Qatar, lavoratori
Fonte immagine: La Repubblica

Un’inchiesta del quotidiano britannico “The Guardian” ha rivelato che dal 2010 – anno in cui la FIFA assegnò i mondiali di calcio del 2022 al Qatar – al 2020 sarebbero morti più di 6.500 lavoratori impegnati nella costruzione di infrastrutture necessarie per ospitare il tanto discusso evento internazionale. Già, perché da ormai dieci anni a questa parte non vi è chi non veda nella scelta della FIFA di assegnare i mondiali al Qatar un atto incomprensibile e sconsiderato. Oggi tale scelta può anche definirsi totalmente irresponsabile.

Quando il 2 dicembre 2010 la FIFA decretò lo svolgimento dei mondiali di calcio 2022 in Qatar, in molti espressero perplessità su tale scelta, e non solo per via delle avverse condizioni climatiche che caratterizzano il paese situato nel Golfo Persico. Le preoccupazioni riguardavano anche l’allora evidente inadeguatezza del paese ad ospitare un evento come i mondiali di calcio, in primis per l’assenza di stadi ed altre infrastrutture che consentissero un regolare ed ordinato svolgimento del torneo. Inadeguatezza che derivava dalla scarsa tradizione calcistica del Qatar. Date le premesse, all’indomani di quella sconsiderata votazione FIFA, tutti sapevano che sarebbe servito un enorme sforzo lavorativo per consentire al Qatar di ospitare regolarmente i mondiali 2022. A dimostrazione di ciò, negli ultimi dieci anni in Qatar sono stati costruiti stadi, aeroporti, strade, hotel, è stato potenziato il sistema di trasporto pubblico, ed è stata persino costruita una nuova città che sarà la sede della partita finale dei Mondiali. Il risultato di quella famigerata scelta del dicembre 2010 può riassumersi nel seguente dato: 6.500 morti sul lavoro in un decennio.

Quest’ultimo dettaglio è stato rivelato dal quotidiano britannico “The Guardian” il quale ha sottolineato come si tratti per la maggior parte di lavoratori migranti provenienti da paesi limitrofi come India, Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka. Numeri da brividi, che parlano di una media di circa 12 morti bianche sul lavoro ogni settimana. L’inchiesta non tiene peraltro conto delle morti anonime, riguardanti quei – verosimilmente numerosi – lavoratori giunti in Qatar senza documenti e/o registrazione e scomparsi nell’anonimato più assoluto. In particolare, non sono computati i decessi degli operai provenienti da Filippine, Kenya e altri paesi che tradizionalmente forniscono grande manodopera al Qatar.

Qatar
Dei lavoratori impegnati nella costruzione di uno stadio in Qatar
Fonte immagine: globalproject.info

Il tutto è accaduto – e presumibilmente continua ad accadere – nel totale silenzio delle istituzioni, della FIFA, del comitato qatariota organizzatore dei mondiali, il quale, anzi, ha respinto nettamente le accuse parlando di appena 37 morti sul lavoro legate all’organizzazione dell’evento. Tuttavia, i numeri irrisori forniti dal Qatar non tornano, considerando che fonti dei governi di India, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka riportano che poco più 5.900 lavoratori sono morti in Qatar nel corso delle operazioni preparatorie dei mondiali di calcio. Discorso analogo per il Pakistan, il cui governo ha denunciato la morte di circa 800 suoi lavoratori nel Paese del Golfo nel decennio 2010-2020.

Le morti degli operai nei cantieri del Qatar sono indubbiamente dovute alle pessime condizioni lavorative cui erano sottoposti. Un problema, quest’ultimo, già segnalato nel 2019 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la quale in un report denunciava come i lavoratori fossero costretti a lavorare con temperature che oscillavano tra i 40° ed i 48°. A farne le spese sono state le famiglie dei poveri lavoratori coinvolti, lasciate senza spiegazioni e, soprattutto, senza alcuna forma di risarcimento in seguito alla morte dei propri cari, considerando che l’inerzia e l’insabbiamento delle autorità qatariote rende davvero difficile collegare le morti alle difficili condizioni lavorative. Il Guardian ha infatti segnalato come nella maggior parte dei casi i morti non vengano nemmeno sottoposti ad autopsia, e come pertanto dai referti medici non sia possibile comprendere se essi siano morti sul posto di lavoro. In particolare, tutte le morti dovute ad infarto, asfissia o stress fisico vengono qualificate come morti naturali, quindi senza la certezza che esse siano avvenute sul posto di lavoro.

Ma come si è arrivati alla scelta di affidare i mondiali 2022 ad un paese come il Qatar? Un paese che, più che vantare una tradizione calcistica, vanta una tradizione di mancato rispetto dei diritti dei lavoratori?

Il perché della scelta della FIFA di assegnare i mondiali 2022 ad un paese in via di sviluppo privo di infrastrutture e di un clima adeguato ad ospitare un evento calcistico di così grandi proporzioni non è ancora chiaro. Le principali perplessità riguardano l’aspetto organizzativo e derivano dal fatto che il clima desertico del Qatar farà sì che per la prima volta nella storia i mondiali si disputeranno in inverno, peraltro all’interno di stadi interamente climatizzati per consentire che le partite si svolgano con delle temperature adeguate. Scelta, quest’ultima, molto discutibile in termini ecologici e di consumo energetico in un periodo dove gli effetti del cambiamento climatico sono più visibili che mai. Se a ciò si aggiunge che all’epoca dell’assegnazione il Qatar era privo di infrastrutture e di manodopera sufficienti ad ospitare il mondiale, e che quindi erano noti i rischi cui si sarebbe andati incontro in termini di sfruttamento lavorativo, allora la scelta della FIFA può definirsi, oltre che insensata ed incomprensibile, anche irresponsabile.

Qatar
L’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, in compagnia dell’ex presidente UEFA, Michel Platini.
Fonte immagine: corriere.it

Eppure, qualcosa fa pensare che la scelta del Qatar fu esclusivamente dettata da motivi politici, con la Francia dell’allora premier Sarkozy – appoggiato dall’allora presidente della UEFA Michel Platini – a guidare un fronte di Paesi che avrebbero potuto trarre vari benefici dalla collaborazione con il Qatar. Non è un caso che di lì a poco – nel giugno 2011 – uno dei più importanti club francesi, il Paris-Saint-Germain, sia stato acquistato da un fondo riconducibile al governo del Qatar. Né è un caso che la rete televisiva BeIn Sports, parte del gruppo qatariota Al Jaazeera, oggi possieda i diritti televisivi per trasmettere il calcio francese. Tantomeno è un caso che nel giugno 2019 Michel Platini – presidente UEFA al tempo dell’assegnazione dei mondiali 2022 – sia stato coinvolto in un’inchiesta per corruzione legata proprio alla scelta della FIFA di far ospitare i mondiali 2022 al Qatar. Non è un caso, infine, che Sepp Blatter, presidente della FIFA all’epoca del voto per l’assegnazione dei mondiali 2022, abbia accusato Platini di aver favorito la vittoria del Qatar, contravvenendo ad un “gentlemen agreement” che doveva far ospitare i mondiali agli Stati Uniti. Il cambio di idea di Platini sarebbe avvenuto in seguito ad una riunione tenutasi nel novembre 2010 con protagonisti anche Sarkozy ed il principe ereditario del Qatar, ora emiro, Tamin bin Hamad al-Thani.

Insomma, interessi politici che ancora una volta hanno prevaricato quelli della collettività e, in particolare, delle povere famiglie coinvolte, per le quali il reddito dei lavoratori rappresentava l’unica entrata. Di fronte alla tragedia denunciata dal Guardian, la FIFA non ha sinora espresso una posizione ufficiale. Dal canto suo, un portavoce dell’organo di governo del calcio mondiale ha semplicemente affermato che “la frequenza degli incidenti nei cantieri della Coppa del Mondo Fifa è bassa rispetto ad altri importanti progetti di costruzione in tutto il mondo. Un’affermazione che lascia alquanto a desiderare, specialmente perché non supportata da documenti e statistiche ufficiali. Nel frattempo che Infantino ed i suoi collaboratori elaborino una risposta più adeguata su questa tragedia, qualcuno farebbe meglio a ricordargli che nemmeno il più importante ed innovativo mondiale di calcio vale quanto la vita di un singolo lavoratore.

Amedeo Polichetti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui