Un altro gol sotto misura, per regalare al suo Milan il successo esterno in casa di una Roma in sbandata clamorosa e far risalire i rossoneri al settimo posto in classifica, con 7 punti di distanza dalla zona Champions League che fino a qualche mese fa era solo un miraggio. Patrick Cutrone, con i suoi 20 anni, sta indossando i panni del trascinatore nella squadra di Gattuso, ed il quarto gol nelle ultime 4 presenze in campionato sono la copertina di cui il classe ’98 aveva bisogno per far parlare ancora di sé.

Il vantaggio siglato all’Olimpico, con un tocco da bomber navigato nel cuore dell’area di rigore, ha fatto balzare Cutrone in cima alla classifica dei marcatori in casa Milan con 6 reti (alla pari con Suso) ed aumentato il distacco sugli altri due attaccanti in rosa, Kalinic ed André Silva, che appaiono ormai assolutamente inadeguati rispetto al ragazzo di Como, arrivato dal vivaio e che si era già preso la scena nelle prime partite di questa stagione. Ed uno dei tanti errori commessi da Vincenzo Montella in questo Milan è stato proprio accantonare il giovane Cutrone nel momento del suo exploit per dare spazio all’attaccante croato, che mai è riuscito a ripetere le prestazioni di Firenze (ed i 4 gol segnati in 26 presenze sono soltanto la punta dell’iceberg) nonostante dovesse risultare molto più congeniale al sistema dell’ex allenatore rossonero, simile a quello utilizzato dalla Fiorentina. Peggio di Kalinic è andato però André Silva, nonostante sia riuscito a segnare il doppio dei gol del suo compagno di “panchina” (nella sola Europa League). Il suo arrivo, assieme a quello di Bonucci, doveva essere il fiore all’occhiello della campagna acquisti rossonera, ma quel numero 0 alla voce “reti segnate” in Serie A e l’ultimo gol risalente al 23 novembre, stridono fin troppo con la cifra spesa per strapparlo al Porto e non giustificano le 30 presenze collezionate dal talento portoghese, mera ombra del giocatore ammirato nella Liga NOS.

Nikola Kalinic e André Silva

Cutrone dal canto suo ha pazientemente aspettato il suo turno, che è arrivato con un allenatore dal carattere affine al suo: Gennaro Gattuso. Il campione del mondo inizia a puntare su Cutrone dalla sconfitta di Bergamo, consegnandogli le chiavi dell’attacco rossonero, pur non essendo dotato tecnicamente come i compagni di reparto ed essendo decisamente meno esperto degli altri. Ma Patrick, che ha la stessa voglia di lottare dell’ex numero 8 rossonero e che ha più Veleno di quanto sia rimasto a Gemitaiz nelle sue barre, si è guadagnato il posto lottando con tutte le sue forze, e non è un’incensatura di circostanza fatta solo per descrivere un ragazzo che lavora con umiltà, ma è forse l’unica vera caratteristica peculiare del suo repertorio. Cutrone non è quell’attaccante tecnico che punta e salta l’uomo, non è quello che si inventa il gol dalla distanza per vincere il Puskas Award; Cutrone è ciò che sembra più vicino a Pippo Inzaghi: un attaccante che vive l’area di rigore in agguato e che, come i cobra reali, è capace di ucciderti con un solo gesto, con il suo Veleno.

Gattuso e Cutrone alla fine di Milan – Bologna

I 14 gol, alla sua prima vera stagione da professionista, sono una conseguenza più che logica della voglia di lottare di Patrick Cutrone prima e della fiducia concessagli da Gattuso poi, ed i 12 gol in due della coppia Kalinic-Silva (costata 65 milioni, per la cronaca) non fanno altro che ribadire la titolarità del classe ’98, su cui il Milan poggia le sue speranze di Champions League, magari ai danni proprio dei cugini nerazzurri, già puniti dall’Inzaghi dell’era moderna.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: scorescan.com

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