maturità 2016
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Maturità 2016, per i nati del ’97, è stata il coronamento della fine di un percorso durato cinque lunghi anni e il principio di uno nuovo. Si è giunti al termine di una vita scandita da orari, campanelle e lezioni, per addentrarsi in un sentiero più libero, ma forse anche più tosto. Semestri, esami, piani di studi e CFU: ancora concetti lontani. Ignari del “dopo”, la Maturità 2016 viene vissuta dai più come la più grande liberazione da tutti i pesi e le ingiustizie della vita.

La Maturità 2016 è stata per molti anche questo: lo sprint finale, i cento metri più veloci della storia dopo una lunga corsa fatte di cadute e riprese. Perché la strada non è sempre stata retta e lineare: si sono incontrati sassi, rocce, strapiombi e discese, ma anche salite e vette bellissime, orgogliosamente sudate e conquistate.

Chi arriva all’esame di maturità, seppur in preda all’ansia della “prima volta”, è consapevole di un fatto: essere arrivato a più di tre quarti del percorso. Si tratta dell’ennesimo “scendere in campo”, con la sola differenza che non è più campionato, ma Champions League. Ritmo più alto, corpo più teso, platea più internazionale: si gioca tutto (anche la graduatoria per entrare in università), fino all’ultimo minuto.

Maturità 2016: da Eco al PIL

Per la prima prova di italiano della Maturità 2016, per quanto concerne la tipologia dell’analisi testuale, il MIUR scelse di puntare sull’autore ermetico per antonomasia: Umberto Eco. Un nome che alcuni si aspettavano per via della stesura del testamento, mentre altri dichiaravano banale e scontato per l’anno in questione.

A prescindere dalle “attese”e dai prognostici sul “toto autore” della prima prova, per la Maturità 2016 Eco ha riscosso un grande successo. Il testo scelto è stato tratto daSu alcune funzioni della letteratura, in Sulla letteratura (IV edizione Tascabili Bompiani, Milano 2016), nel quale si pone l’accento sull’importanza della letteratura. Nonostante non possa essere considerata un bene materiale, secondo Eco, è sicuramente decisiva per la vita e nella vita, soprattutto se si parla di lingua, di identità e di comunione tra popoli.

Decisivo è proprio il momento all’interno del testo nel quale Eco domanda al lettore in modo diretto, senza perifrasi: a che cosa serve davvero la letteratura, questo bene immateriale? Eco ne dà una risposta plurima: innanzitutto tiene in esercizio la lingua come patrimonio collettivo, crea identità e comunità, dona libertà nell’interpretazione dei testi, rispettando sempre “l’intenzione del testo”.

Un Eco quindi che riporta, durante la Maturità 2016, ad una riflessione sulla funzione letteraria profonda, ragionando su quelli che sono i pregi, i limiti e le applicazioni future del senso letterario.

La letteratura detiene senz’altro una funzione educativa sul singolo, ma serve anche a rafforzare quel senso di unità e di appartenenza alla comunità umana, grazie al quale tutti gli uomini entrano in comunicazione. Educa i sentimenti, il nostro io interiore, insegnandoci quelle che sono leggi della vita.

Per la tipologia B, ovvero la redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale gli ambiti su cui è ricaduta la proposta sono stati quattro: artistico letterario, socio economico, storico politico e tecnico scientifico. Ai più è interessato l’ambito letterario con il tema del conflitto tra padre e figlio, con gli intramontabili Kafka, Saba, Tozzi, messi a nudo da un quadro Il figliol prodigo, 1922 Milano- Museo del Novecento.

Ma ciò che più ha sorpreso è stata la provocazione della seconda proposta di traccia: crescita, sviluppo e progresso sociale, il PIL è misura di tutto? Il prodotto interno lordo, quel valore che rappresenta quello che un paese produce, la sua ricchezza e grandezza in termini economici, è davvero la misura della qualità della vita, considerata nella sua interezza?

Da una parte la letteratura, il bene immateriale che è in grado di educare e dare valore a ciò che la vita offre, dall’altro il valore economico storico per tradizione, decostruito proprio nell’etimologia della sua funzione.

Dal 2 giugno del ’46 alle frontiere dell’oggi

La tipologia C della prima prova della Maturità 2016, il tema a carattere storico, si apre esordendo:

“70 anni fa nel marzo del 1946 in occasione delle elezioni amministrative e il 2 giugno 1946 in occasione del referendum tra monarchia e repubblica in Italia le donne votano per la prima volta. Dopo la seconda guerra mondiale il suffragio universale perfetto portava a compimento una battagliata cominciata in Italia all’indomani dell’Unità, passata attraverso le petizioni delle prime femministe all’inizio del Novecento e corroborata dalla partecipazione delle donna alla guerra di Resistenza”.

Si parla di donne, di liberazione, di diritti, di voto, di fatica, paura, resistenza e coraggio. Per la prima volta nel 1946 tutte queste parole hanno trovato senso nel loro accostamento e non più isolamento, settant’anni dopo è apparso quindi doveroso ridonare loro quella nobiltà di fine.

La Maturità 2016, per quanto riguarda la prima prova di italiano, si è conclusa con un tema di ordine generale, incentrato sul concetto di confine.

“Il confine indica un limite comune, una separazione tra spazi contigui, è anche un modo per stabilire in via pacifica il diritto di proprietà di ognuno in un territorio conteso. La frontiera rappresenta invece la fine della terra, il limite ultimo oltre il quale avventurarsi..”

Ragionare quindi sulla parola “confine” in tutte le sue sfaccettature: valicare un confine, farsi guerra per un confine, riaffermare un confine, disegnare confini, è qualcosa di forse più attuale che mai. E ancora una volta è strettamente in antitesi con la traccia precedente.

La Maturità 2016 è stata costruita su un percorso di tracce tanto diverse, ma così poco divergenti. Da Eco al PIL, dal ’46 alle frontiere odierne, le linee di pensiero si sono man mano avvicinate, convergendo in punti comuni.

Marta Barbera

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Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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