Lisa Ginzburg Fonte: https://www.huffingtonpost.it/entry/lisa-ginzburg-considero-listituzione-famiglia-in-partenza-fallimentare_it_607a91f3e4b09614f9b65e1b
Lisa Ginzburg : Fonte: https://www.huffingtonpost.it/entry/lisa-ginzburg-considero-listituzione-famiglia-in-partenza-fallimentare_it_607a91f3e4b09614f9b65e1b

Ultimo lavoro di Lisa Ginzburg, figlia di Carlo e nipote di Natalia Ginzburg, “Cara Pace” è uno dei romanzi candidati al Premio Strega 2021. Si tratta di una storia di formazione densa di riflessioni e di non detti, attraversa l’animo e apre ai lettori il mondo degli affetti delle protagoniste Maddalena e Nina.

Maddalena è la voce narrante e ha un nome che affonda le sue radici nella millenaria tradizione cristiana: in ricordo di una delle tre Marie che accompagnarono Gesù nel suo ultimo viaggio a Gerusalemme (Matteo 27:55; Marco 15:40-41; Luca 23:55-56), che fu testimone della crocifissione e presenziò alla deposizione del Messia nella tomba, per opera di Giuseppe di Arimatea.
Come se avvertisse questo peso, gravato dal fatto di essere la sorella maggiore, Maddalena, per tutta la sua vita, si assume la responsabilità di tenere per mano Nina, di ancorarla per bene al terreno e di impedirle di perdersi e di ferirsi tra le insicurezze e le delusioni della vita.
«Ho visto Nina volare tra le corde dell’altalena un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena». Lisa Ginzburg prende in prestito i dolci versi di De Andrè per dipingere la leggerezza, la vanità, l’egocentrismo di una ragazza istintiva e viscerale. La dualità che questi personaggi femminili incarnano sembra costruirsi su quella di Lenù e Lila dell’“Amica geniale” di Elena Ferrante: da un lato c’è la ragazza metodica, timida, razionale, con l’autostima a brandelli, in continua lotta con sé stessa per legittimarsi intellettualmente e moralmente; dall’altra quella ancestrale e smarginata, che prende in prestito tutta la teoria degli umori: dentro di sé si agita la rabbia incandescente e primordiale e dai suoi occhi a serratura escono fiamme.

«- Chi lo decide il nostro ritmo, Maddi?
– Lo decidono i grandi.
– I grandi? .. non ci sono più grandi, qui.
– Papà cos’è, Nina?
– Papà? Un esagitato. Niente di più, niente di grande.. è un’altra cosa: perché mamma da quando è partita per il suo viaggio non ha ancora chiamato nemmeno una volta?
– [..] chiamerà Nina, vedrai.

– ‘notte Maddi, fai bei sogni. Meno male che ci sei. Sei tu la grande: l’unica grande.»

Maddalena è adulta sin da bambina, è una grande e deve riempire i posti vuoti lasciati freddi e aridi dai genitori, troppo infantili e inadatti al loro ruolo di educatori. Le due sorelle raccontate da Lisa Ginzburg sono infatti diventate orfane (pur non essendolo mai davvero) dal momento in cui Gloria, la madre, va via di casa. Scomparve e non se ne seppe nulla per una settimana e il suo spettro di donna elegante e raffinata ma che «tutto la opprimeva fuori e dentro» inizia a disegnare una forte opposizione con le sue «figlie dissimili, inquiete, fuori posto». Questa loro sensazione di inadeguatezza e il loro cercare disperatamente un posto nel mondo sono emozioni che non vengono comprese dal padre Sebastiano, un fotografo molto richiesto fuori Roma. Si tratta di un uomo annichilito, egoista e che, sordo al dolore delle figlie, decide a un certo punto di trasferirsi per lavoro a Milano, lasciandole da sole a Roma a continuare i loro studi. In questa narrazione che si tinge di rosa (tra i personaggi principali ci sono: l’anziana madre che cresce le bambine quando la moglie lo lascerà, la stessa Gloria, Nina e Maddi, Mylène e le fidanzate troppo giovani che si susseguono con scarso successo) Seba perde la bussola. Nonostante riesca a ottenere l’affidamento delle figlie, di fatto Nina e Maddi crescono insieme alla tutrice, costruendosi una quotidianità fatta di silenzi e di non detti, soffrendo un dolore che non riusciranno a placare. Con l’avvenire dell’adolescenza, il rapporto padre – figlie si complica e con le sue visite sporadiche Seba non ottiene altro che porte chiuse. Gloria invece, pur potendo vedere le ragazze solo di domenica e per qualche ora, riesce a creare con loro un rapporto di unicità tale da far loro accettare la presenza del suo nuovo compagno Marcos e di far loro comprendere il motivo del suo abbandono.

Lisa Ginzburg fa tessere a Maddalena i fili della sua biografia e pone come nucleo della sua narrazione la Cara Pace bramata per tutta la vita.  «Sfianca mia sorella, fagocita le vite altrui» scrive, mentre si costruisce la sua armatura di cemento per vestire i panni della sorella responsabile, seppur le stiano troppo larghi. La verità è infatti proprio questa: quella che Maddi indossa è solo una maschera che, senza rendersene conto, con l’andare avanti degli anni si farà sempre più opprimente fino a imprimerle dei tratti ambigui che emergeranno nei momenti meno attesi e la avvicineranno sempre di più alla piccola Nina. La pace non si trova mai nella finzione, ma solo dandosi la possibilità di provare, di sbagliare, di scoprirsi e di non tarparsi mai le ali.

Alessia Sicuro

Greenpeace

Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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