La sconfitta dell’Italia contro un’Argentina senza Messi e tutt’altro che irresistibile e l’ennesima prestazione troppo nervosa, hanno inevitabilmente fatto riaffiorare i dubbi sullo stato attuale di Marco Verratti, indicato a 20 anni come il futuro della nostra Nazionale ed il miglior talento del calcio italiano ed ora, a 25 anni, entrato in quel limbo di “non-crescita” che è ormai impossibile da negare anche per i suoi maggiori sostenitori e che fa ora pesare quell’etichetta di “nuovo Pirlo” assegnatagli ai tempi del Pescara.

La rapida maturazione sotto la guida di Zeman ed il passaggio al PSG a 19 anni avevano inevitabilmente fatto crescere la considerazione che tutto il movimento italiano aveva del classe ’92. Considerazione che lo stesso Verratti stava ampiamente dimostrando di meritare nei primi tre anni tra le fila dei francesi, con tre titoli della Ligue 1 (piuttosto agevoli, per la verità) e con importanti prestazioni sia con il club che con la Nazionale, con l’apice toccato nella sconfitta contro l’Uruguay nel Mondiale 2014, in cui il ragazzo pescarese è risultato all’unanimità il migliore in campo. 90% di passaggi completati di media, i complimenti di un certo Xavier Hernandez, in arte Xavi, che lo descrivevano come il giocatore più simile a lui, il tutto macchiato dall’unica pecca dell’essere ancora troppo adrenalinico in mezzo al campo, cosa che lo portava a prendersi più cartellini di quanti fossero necessari ma che all’epoca non sembrava essere un problema.

Verratti in azione contro l’Uruguay, nel 2014

La pubalgia che lo tiene fuori da Euro 2016 ed il campionato 2016/2017 sono però un preoccupante campanello d’allarme per la crescita di Verratti. La gestione nervosa della partita è ancora un problema enorme per l’azzurro: dei sei cartellini gialli presi in 28 presenze, soltanto uno è arrivato dopo il primo tempo. Da segnalare anche il rosso in Champions League contro l’Arsenal a partita praticamente finita e la folle prestazione del Camp Nou contro il Barcellona, con diversi palloni persi banalmente. Una mancanza di personalità grave in mezzo al campo per un ruolo come il suo, che ti obbliga ad essere un riferimento per gli altri giocatori e che Verratti cerca di mascherare con l’aggressività, e ciò lo porta sia a farsi ammonire con straordinaria facilità, che a smarrirsi nelle partite che contano.

Il tunnel di Isco su Verratti

Esempio lampante sono la sfida contro la Spagna, nella quale viene ammonito dopo 4 minuti di gioco e in cui viene costantemente saltato dai palleggiatori della Roja, non riuscendo mai ad imporre legge in mezzo al campo, e la partita d’andata contro la Svezia, giocata orrendamente dall’ex erede di Pirlo e terminata di fatto al 29esimo, con l’ammonizione che gli costa la squalifica per il ritorno, di cui tutti conosciamo il finale. Quell’eccessiva ed immotivata aggressività, che gli è costata una espulsione anche nel ritorno contro il Real Madrid di Champions League e che si è vista anche contro l’Argentina, sono al momento uno dei limiti più grandi della sua crescita, assieme ad una preoccupante mancanza di personalità nei momenti clou ed un procuratore molto più impegnato nel far rinnovare il suo contratto ogni 6 mesi piuttosto che nel fargli scegliere la strada giusta per riprende il cammino interrotto nel 2015.

L’ammonizione di Verratti contro la Svezia

L’etichetta di sopravvalutato è però ormai ben incollata sulla fronte di Verratti ed il rischio di perdere la titolarità a scapito di un Jorginho in continua crescita non sembra comunque dargli la scossa per svoltare. A 26 anni da compiere l’ex Pescara deve dimostrare di non essere il bluff che è stato negli ultimi due anni, magari con un procuratore meno interessato al profitto di Raiola ed in una squadra diversa dal Paris Saint-Germain, ormai troppo limitante per la sua crescita e che lo sta lentamente portando sulla strada dell’eterno incompiuto.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: foxsports.it

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