vivo, libri, ingresso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche e parchi naturali.

In un’intervista al Corriere della Sera il Ministro Bonisoli si è espresso in questo modo al riguardo: «In alcuni casi era meglio spendere diversamente i soldi. Penso alla 18App, i 500 euro in buoni da far spendere ai diciottenni. Vale 200 milioni… Meglio far venire la fame di cultura ai giovani facendoli rinunciare a un paio di scarpe».

La piccata risposta del Partito Democratico non si è ovviamente fatta attendere. La deputata Anna Ascani ha dichiarato: «Il ministro Bonisoli persevera in un atteggiamento irresponsabile e svilente nei confronti di 18App, ma soprattutto dei nostri giovani. È delirante arrivare a dire che sarebbe più educativa per un ragazzo la rinuncia a un paio di scarpe per permettersi i consumi di cultura che avere 18App. Come se tutti i ragazzi in questo paese potessero permettersi i consumi culturali, come se non fosse responsabilità pubblica educare alla cultura”.

Lo stesso Ministro Bonisoli avrebbe inoltre dichiarato che la 18App sarà attiva anche nel 2018 e 2019, chiarendo però in seguito che i progetti di diffusione della cultura avranno altre forme, e che dunque, nei prossimi anni, il buono da 500 euro sarà quasi sicuramente abolito.

Ma facciamo due conti. Come hanno speso i neo-diciottenni la cifra a loro destinata tramite “18App”? Il denaro del bonus cultura è stato utilizzato soprattutto online – ovvero il 54% – sui vari e-commerce, come per esempio Amazon, mentre la rimanente parte, pari al 46%, ha avuto modo di riscattare il bonus cultura nei negozi accreditati. Scendendo più nel dettaglio, l’80% del bonus è stato utilizzato per acquistare libri (98% libri cartacei, 2% ebook), il 10% su concerti e musica, mentre il 7% su cinema.

Insomma, i neomaggiorenni sembrano aver apprezzato l’iniziativa: nonostante sia innegabile che non siano mancate le criticità, che non tutto sia filato liscio in questi anni di erogazione, e prendendo in cosiderazione la fervida possibilità che l’iniziativa sia stata frutto di macchinose strategie politiche, essa ha aperto nuove frontiere culturali per il futuro del “Bel Paese”, investendo sulle nuove generazioni e motivandole nella ricerca di una propria coscienza critica. In un Paese in cui il futuro dei più giovani non è la priorità, dove sono in molti a non potersi concedere il “lusso” di acquistare un libro o addirittura assistere ad una rappresentazione teatrale, l’iniziativa 18App risultava essere un buon trampolino di lancio, che avrebbe reso (ovviamente in minima parte) la cultura davvero libera ed accessibile a tutti e tutte.

È necessario sottolineare, però, che vi è una considerevole percentuale di giovani che non ha usufruito del bonus cultura: nel 2017 è stato utilizzato solo il 6,3% dei fondi stanziati per l’iniziativa, e le motivazioni non sono irrilevanti. La prima difficoltà a cui hanno dovuto far fronte i neo-diciottenni è l’iscrizione al portale di 18App e la conseguente ricerca affannosa di enti culturali e punti vendita che, nel proprio Comune, avessero aderito all’iniziativa. L’iter imposto sembrava più doverli preparare all’impatto con la burocrazia italica, piuttosto che ampliare i loro orizzonti culturali. Il risultato: il Governo è stato costretto a prolungare la scadenza dei termini di iscrizione nella speranza di far decollare l’iniziativa.

Cosa non ha funzionato? Ottenere l’identità digitale era il primo passaggio per arrivare a disporre del bonus Cultura. Lo Spid, per inteso, serve anche ad altro e sicuramente il miraggio dei 500 euro ha spinto molti diciottenni a registrarsi al nuovo servizio. Ma avere lo Spid non è così semplice come appare. Le difficoltà emergono dai dati. Per l’Istat al 1° gennaio 2016 in Italia c’erano 572.437 diciassettenni (che, per logica matematica, sarebbero diventati maggiorenni entro l’anno). Secondo i dati Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale che gestisce lo Spid, al 17 gennaio dell’anno successivo però i diciottenni con identità digitale erano 286.095: esattamente la metà.

Eppure, tra coloro che hanno completamente ignorato la 18App o non hanno avuto la possibilità di usufruirne, c’è chi ha deciso di servirsene, seppur con qualche difficoltà. Alla richiesta di maggiore fiducia da parte delle nuove generazioni, il Governo del “cambiamento” risponde con la parola rinuncia. La realtà che ci viene prospettata è che la cultura ha un costo: c’è chi non dovrà scegliere di acquistare un buon libro o un paio di scarpe, in quanto potrà tranquillamente permettersi entrambi, c’è chi dovrà affrontare quest’ardua scelta e chi, invece, questa scelta non ce l’ha, non potendo permettersi né l’uno né l’altro. Gli interrogativi, dunque, sorgono spontanei: se questo Governo ha da subito espresso il desiderio di voler tutelare gli italiani ed il loro futuro, perché ha scelto di lasciare i giovani neo-maggiorenni e la loro cultura in balia del nulla? Non dovrebbe essere compito dello Stato incentivare la rinascita e la riscoperta del piacere del sapere?

Ad oggi non sono state fornite risposte soddisfacenti; l’unica certezza è che un Paese che non investe nella cultura non fa altro che incentivare staticità e demotivazione, dando adito alla formazione di una realtà priva di ogni minimo spiraglio di crescita.

Dalle dichiarazioni del Ministro Bonisoli traspare, dunque, una lettura dello stile e delle condizioni di vita dei giovani del tutto infondata. Il Ministro allude di fatto a una tendenza giovanile all’uso irresponsabile e allo sperpero delle risorse economiche. Questo è solo un luogo comune, e anzi, tutti i dati relativi alla situazione economica e reddituale delle giovani generazioni disegnano scenari e prospetti tragici. Anche se il bonus cultura voluto da Renzi è stato malconcepito all’origine, a partire dal fatto che non fosse tarato per fasce di reddito, non significa che non vi siano giovani meno fortunati, per i quali quei 500 euro sono stati, sono e potrebbero essere ancora una benedizione. Ed è vero anche che nella società dei consumi vi sono legioni di giovani che dilapidano i soldi dei genitori in sneakers all’ultimo grido. Ma a volte, fra un paio di scarpe e un libro, a qualcuno tocca scegliere le scarpe!

Mena Trotta

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here