la barbarie e noi
fonte immagine: Mar dei Sargassi Edizioni

La barbarie e noi è un libro che parla di attualità, una voce dal fronte, un invito alla conoscenza che non si può ignorare. Il racconto di Antonio Musella, edito da Mar dei Sargassi Edizioni, è frutto della diretta esperienza dell’autore che negli ultimi anni, grazie al suo contributo come giornalista di Fanpage.it, si è trovato faccia a faccia con la barbarie dei conflitti, dei governi e di chi specula su tali circostanze.

La voce dal fronte

«Per molti la guerra è un’immagine sullo schermo». (Antonio Musella)

Questo libro rappresenta direttamente l’esperienza umana e sul campo dell’autore che si è reso partecipe del conflitto Russo-Ucraino, di quello Israelo-Palestinese, degli scandali degli emigrati libici ma anche della politica interna del nostro paese. Antonio Musella non si limita a raccontare il suo punto di vista, ma raccoglie sul campo le testimonianze di chi vive in prima persona la barbarie. Ogni esperienza diventa l’inizio di una riflessione, l’incoraggiamento a non rimanere all’oscuro, a non girarsi dall’altra parte.

Ucraina: “La guerra alle porte di casa”

«È un viaggio che inizia una mattina quando mi sono svegliato e ho visto che la Russia aveva invaso l’Ucraina. Da quel momento non è solo cambiata la mia percezione della guerra: è cambiata la storia recente del nostro pianeta».

Al seguito di Mediterranea Saving Humans, un’associazione italiana attiva su varie frontiere, l’autore insieme con la moglie Laura, si è attivato per organizzare una missione di evacuazione umanitaria. Attraverso la sua voce, veniamo a conoscenza della crudeltà della guerra che non solo ha raso al suolo città privandole di acqua e di corrente, ma anche della barbarie con la quale speculatori vestiti da aiuti governativi e umanitari trattavano le vittime del conflitto. Quella che apprendiamo è la storia di attivisti che non si arrendono, dei bambini che riescono ancora a trovare un sorriso, di donne che si caricano di pesi sempre maggiori la cui unica paura non è la guerra in sé, ma che di essa si smetta di parlare e che il mondo si volti dall’altra parte.

Lampedusa

Lo scandalo del naufragio di Cutro, nel 2023, ha senz’altro riportato all’attenzione il problema dei migranti che in condizioni precarie arrivano in Italia, su barconi improvvisati in cerca di una vita migliore, in molti casi scappando dai lager predisposti dai regimi militari libici. L’arrivo record di migranti a Lampedusa affamati, feriti e stremati dal viaggio, ha fatto scattare l’arrivo di aiuti umanitari coadiuvati dai residenti. Quello che Musella mette qui in luce è il coinvolgimento del governo italiano.

«L’interesse reale del governo per l’isola si manifesta in pochi minuti: Meloni e von der Layen atterrano, salgono sulle auto con la scorta, raggiungono l’hotspot svuotato e ripulito per l’occasione, scattano una foto, tornano in aeroporto e tengono una conferenza stampa».

Inoltre, è sempre il governo Meloni a stringere legami coi vari governi pseudo-democratici nordafricani avallando e finanziando un sistema difettoso.

La Palestina

Le immagini del conflitto hanno fatto ormai il giro del mondo. Eppure, in questo libro in primo piano ci sono voci inascoltate e storie poco note: il racconto dei coloni che subiscono le angherie dei loro stessi vicini ebrei; delle imprese di costruzione (anche italiane) che lucrano sul conflitto; e infine la storia degli allenatori di calcio giovanile che hanno tenuto in piedi la squadra finché la guerra non li ha spezzati. La storia era arrivata a Napoli, in una squadra di piccoli calciatori che aveva deciso un gemellaggio e che oggi li ricorda affettuosamente con un piccolo altare.

Il governo americano di Donald Trump è finanziato da Miriam Adelson di origini ebraiche. Uno dei primi provvedimenti è stato quello di cancellare le sanzioni contro i coloni e le loro organizzazioni. Chi dovrebbe proteggerli, insomma, finanzia un sistema di violenze. L’autore ha avuto modo di vedere in azione lo squadrismo giovanile dedito alla violenza, ma sofferma l’attenzione sull’attivismo e sulla resistenza. C’è una parte di umanità che non sottostà alle regole del governo Netanyahu, che ha scelto di non cedere alla barbarie, che siano essi musulmani, ebrei o cristiani.

L’autore riporta le significative parole di Uri Weltman: «Nove milioni di israeliani dove li dovremmo mettere? Perché se pensiamo che debbano restare lì, in pace con i palestinesi in un unico paese, è una prospettiva difficile, ma senza dubbio uno scenario che si colloca nella lotta contro la guerra e l’odio. Se invece pensiamo che debbano migrare, che lo Stato di Israele debba essere cancellato, che debbano essere accolti da Stati Uniti o Germania, non stiamo dicendo nulla di diverso da quello che dicono Netanyahu, Ben Gvir, Smotrich e i mostri generati dall’estrema destra israeliana. Questa consapevolezza fa tutta la differenza del mondo. Tra umanità e barbarie. Tra antifascismo e fascismo. Il pericolo è sempre l’uguale dicotomico».

Libia

Il rimpatrio di Almasri, accusato di crimini contro l’umanità, da parte del governo Meloni scandalizzò l’opinione pubblica. Vennero fuori le testimonianze di ragazzi torturati che, ad oggi, lottano non solo per far conoscere la loro storia ma anche per salvare altre persone. Il governo italiano e quello turco di Recep Tayyip si sono accordati per il cambio degli assetti in Libia: «Dietro un’apparente pulizia interna fatta dai libici, su richiesta dei governi di Italia, Turchia e Stati Uniti, c’è qualcosa di agghiacciante. Tutte le prove raccolte dalla Corte penale internazionale su ciò che avviene nei lager libici, sulle torture, sulle estorsioni, sul potere incontrastato dei boss, si basano su testimonianze che parlano di un ruolo di vertice di Almasri e Al Khikli. Con l’eliminazione di questi due, si eliminano i responsabili. Non solo. La mancata consegna di fatto alle autorità di giustizia di questi criminali impedisce che possano essere interrogati e magari raccontare i loro rapporti con i governi stranieri, a cominciare da quello italiano. Cambiare tutto per azzerare il rischio dei procedimenti internazionali. Cambiare tutto per eliminare personaggi scomodi e testimoni. Ci vorranno anni per rimettere in piedi i processi contro gli esecutori ancora in vita. In Libia non cambierà assolutamente nulla».

“Non ci arrenderemo alla barbarie”

Il titolo dell’ultimo capitolo riporta al concetto di barbarie che purtroppo non investe soltanto i protagonisti delle guerre. Nel nostro Paese il caso Paragon “proietta l’Italia nella barbarie”. Alcuni degli attivisti più noti, un imprenditore, attivisti di Mediterranea Saving Humans, giornalisti (fra cui lo stesso Musella e il direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato) e l’amministratore delegato di Unicredit, ricevono un avviso di Meta in cui vengono informati che il loro smartphone è stato spiato attraverso un software militare. Il governo risponde goffamente (se risponde) e le indagini quasi sempre finiscono in vicoli ciechi. Inoltre, l’infiltrazione di poliziotti antiterrorismo in “Potere al popolo” è stata spiegata dal governo come un’iniziativa personale dei singoli infiltrati, nonostante le prove dicano il contrario.

Secondo Musella “Non esistono battaglie lontane” per cui ciascuno ha il dovere di combattere non contro nemici esterni ma contro la barbarie stessa, senza voltarsi dall’altra parte. Per questo dalle indagini sul campo, l’autore passa a raccontare la vera storia di chi lotta senza secondi fini. Attraverso una scrittura potente e diretta Musella fa della sua esperienza personale un’esperienza universale capace di far riflettere e sperare.

Simona Esposito

Simona Esposito
Sono Simona Esposito e mi occupo di libri e cultura. Avendo ricevuto una formazione classica e avendo continuato a insegnare, mi sono appassionata sempre più al mondo della letteratura e della cultura. Nel tempo libero, oltre alla lettura, mi dedico alle escursioni in montagna, al teatro e sono un'appassionata della natura e della fauna selvatica!

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