Fino in fondo: la parola poetica nel segno della prevenzione

Il 18 novembre scorso presso il Centro di Komen Italia per i trattamenti integrati in oncologia, si è svolta la premiazione del concorso “Fino in fondo”. Arrivato quest’anno alla sua terza edizione, il premio di poesia “Fino in fondo” nasce con un obiettivo: ricordare Francesca Voi, giovane ragazza scomparsa per un tumore raro. Il concorso mira a sostenere attivamente e concretamente l’associazione Susan G. Komen Italia, che da anni è in prima linea nella lotta ai tumori del seno.

La terza edizione di “Fino in fondo” ha raccolto poesie scritte da professionisti e non. In particolare, grazie alla proposta di due sezioni distinte, una a tema libero e l’altra a tema “Fino in fondo”, il ventaglio di tematiche riscontrate si è aperto ancor più che negli anni precedenti. Nella sezione “Fino in fondo” il nucleo tematico dominante è quello della malattia e del dolore che ne consegue. Affrontata in tutte le sue sfaccettature e talvolta anche nella rinascita che ne può conseguire, l’esperienza della malattia è stata non soltanto rielaborata, ma soprattutto trasformata. La psiconcologa Marinella Linardos ha riportato l’attenzione dei presenti alla premiazione sul potere della scrittura di creare, a livello fisico e mentale, un nuovo lessico. Portando fuori un sentimento che prima era nascosto nelle proprie profondità, chi scrive riesce anche ad affrontare meglio quel nodo rimasto inespresso fino al momento della scrittura. Il potere che scaturisce da questa attività quotidiana è terapeutico. Nella sezione a tema libero si sono riunite, invece, tematiche meno circoscritte e tuttavia animate da una grande energia e voglia di vivere: si ritrovano paesaggi cari a chi scrive, il ricordo di persone che non ci sono più, la gioia delle piccole cose di tutti i giorni. Sono poesie intime, molto personali eppure universali, che riescono a parlare al cuore di tutti.

Questa edizione vede vincitrici della prima sezione, a tema libero, le poesie: “L’albero ricoperto di spine” di Vittorio di Ruocco, “Come un albero” di Stefano Di Pietro, “Un ascensore verso il cielo” di Ilaria Caspani. Per la seconda sezione, a tema “Fino in fondo”, si classificano invece: “Esisterò ancora” di Stefano Di Pietro, “Il fiume generoso della vita” di Vittorio di Ruocco, “E ti specchi ancora” di Liviana Ceccarelli. La giuria ha deciso inoltre di dare un attestato di merito a Laura Vezzosi per la poesia “Quella che ero“. Si riportano le prime poesie in classifica per ogni sezione.

L’albero ricoperto di spine (di Vittorio di Ruocco)

Bianca come il più pallido silenzio,
come una sposa nel più lucente sogno,
ci saluti.
Bella era la stagione nei tuoi occhi, 
ardeva il vento nelle tue parole: 
erano spiagge d’oro, oasi celesti, 
acque salvifiche, intatte e primordiali. 
 
Erano varchi oscuri, anditi occulti 
persino ai saggi antichi, ai negromanti, 
strade inventate per l’eternità.  Erano fuoco, erano tempesta 
mai chine sulle spoglie della vita, 
magico unguento contro la pietà. 
 
Ora, il tramonto nel tuo sguardo 
spento, è ancora luminoso come l’alba: 
il sole non riesce più a sparire
oltre le vette e a sciogliersi nel mare. 
L’albero che tu amasti, il verde pino 
coperto ormai di spine e di dolore 
stanotte si è schiantato sull’asfalto: 
nessuno sa che si è lasciato andare, 
perché nel viaggio tu non fossi sola.
 
Bianca come il più pallido silenzio 
lasci la notte a chi ti resta accanto. 
Gli splendidi sorrisi e le carezze
con cui scacciavi anche il più mesto 
pianto, purtroppo li hai portati via con te.

Esisterò ancora (di Stefano di Pietro)

Ho resistito fino in fondo
come le tegole sbiadite
delle case sul mare di Gaeta
consapevoli di volare via
al primo colpo di vento.
Ho resistito a fatica 
come vetri di antiche case
che affacciano su piazze
dove giocano bambini.
Ho resistito fino in fondo
come le pietre
scolpite da mille anni.
Ho resistito fino in fondo
come reliquia in una teca
come la Monna Lisa
per darti coraggio
mentre ne avevo bisogno.
Esisterò fino in fondo
nei rintocchi di un campanile
nel volo dei gabbiani
nei tuoi occhi
riflessi sul mare di Gaeta.

Il nostro augurio è sempre lo stesso: che l’iniziativa possa crescere ancor di più e portare un sostegno a chi ne ha davvero bisogno, coinvolgendo le persone e creando una rete di solidarietà. Ringraziamo in particolar modo la famiglia di Francesca Voi e speriamo che non si perda mai l’invito ad andare “Fino in fondo” nella vita di tutti i giorni.

Arianna Saggio

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