Intervista a Fernando Martínez de Carnero, professore alla Sapienza e militante di Podemos, sull’esito delle elezioni e il futuro politico della Spagna e della Sinistra spagnola, con un occhio alla situazione italiana.
Domenica gli spagnoli sono stati chiamati al voto una seconda volta, dopo lo stallo risultato dalle elezioni di dicembre. L’esito della nuova tornata, però, porta ad una situazione del tutto simile alla precedente. A guardarla da Sinistra, anzi, sembra addirittura peggiore: Unidos Podemos (la coalizione che riunisce Podemos, Izquierda Unida e Equo) perde consensi e mantiene lo stesso numero di deputati, il PSOE perde cinque seggi ma resiste come secondo partito e il Partido Popular cresce sia in deputati che in elettori, nonostante l’aumento dell’astensione. Totalmente smentiti i sondaggi della vigilia e gli exit poll. A cosa è dovuto, secondo te, questo risultato?
Martínez:”Uno dei limiti attuali di Podemos è la sua difficoltà ad attrarre i voti degli indecisi. Abbiamo costatato che sia i sondaggi truccati negativamente, sia quelli che ci mettono oltre le aspettative non servono. Il voto alle coalizioni di Podemos è d’intenzione diretta e le difficoltà ad attrarre i voti dei cittadini di più di 55 anni o di aree rurali sono ancora un vero limite. Dare esclusivamente la colpa all’alleanza con IU 
A proposito della coalizione Unidos Podemos: come si è svolto il processo di aggregazione?
Martínez:”Il processo non è stato complicato. C’erano i precedenti delle Mareas, gli accordi della Comunidad Valenciana o quelli di En Comú Podem in Catalogna. Le regole di finanziamento della campagna sono state sempre quelle di Podemos, attraverso l’impegno coi cittadini tramite il crowdfunding. Dopo sono state rispettate le regole di parità di rappresentazione per le donne e si è tentato di distribuire i candidati garantendo i seggi dei membri più rappresentativi delle principali coalizioni ed una distribuzione in funzione dei voti ottenuti a dicembre. Così, ad esempio, Alberto Garzón era quinto nella lista di Madrid. Dal punto di vista organizzativo, non si sono riscontrati dei grossi problemi.”
Si è trattato, dunque, di un processo realmente paritario in cui nessuna delle forze in campo ha rivendicato un ruolo di preminenza sulle altre?
Martínez:”In effetti, Podemos ha usato la base delle sue liste votate l’anno scorso, che erano state riconfermate per le nuove elezioni, con l’aggiunta di alcuni personaggi rilevanti della società civile che si era deciso di integrare prima di dicembre, in genere esperti in aree specifiche, pensando ad un’eventuale partecipazione nel governo. La lista interna è stata soltanto modificata con la sostituzione di alcuni candidati che per motivi personali non ripetevano a giugno. Il resto dei partiti, come Equo a livello nazionale, Més nelle Baleari, ecc., hanno disegnato le proprie liste e sono stati usati i criteri che segnalavo in precedenza.”
Nonostante l’esperienza al di sotto delle aspettative, le sinistre spagnole continueranno a lavorare insieme o Unidos Podemos si spaccherà, tornando alla situazione del 2015?
Martínez:”È prematuro per capirlo. All’interno di IU, ad esempio, lo scatto di Gaspar Llamazares, una volta conosciuti i risultati, è stato immediato. È vero che Izquierda Abierta era la corrente di IU più reticente alla convergenza. Ma la leadership di Garzón, al giorno d’oggi, è assolutamente fuori questione. L’altro estremo è incarnato da Íñigo Errejón, all’interno di Podemos, ma il suo discorso ieri non sembrava divergente rispetto alla strada intrapresa insieme. Leggevo recentemente l’analisi sempre acuta ed 
Che tipo di governo pensi nascerà e cosa invece speri?
Martínez:”Il risultato offre un panorama con le stesse complicazioni vissute in precedenza. Formare un governo non sarà facile. Forse, l’unica cosa che cambia è una prevedibile volontà di tregua da parte della sinistra. La soddisfazione iniziale dei socialisti è diventata, il giorno dopo, una realtà che desta molti dubbi e poco ottimismo. I numeri per un governo progressista con altri partiti regionali sono peggiorati rispetto a dicembre. Ma non sarà facile per la destra formare un governo. Nessuno tenterà di ostacolare una soluzione, ma è prevedibile che il futuro governo di Rajoy non duri più di due anni.“
Due anni nei quali la Sinistra spagnola, nel caso si formi un governo del Partido Popular con appoggio eterno del PSOE (e magari anche di Ciudadanos), potrebbe accreditarsi come unica vera forza di opposizione e di alternativa.
Martínez:”L’identità del PSOE non fa escludere delle ulteriori metamorfosi. Vorranno essere simultaneamente opposizione ed alleati del governo, nello stesso modo in cui in precedenza hanno voluto condurre un governo progressista alleati con la nuova destra di Ciudadanos, un partito che, non dobbiamo mai dimenticarlo, nelle origini era andato in coalizione alle Europee insieme a Libertas, rappresentanti dell’ultradestra spagnola. La lotta nei prossimi anni diventa molto importante, in quanto il sistema tenterà di riciclarsi, di pulire l’immagine usando delle strategie cosmetiche, anche, se per fortuna, stanno lottando per concludere i loro piani di crescita a partire dalla privatizzazione dei beni pubblici. Non sarà facile per la destra e i loro eventuali alleati mantenere l’equilibrio necessario per acquistare credibilità. Per Unidos Podemos non rimane soltanto il compito di fare l’opposizione parlamentare, ma anche quello di formare altre alleanze coi movimenti sociali che sono nella base della propria nascita politica. Creare dei contropoteri per raggiungere degli ulteriori consensi, anche a livello internazionale. Bisogna mantenere la stessa agenda che era stata disegnata prima dei risultati delle elezioni. Bisogna diffidare dal troppo facile, non cadere più nell’infantilismo politico, come oggi segnalava Juan Carlos Monedero, e capire che i processi non sono sempre lineari, a maggior ragione quando ci sono tanti fattori che non giocano a favore.”
Cosa può imparare la sinistra italiana da Unidos Podemos?
Martínez:”In primo luogo, ad avere pazienza. L’Italia è stata per decenni la scuola dei politici spagnoli, ma, come la Spagna, si è dimenticata dell’importanza dell’analisi generale, delle strategie che partono dalla comprensione dei processi. 
Pietro Marino















































