Lezioni di Storia Festival: Laterza ci insegna la necessità della memoria

Boom di prenotazioni, sale gremite, più di 10.000 sguardi attenti e appassionati. Non c’è dubbio: Lezioni di Storia Festival, ideato da Laterza, è stato davvero un successo. E non poteva essere altrimenti in una città, quale Napoli, là dove ogni singola pietra ha qualcosa da raccontare. Là dove il passato si riversa nelle strade a invadere il presente, a inseguire il futuro.

Quattro giorni di incontri, visite, dibattiti dislocati tra il MANN, il Museo Madre, l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, il Liceo Genovesi e il Teatro Bellini, sede principale che, questa sera, ha accolto l’ultimo intervento, quello di Giulio Baffi su Eduardo De Filippo.

L’editore Laterza, supportato dalla Regione Campania, ci ha visto giusto: era più che necessario trasformare le Lezioni di Storia in un Festival, coinvolgere contemporaneamente più studiosi – italiani e non –, insegnanti, studenti, curiosi, far sì che i singoli eventi confluissero in un’unica, grande manifestazione di risonanza nazionale. È in tal modo che il messaggio diventa più forte: «la Storia è un bene comune» – lo si legge anche nell’appello lanciato da Andrea Giardina, Liliana Segre e Andrea Camilleri, uscito su Repubblica – e va divulgata al di là delle mura accademiche. Va messa a disposizione di una società che, non sempre, mostra di avere memoria di ciò che è stato, coscienza di ciò che è.

Indispensabile è risalire alle origini, compiere itinerari conoscitivi che abbracciano tempi e luoghi lontani e diversi: a Lezioni di Storia Festival ci si è interrogati su Agrippina, Cleopatra, Hitler, Bin Laden; si è parlato di Oriente e Occidente, di mito e verità che si intrecciano, di comunità e singoli, e si è discusso di arte, musica, letteratura, filosofia, diritto. Tutte discipline queste che nella storia trovano significato e nutrimento. Che nella storia si incontrano per dar vita alla civiltà.

Soltanto colmando i vuoti, esplorando il passato – remoto e recente – , si può comprendere il presente, capire chi si è come individuo e come membro di una collettività: quando la storia non sarà più una selva di accadimenti separati gli uni dagli altri, date sconnesse e minuzie da ricordare, allora rinascerà quel senso civico la cui assenza è, di certo, la più grande sconfitta dell’era contemporanea.

La manifestazione voluta da Laterza si pone, dunque, come una risposta alla svalutazione generale del sapere storico e, soprattutto, come un invito. Un invito a educare i giovani all’importanza di questo stesso sapere, a indirizzarli a uno studio critico dei suoi volti molteplici e, alle volte, ingannevoli. Un invito a spingere le nuove generazioni, abituate a non porsi domande, a chiedersi il perché di quanto si legge sui giornali e si vive in strada, a darsi una risposta guardandosi alle spalle.

Un invito che forse non resterà inascoltato perché arrivato dritto ai diretti interessati: molti, difatti, sono stati i ragazzi accorsi alle Lezioni di Storia, attirati dalle parole di Eva Cantarella, Luciano Canfora, Alessandro Barbero e degli altri ospiti intervenuti al Festival. Una presenza significativa la loro, che dimostra che il Paese non è morto, che c’è ancora sete di conoscenza, voglia di appropriarsi del vasto bagaglio della memoria. E se solo questo venisse debitamente aperto a scuola, all’univeristà e altrove, probabilmente non ci sarebbero più ritorni di ideologie deleterie e pericolose, né vacue polemiche sul celebrare o meno la Liberazione, né figurerebbero, prima di una partita di calcio o a pochi passi dal Colosseo, striscioni in onore di Mussolini.

Il festival voluto da Laterza ci ricorda, dunque, che fare storia non è importante bensì necessario, e che ignorarla «vuol dire smarrire noi stessi, la nostra nazione, l’Europa e il mondo», vagare senza guida in un mare magnum di disinformazione e di disvalori. Brancolare in una densa notte di tenebre.

Anna Gilda Scafaro

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here