Da Petrosinella a Raperonzolo: storia di una prigioniera dai capelli dorati
Fonte: https://storyyeti.com/rapunzel/

Una madre adottiva iperprotettiva, un principe coraggioso e una prigioniera dai capelli dorati: la Raperonzolo dei fratelli Grimm è liberamente ispirata a Petrosinella, racconto di Giambattista Basile. L’incipit della famosa fiaba recita così:

«C’erano una volta un uomo e una donna, che già da molto tempo desideravano invano un figlio; finalmente la donna poté sperare che il buon Dio esaudisse il suo desiderio.»

Quante storie della nostra infanzia iniziano con quel “C’era una volta”: è l’incipit classico delle fiabe della buonanotte, quelle sussurrate nel lettone prima di andar a dormire. Bastava questa formula a preannunciare universi fantastici, dove i protagonisti del racconto affrontavano peripezie, mille ostacoli, streghe e lupi cattivi, per poi trovare a volte l’amore, a volte semplicemente la pace in quell’immortale “e vissero felici e contenti”.

Da grandi impariamo a comprenderle meglio quelle fiabe, a leggerne i sottintesi, gli scopi educativi e anche i più velati messaggi maliziosi. Perché le versioni che ascoltiamo da bambini sono risultati di edulcorazioni, di cambiamenti che hanno censurato le parti più crude. Tra gli esempi più famosi vi è la rivisitazione dei Grimm di Rosaspina, la Bella Addormentata, salvata dal bacio del principe: la sua antesignana era la Talia dei racconti di Giambattista Basile, stuprata da un re mentre era ancora addormentata. Negli stessi racconti dei Grimm non mancano episodi cruenti: la matrigna di Cenerentola, ad esempio, costringe le sorellastre a tagliarsi un dito e un pezzo di calcagno per poter indossare l’ambita scarpetta.

La Raperonzolo dei Fratelli Grimm

Anche la fiaba di Raperonzolo inizia con il più classico “C’era una volta” e con un giovane coppia che tanto aveva desiderato un figlio. Finalmente la donna è in dolce attesa; preda di una voglia improvvisa, inizia a desiderare di poter mangiare i meravigliosi “raperonzoli” che crescono in un orto limitrofo.

Il marito, per accontentarla, ruba una manciata d’ortaggi, ma viene colto sul fatto dalla proprietaria, la maga Gothel. Alle giustifiche dell’uomo, la vecchia decide di risparmiarlo e di permettergli di prendere qualche raperonzolo, ma ad una condizione: in cambio vuole il bambino che la moglie aspetta. L’uomo acconsente a questa richiesta; e così, la bambina tanto desiderata, viene portata via in fasce e chiamata proprio “Raperonzolo”.

Compiuti 12 anni, la bella Raperonzolo viene rinchiusa dalla maga in una torre senza porte e con una sola finestra in cima; ogni giorno la maga si reca a farle visita, riuscendo ad arrampicarsi fino alla finestra grazie alle lunghe trecce della ragazza.

Qualche anno dopo, un principe passa accanto alla torre e resta ammaliato dal canto della prigioniera: spiando la vecchia scopre il modo di raggiungere la finestrella più in alto. Finalmente al cospetto di Raperonzolo, le dichiara il suo amore e insieme decidono di elaborare un piano di fuga.

Purtroppo, l’ingenuità tradisce Raperonzolo che si fa scoprire da Madre Gothel. Quest’ultima, arrabbiata per il tradimento della giovane, la punisce tagliandole i capelli e condannandola a vivere in un deserto. Anche il bel principe sarà punito: cadrà dalla torre trafiggendosi gli occhi con delle spine.

Egli vagherà per anni, cieco, fino a che il destino gli farà rincontrare la sua amata e potranno finalmente avere il loro “e vissero felici e contenti”.

La “Petrosinella” di Basile

Non è un segreto che i Grimm abbiano attinto a piene mani da fiabe già conosciute: era nota, in particolare, la loro preferenza per il nobile napoletano Giambattista Basile. La sua raccolta di fiabe, scritte in dialetto meridionale, è “Lo Cunto de Li Cunti”; si tratta di un insieme di racconti, rievocazioni di leggende e aneddoti; i Grimm si ispirarono a Basile per Cenerentola, La Bella Addormentata e molte altre storie.

Tra gli altri racconti troviamo anche l’antenata di Raperonzolo. È una certa Prezzemolina, nota col nome dialettale di Petrosinella da “petrosino”, il nome locale del prezzemolo; in questa versione, infatti, è di “prezzemolo” e non di “raperonzolo” che ha voglia la madre della protagonista.

Nonostante le differenze tra le due storie, il focus centrale del racconto rimane invariato: anche qui Petrosinella è rinchiusa in una torre e solo grazie all’intervento esterno di un principe avrà contatto con la realtà e il coraggio necessario per escogitare un piano di fuga.

raperonzolo petrosinella principe madre
Fonte: https://www.ilsudchenontiaspetti.it/fiabe-di-basile/

Pare, inoltre, che Basile per il luogo di prigionia della bella fanciulla dai lunghi capelli dorati si sia ispirato al Castello di Lagopesole in Basilicata. Ancor oggi è visibile la statua di Petrosinella con le trecce di pietra che capeggia sopra una torre del castello, mentre aspetta l’amato.

Ma il motivo della fanciulla rinchiusa è ancor più antico e risale direttamente alla  mitologia greca, nello specifico a Danae. La principessa fu rinchiusa in una torre dal padre, re Acrisio. Sarà poi liberata e resa madre da Zeus.

Nonostante le differenze tra le versioni, il fil rouge sembra essere lo stesso: genitori ossessivi che trattano i figli alla stregua di una proprietà, proteggendoli e imprigionandoli in una “sfera” di cristallo. E così madre Gothel, che fu ai suoi tempi re Acrisio, nasconde la figlia in una torre inespugnabile, in una teca di vetro che la tiene lontana dai pericoli del mondo. La fa crescere senza contatto con la realtà, sicura che basti questo per fissarla in quell’età, minacciandone l’individualizzazione e la crescita.

Non è un caso che Raperonzolo venga rinchiusa al compimento del dodicesimo anno di età: è il momento in cui si affaccia all’adolescenza quel periodo intermediario che porta direttamente all’età adulta e madre Gothel non può permetterlo. Simbolo delle madri iperprotettive, si ritiene la padrona assoluta, perché lei ne ha permesso la nascita.

Ma il contatto con l’esterno è inevitabile: avviene con la figura del principe, di questo salvatore che arriva e rende coscienti del mondo altro, quello che c’è al difuori di una torre dorata. L’ingresso all’età adulta passa attraverso l’amore, ma anche tramite la carnalità: così Danae concepisce Perseo e Raperonzolo genera due gemelli. È la metafora della maturazione della donna, dell’affacciarsi all’età adulta che passa, in questo caso, tramite la trasgressione.

La scoperta della vita e il confronto con l’altro porta alla liberazione dalla prigione dorata. Raperonzolo/Petrosinella è resa coraggiosa dallo spiraglio di quel che è fuori e dal desiderio di affacciarsi alla realtà.

Si è sicuri nella propria torre, ma si è vivi solo nel mondo.

Vanessa Vaia

Vanessa Vaia
Vanessa Vaia nasce a Santa Maria Capua Vetere il 20/07/93. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico, si iscrive a "Scienze e Tecnologie della comunicazione" all'università la Sapienza di Roma. Si laurea con una tesi sulle nuove pratiche di narrazione e fruizione delle serie televisive "Game of Series".

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