la fragilità degli onesti
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La fragilità degli onesti è il nuovo successo letterario edito dalla Società Editrice Fiorentina e scritto da Francesco Lisbona, il ventiseienne di origini campane già balzato agli onori della cronaca per i suoi trionfi internazionali in ambito poetico. Pluripremiato, ha collaborato con la prestigiosa rivista internazionale di poesia edita da Olschki, “Gradiva”, e il “Simposio italiano” dell’Associazione Notre Italie.

Il suo libro, omonimo di una piattaforma culturale di sua creazione (che, dopo solo un anno e mezzo, può già vantare più di 30.000 lettori), è introdotto dalla prefazione di Luigi Fontanella, autorevole critico letterario e docente alla State University of New York.

la fragilità degli onesti

Apparso in libreria quest’autunno, La fragilità degli onesti è un romanzo di formazione ambientato negli anni in cui sulla Francia si stagliava la terribile ombra del terrorismo, e, soprattutto, di un collettore di storie di coraggio e fragilità, davanti alle quali è davvero difficile non emozionarsi, che sia per commuoversi o per manifestare un’amara risata.

“Il protagonista de La fragilità degli onesti è Victor” – ci racconta l’autore –“un ragazzo difficile, con un passato tormentato e un presente turbolento. Fugge da Parigi per rifugiarsi nella nostra bella Italia e qui incontrerà gli occhi di persone nuove che però non riusciranno ad allontanarlo mai del tutto dai suoi fantasmi. Al centro vi è Sant’Acario, il collegio in cui Victor alloggerà per tutto il soggiorno fiorentino, e due donne amate, una da dimenticare, l’altra da capire. Questa storia è la storia di tutti quelli che in un momento della propria vita si sono sentiti fragili per la difficile accettazione della propria onestà”.

Storie originali o desunte dalla realtà, magari affrontate dall’autore in prima persona?

“Mi sono ispirato a personalità che ho conosciuto, il cui carattere mi ha particolarmente colpito, ma le vicende e le vite sono del tutto frutto della mia creatività. Ho cercato di ricostruire l’idea di una vita difficile e ho tracciato il suo sviluppo negli anni dell’inerzia, quelli in cui non cambia niente, né gli eventi né il modo di vivere. Perché credo che l’infelicità possa diventare una radice proprio negli anni della muta rassegnazione. A Sant’Acario non è mai cambiato niente e tutti si sono – quasi – rassegnati a ciò”.

Nei drammi di Victor e di quelli delle persone che gli sono attorno emerge sì la forza dell’inerzia, ma anche la rivalsa di chi, perlopiù inconsapevolmente, fa di tutto pur di non perdere la speranza nella vita. Il “fantasma” che perseguita Victor l’aveva persa o forse, per quello che era stato costretto a vivere, non era mai riuscito a costruirla e il protagonista, immaginatosi diverso da quello che era ed è ancora per gran parte della storia, non può perdonarselo. Scendere a compromessi con se stessi, il proprio vero io, che conquista e che fallisce, che compie eroismi e passi falsi, è l’ultima grande sfida del vivere nella società dell’aspettativa.

Intanto il mondo di Victor, fatto di bianchi e freddi reparti e croissant addentati tra le chiacchiere di pochi ma fidati amici, cercherà di assorbirlo nella grigia e monotona ruota del “quotidiano”, che lui abilmente squarcia a suon di strofe e versi (l’opera non tradisce la natura poetica dell’autore; è infatti un prosimetro e presenta un buon numero di componimenti).

Ne La fragilità degli onesti vi sono ritratti di vite infelici, quindi, ma pur sempre ritratti di vite.

A tal proposito, morbosamente attaccati alla vita, così come all’eccezionalità del quotidiano, sembrano gli abitanti del collegio. È a questo punto che ci incuriosiamo: perché descrivere queste esistenze così particolari se non bizzarre?

“Mi ritengo un attento osservatore e colgo più sfumature nella diversità che nella normalità, nonostante nella normalità si possano celare grandi tragedie, a volte molto più grandi di quelle della diversità”, ci spiega. Una caratteristica che Lisbona sembra avere in comune con Victor, si tratta forse del suo alter ego? “Mi piace pensare che lo sia ma solo in parte e che dall’altro lato sia il mio completo opposto“, conclude.

Resta l’augurio per chi legge l’opera.

“Mi auguro di poter creare curiosità nei giovani, riportarli a leggere di più, magari ritrovandosi nelle vicende di un giovane protagonista che non ha niente a che vedere con i modelli di riferimento che ci circondano quotidianamente. Quindi, un ritratto apparentemente infelice in cerca della propria felicità.”

Gabriella Ronza

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