Pioli, Milan, Rangnick

Per quanto tempo abbiamo sentito il nome di Ralf Rangnick accostato al Milan? Molto probabilmente dobbiamo tornare al periodo in cui Marco Giampaolo è stato esonerato dalla dirigenza rossonera, dopo aver raccolto 9 punti su 21 disponibili ed aver rimesso allo sbando una squadra che nella stagione precedente sembrava essere sulla strada giusta per riprendere in mano la propria storia. Il ruolo che i rossoneri avevano chiesto al subentrante Stefano Pioli era quello dell’apripista per colui che sarebbe arrivato dopo, ovvero l’uomo che, da responsabile dello sviluppo calcistico della Red Bull, ha reso il Lipsia la terza squadra in Germania e che ha permesso alle altre squadre del gruppo austriaco di diventare realtà affermate del calcio. Ma, nella stagione di calcio più strana di sempre, le cose pare accadano e basta, senza la benché minima spiegazione, e quindi può anche succedere che il Milan post-lockdown non perda una sola delle nove partite disputate, battendo anche Juventus e Lazio, e che quindi il piano Rangnick venga abbandonato del tutto e si decida di rinnovare Pioli fino al 2022. Sarà questa la strada giusta?

Dopo aver raccolto il testimone di Giampaolo fino a Milan-Genoa del prelockdown, Pioli aveva vinto sette partite, ne aveva pareggiate sei e perse altrettante, tra cui qualcuna piuttosto malamente contro Atalanta e Inter. La squadra, in tutto ciò, oscillava tra il 14esimo e il decimo posto, risalendo leggermente solo grazie all’exploit causato dal ritorno di Zlatan Ibrahimovic, che aveva fruttato tre vittorie consecutive contro Cagliari, Udinese e Brescia. Peraltro, in quello stesso periodo di tempo, il CFO Zvonimir Boban e il DT Paolo Maldini avevano completamente tagliato i ponti con l’AD Ivan Gazidis, dopo essere stati scaricati senza preavviso nel tentativo di consegnare a Rangnick i pieni poteri, sia in campo che fuori. Una vera e propria Babele sportiva, considerando che la campagna acquisti invernale dei rossoneri era più adatta alle idee di gioco del tedesco che di Pioli, e che Ibrahimovic era l’unica mossa che i rossoneri erano disposti a fare per sopperire a una stagione che aveva assunto i tratti di una tragicommedia. Le cessioni di Suso e Piatek (che ormai avevano fatto terra bruciata attorno a loro ed avevano ampiamente deluso le aspettative) e l’arrivo di Saelemakers erano il chiaro messaggio di benvenuto allo stesso Rangnick, che dal canto suo era pronto a dare il benservito ad Ibrahimovic, unico vero faro nella notte di terrore dalla quale il Milan non riusciva a venir fuori.

Piatek e Suso sono stati sia i simboli che i capri espiatori dei primi mesi sciagurati del Milan
fonte: Gazzetta.it

Ma nel momento in cui i rossoneri stavano facendo più fatica in assoluto, con una sola vittoria nelle ultime cinque partite, è arrivato lo stop del campionato che ha permesso al Milan di interrompere una striscia che iniziava a farsi quantomeno problematica. E mentre per squadre come Lazio e Inter ciò ha segnato la fine dei loro sogni scudetto, Pioli sembra aver scoperto la formula magica per far girare il suo Milan. La squadra che stiamo ammirando nelle ultime settimane ha ritrovato la consapevolezza che aveva lasciato lo scorso anno, quando sulla panchina c’era Rino Gattuso e la zona Champions League era distante appena una manciata di punti. La catena di sinistra a firma RebicTheo è, in termini di rendimento, seconda solo a quella dell’Atalanta, con il terzino francese libero di spingere a tutta fascia e di giocarsi l’uno contro uno ogni volta che l’ex Eintracht si accentra per giocare al fianco o talvolta davanti ad Ibrahimovic in un ibrido 3-4-1-2. Ciò che più sorprende però è la qualità delle giocate del Milan, che in fase di costruzione può affidarsi a Bennacer in uscita dalla difesa e sulla coppia CalhanogluIbra sulla trequarti che attirano le attenzioni della mediana avversaria e lasciano agli esterni la possibilità di inserirsi e di ricevere palla spesso liberi da ogni eventuale raddoppio, e ciò grazie anche alla straordinaria qualità nel cambiare versante di gioco in maniera repentina. E proprio il turco ex Leverkusen sembra un altro giocatore da quando è tornato nel suo ruolo naturale, dopo due anni passati da più che forzato esterno d’attacco. Anche con Bonaventura in campo, Calhanoglu riesce finalmente a ritagliarsi il suo spazio per essere utile al gioco dei rossoneri e il giocatore che si trascinava mestamente sulla fascia sinistra è solo un ricordo.

Lo 0-3 contro la Lazio è l’esempio migliore del calcio espresso da questo Milan

L’attuale Milan di Pioli è la squadra da battere, che lotta su ogni pallone e che non sembra mai mollare la presa sul match (chiedere informazioni a Sarri), e il rinnovo dopo il nono risultato utile consecutivo (decimo, con il pareggio contro l’Atalanta) è il giusto premio per aver recuperato una stagione che a dicembre era già da dimenticare, eppure dobbiamo chiederci se è giusto per il futuro della squadra. Boban, dopo l’esonero di Giampaolo, aveva parlato di 2-3 anni per ritornare al livello che compete ai rossoneri, ma il Milan è nuovamente in Europa dopo aver battuto il Sassuolo e giocatori come Conti, Calhanoglu e Rebic sono passati da oggetti misteriosi a elementi di rilievo della rosa, e mentre con Rangnick l’organico sarebbe cambiato forse in maniera radicale, Pioli sta valorizzando un gruppo che probabilmente si ritroverà anche l’anno prossimo. Ma il suo vero merito è quello di non aver permesso dei nuovi casi Suso e Piatek in questi due mesi e, anzi, di aver finalmente permesso al rossoneri di aumentare il valore della rosa, dopo anni passati a bruciare soldi e talenti di una lista che comprende, tra gli altri, Andrè Silva, Alen Halilovic e Gonzalo Higuaín.

Il Milan ha avuto un grande successo in questa ripresa di Campionato, ma era già arrivato in Europa League lo scorso anno prima di dovervi rinunciare, ufficializzando una crisi societaria della quale tutti si erano accorti già da un pezzo. Il rischio di un Giampaolo-bis rimane molto alto anche per l’uomo dei miracoli delle ultime dieci partite, perché questo calcio estivo ha tutti i contorni delle classiche tournée pre-campionato. Non a caso, molte delle squadre che stavano dominando prima del lockdown, Lazio su tutte, hanno rallentato inesorabilmente, mentre altre come il Milan hanno iniziato a vincere e convincere dopo un periodo fallimentare, e ciò che stiamo vedendo potrebbe essere anche una bugia e nulla di concreto su cui fondare le basi per un progetto.

Stefano Pioli non è mai riuscito ad andare oltre i due anni su nessuna panchina e non è mai riuscito ad imporsi come allenatore sul quale fondare il futuro di una squadra, e nel caso di un progetto debole e fragile come quello del Milan sembra quantomeno azzardato un biennale su premesse così fragili. Ma Rangnick avrebbe potuto gettare nel caos un gruppo che ha trovato la sua forma e la sua serenità dopo parecchio tempo, e il vero rischio che si correva era di ripetere l’errore fatto con Gattuso. Pioli non sarà il miglior allenatore, ma anche contro l’Atalanta e con parecchie assenze ha fatto venire fuori i pregi del gruppo che ha a disposizione, e spesso gli uomini valgono più dei tecnici, e nonostante tutto ci sentiamo di scommettere sul Milan in Europa anche per il prossimo anno, perché le fenici risorgono sempre dalle proprie ceneri prima o poi.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: goal.com

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