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Quando tra maggio e giugno dello scorso anno il gruppo Suning annunciava l’ingaggio di Luciano Spalletti come nuovo allenatore dell’Inter e di Walter Sabatini in qualità di direttore tecnico, le speranze dei tifosi di assistere ad una rifondazione del club nerazzurro diventavano più fondate. Un allenatore da Champions affiancato da un uomo di mercato noto per le sue capacità di talent-scout aumentavano le prospettive di un ritorno sul palcoscenico europeo, magari da protagonisti. Poi, l’imprevedibile: una improvvisa ed inaspettata rescissione consensuale del contratto tra Sabatini e Suning ha lasciato tutti di stucco. Un fulmine a ciel sereno ad Appiano Gentile, visti gli indizi positivi provenienti dalle ultime partite disputate dai nerazzurri, che lasciavano intravedere una ripresa in termini di risultati e di gioco espresso.

Dopo nemmeno un anno insieme, l’Inter si ritrova senza colui che avrebbe dovuto rappresentare il motore del processo di rinascita, individuando sul mercato quei giocatori funzionali al gioco di Spalletti che fossero in grado di poter disputare gare che richiedono una certa pressione. Curiosa la modalità di chiusura del rapporto (rescissione consensuale), a dimostrazione di una decisione totalmente condivisa da entrambe le parti contrattuali, probabilmente a causa di divergenze insanabili sulle strategie di mercato e di investimento. Al riguardo, viene da dire che, almeno per una volta, Sabatini e Suning si sono trovati d’accordo. Perché, va detto, l’amore tra il colosso cinese e Walter non è mai sbocciato.

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Ma cos’è successo? Cos’ha portato a questa improvvisa rottura? Preliminarmente, va detto che il ruolo ricoperto da Sabatini nell’ambito del gruppo societario cinese non era legato esclusivamente all’Inter. Sabatini non era direttore sportivo, carica tuttora rivestita da Piero Ausilio (con il quale, peraltro, pare non ci fosse troppa sintonia). In qualità di direttore dell’area tecnica del gruppo Suning, il suo compito era quello di coordinatore tecnico delle, al momento, due squadre di proprietà dell’amministratore Jindong Zhangnon: l’Inter e lo Jiangsu Suning, squadra partecipante al campionato cinese ed allenata, fino a pochi giorni fa, da Fabio Capello. Ed è in merito a quest’ultima circostanza che lo scenario diventa ancora più enigmatico, in quanto, quasi contestualmente alla notizia dell’addio di Sabatini, è arrivata quella della risoluzione consensuale tra Suning e l’ex tecnico di Roma e Juventus, che aveva raccolto solamente tre punti nelle prime tre giornate di campionato. In realtà, anche dietro l’addio di Capello si cela il mistero di una divergenza di vedute che non avrebbe consentito una prosecuzione del rapporto tra le parti. La domanda sorge spontanea: esiste un collegamento tra le due situazioni? L’addio di Sabatini all’Inter ha qualcosa a che fare con l’addio di Fabio Capello in Cina o viceversa? Forse sì, forse no.

Quel che è certo è che le ragioni dell’addio dell’ex DS della Roma sono facilmente individuabili nello stop improvviso subito dal mercato dell’Inter dopo la scorsa estate, legato anche alla difficile situazione in Cina, dove il governo ha limitato l’esportazione di capitali destinati ad essere investiti nel Calcio. Tale ultima circostanza, unita al necessario rispetto del fair play finanziario, hanno fortemente limitato la libertà di azione dell’Inter. Tuttavia, è verosimile che, oltre alle menzionate circostanze, Sabatini abbia annusato una certa riluttanza del gruppo Suning a realizzare nuovi investimenti sul mercato e sia stato oggetto di un probabile ridimensionamento del suo ruolo e dei suoi poteri sul mercato, come dimostrato dall’arresto delle trattative per Pastore, Ramires e Texeira. Uno scenario, questo, che sembra in linea con le dichiarazioni rese dopo l’addio: <<Sarebbe stato bello costruire qualcosa di più consistente>>.

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In effetti, quest’addio sembra ridimensionare fortemente le ambizioni del gruppo cinese e, conseguentemente, dell’Inter. Come reagirà la squadra, in piena corsa Champions? E quali saranno, a questo punto, le conseguenze in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo minimo stagionale? Certo è che alcuni giocatori (specie le pedine più importanti) potrebbero interpretare il caos societario come un segno di resa e come una rinuncia a qualsiasi ambizione, e decidere, quindi, di cambiare aria a fine stagione, al fine di trovare qualche progetto più “consistente”, per dirla alla Sabatini.

Dall’altro lato, anche la posizione di Spalletti sembra traballare. Lui, che sulla figura di Sabatini, con il quale aveva già lavorato alla Roma, puntava molto per una vera ricostruzione nerazzurra, e che, grazie a lui, aveva già beneficiato di diversi acquisti che si sono rivelati importantissimi per il, finora positivo, cammino stagionale dell’Inter: Skriniar, Cancelo, Borja Valero, Vecino, Karamoh e, da ultimo, Rafinha. Ebbene, non è ancora chiaro come quest’addio possa essere interpretato dall’ex tecnico della Roma, il quale, senza il suo uomo mercato di fiducia, potrebbe ritrovarsi inascoltato e abbandonato.

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Allo stesso tempo, non è chiaro quale sarà il futuro atteggiamento sul mercato, specie in relazione ad alcune situazioni che necessitano una regolazione: Kondogbia, costato 35 milioni, rivelatosi un flop durante la sua esperienza nerazzurra, ma attualmente in grande spolvero al Valencia, verrà riscattato? Cancelo, vera sorpresa di questo campionato ed attualmente in prestito dallo stesso club spagnolo, sarà acquistato a titolo definitivo? E che ne sarà di Rafinha, in prestito dal Barcellona, e sul quale Spalletti sembra puntare molto? Qualcosa ci fa pensare che, probabilmente, anche l’atteggiamento mostrato da Suning in merito a queste situazioni delicate abbia influito sulla decisione dell’ex ormai direttore tecnico.

Insomma, la rescissione tra Sabatini e Suning sembra essere la fotografia di un probabile ed annunciato naufragio dell’ennesimo progetto societario interista, nato, come ormai solito da 5 anni a questa parte, con tantissime ambizioni e incrinatosi strada facendo a causa di brusche frenate dovute a problemi di gestione finanziaria. Nell’attesa che i vari Zhangnon e Zang facciano chiarezza sull’accaduto, sulle loro future ambizioni e sulle effettive limitazioni del Governo di Pechino sul loro operato, qualche nuovo investitore è già alla finestra, pronto a trascinare l’Inter attraverso l’ennesimo cambio di proprietà e l’ennesimo progetto di rinascita fondato su false speranze. Questo sì che sembra uno scenario “consistente”.

 

Amedeo Polichetti

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