Napoli Teatro Festival 2019 fonte immagine: napoliteatrofestival.it

La dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival si è aperta sabato 8 giugno 2019. A inaugurare il programma, nel Palazzo Fruscione a Salerno, è stata allestita una maratona di nove spettacoli brevi – “Festa dei teatri per la socialità” – nell’ambito di un progetto che ha coinvolto i pazienti del Dipartimento di salute mentale della ASL di Salerno. Grazie alla partecipazione e collaborazione di quattro compagnie stabili sono state portate in scena nove scritture da 30 minuti ciascuna, ognuna delle quali ispirata al Vangelo. Un messaggio importante, quello di creare comunità e portare solidarietà.

A Napoli il primo appuntamento è stata una mostra a Palazzo Fondi, in via Medina: “Lacci gassosi, ordito dal cielo”, un’antologia poetica che parte da alcuni momenti-chiave del teatro e del cinema del ‘900 per arrivare a stimolare una riflessione su simboli, allegorie, memoria, invisibilità, percezione.

La kermesse del Napoli Teatro Festival ha diverse sezioni. La sezione danza ha dedicato un momento a una grandissima ballerina e coreografa, Pina Bausch: una conferenza danzata sulla poetica, la creatività, la tecnica dell’artista tedesca, Maestra del teatro-danza, Moving with Pina. A cura di Cristina Morganti, ex danzatrice del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, questo spazio è servito alla nota coreografa per riportare in scena ciò che aveva danzato durante la sua carriera da solista. I movimenti, la teatralità, la tecnica unica e riconoscibile per raccontare un percorso artistico e insieme umano. Davanti agli occhi degli spettatori passano quelli che sono gli spettacoli più famosi della Bausch: Café Müller, Kontakthof, Agua, Le Sacre du Printemps, per cui sempre ringrazieremo Pina. E anche Cristina Morganti, per aver riportato sulla scena le creazioni e aver reso più accessibile quella che era – e che è ancora – l’arte di Pina stessa.

Il programma letteratura, a cura di Silvio Perrella, con la sua sezione Preludi, ha preso avvio nel mese di aprile e si è concluso a giugno 2019, presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici. Sono stati chiamati a raccolta poeti provenienti da varie parti del mondo per parlare di tre grandi momenti: filosofia, teatro e poesia. E al tavolo si sono seduti tre istituzioni culturali: oltre al già citato Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la Fondazione Campania dei Festival e la Casa della Poesia di Baronissi. Una chiamata alle armi dell’immaginazione, necessaria per vivere (e sopravvivere) in un contesto sempre più difficile in cui l’individuo si difende grazie all’arte.

La sezione internazionale del Festival si è aperta con un omaggio postumo al regista lituano Eimuntas Nekrosius scomparso nel novembre 2018. Il grande maestro aveva già partecipato alle edizioni 2017 e 2018 del NTFI con il progetto laboratoriale Theatre Bridges: al centro degli studi i testi della scrittrice e giornalista Svetlana Aleksievic, Preghiera per CernobylRagazzi di Zinco e Tempo di seconda manoLa vita in Russia dopo il crollo del comunismo. Il NTFI 2019 ha deciso di celebrarlo portando in scena Zinc (Zn), spettacolo che ha debuttato a Vilnius nel 2017 e che, seguendo i libri della Aleksievic, percorre gli ultimi decenni del ‘900 attraverso il racconto della guerra combattuta in Afghanistan dall’URSS e dell’esplosione del reattore nucleare di Černobyl’. Il lungometraggio, presentato come anteprima del Festival, è il ritratto del regista ed è basato sulle prove dello spettacolo Boris Godunov da Alexander Pushkin, performance diretta da Nekrosius nel 2015 al Lithuanian National Drama Theatre, presentata nel film come intervista con l’artista nel suo ruolo di direttore artistico al Teatro Olimpico di Vicenza – dove per tre anni ha diretto il Ciclo dei Classici.

Sempre per la sezione internazionale, al teatro Mercadante, Martin Zimmermann ha portato in scena uno spettacolo da lui diretto, EINS ZWEI DREI: attraverso tre personaggi si affrontano tre argomenti come autorità, sottomissione e libertà per spiegare la difficoltà dei rapporti umani. Il tutto in un mondo stravagante, in cui i corpi plastici e malleabili degli attori creano disegni e immagini che lasciano il pubblico con il fiato sospeso.

Roberto Latini ha portato in scena IN EXITU, dall’omonimo romanzo di Giovanni Testori. Latini, per la sezione italiana, ha affrontato la inventività linguistica di questo romanzo e ha dato vita alle parole testoriane: un tossico degli anni ’80 in una città che potrebbe essere Milano oppure no, la sua uscita di scena, Testori pusher delle parole per descrivere la solitudine e il dolore di una vita al limite, ai margini. Il protagonista diventa un Cristo in croce e i chiodi sono le parole dello scrittore.

Con oltre 150 eventi tra danza, teatro e musica, poesia e letteratura, il Napoli Teatro Festival da anni si riconferma uno dei momenti più importanti per la cultura a Napoli e non solo. Il centro del Festival è il Palazzo Reale, cornice di numerosi spettacoli, ma anche tutti i teatri e i palazzi del napoletano diventano sede per questi momenti. Ogni anno l’evento viene realizzato grazie al contributo e al sostegno della Regione Campania e della Fondazione Campania dei Festival.

Valentina Cimino

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