Su un qualcosa c’è poco da ridire, che questo mondiale sia iniziato in maniera rocambolesca, per Hamilton come per Vettel (e forse un po’ per tutti). A Baku, tra l’altro, era proibito aspettarsi che tutto filasse liscio, o per usare la cicatriziale espressione di Vanzini “che tutti uscissero puliti dalla prima curva”. Questa pulizia non s’è mica vista, con il contatto tra Raikkonen e Ocon che ha causato la prima Safety Car e un russo della Williams di cui ci sfugge il nome che tamponava gente a bordo di una vettura da Formula Uno. Chiamalo, se vuoi, gufare.

E dunque, arrivati di colpo solo al quarto appuntamento a Baku, sembra che la posta in palio valga già un Mondiale. Frustrazione, rivelazioni e lotte fratricide (indovina chi) hanno alzato i toni di una gara che Sebastian Vettel ha avuto in pugno finché, a pochi giri dal termine, il karma (che porta il nome di Lewis Hamilton) non lo ha ripagato della vittoria in Australia.

Alla fine quindi a spuntarla è stato nientepopodimeno che Lewis Hamilton, che vince il Gran Premio dell’Azerbaigian da assoluto non protagonista e sopravanza Sebastian Vettel in classifica piloti (che insegue a -4). Dietro di lui a completare il podio sono Kimi Raikkonen e Sergio Perez su Force India. Soltanto quarto l’ormai ex leader del Mondiale Vettel, che da Melbourne a oggi ha dimostrato di avere potenziale in gara e soprattutto in qualifica (3 pole consecutive non capitavano ad un ferrarista dai tempi di Felipe Massa), mettendosi chiaramente una spanna sopra la concorrenza.

Da cosa partiamo:

  • Astuto come pochi proprio Sebastian Vettel, che alla prima ripartenza con Safety Car pare il solito vecchietto sulla statale che non puoi sorpassare. Dà gas in un attimo dopo aver tentennato per tutto un rettilineo e brucia le intenzioni di Lewis Hamilton che lo inseguiva. Non lo si vede né sente per un’intera gara, perfetto nel mantenere alti i distacchi con le due Mercedes e a inseguire una vittoria ormai (quasi) certa. Dopo lo sciagurato pasticcio in casa Red Bull e i soliti tran tran che vengono insieme alla Safety Car, al re-start il tedesco partirà ingabbiato tra le due Mercedes (con Bottas che ha preso il comando). Qui un errore, forse il solo commesso dall’inizio della stagione, un errore al tentativo di passare subito il finlandese così da scrollarsi di dosso il fiato di Hamilton. Un lungo in curva che gli costa anche la posizione sul compagno di squadra e che relegherà Vettel ai piedi del podio, addirittura dietro Sergio Perez. Sconsiderato e forse azzardato, nervoso e poco lucido di fronte alla possibilità di non vincere una gara tutta sua. Sono limiti che sono ormai noti e che hanno poco a che fare con il ‘vecchio’ Vettel (uno che in Red Bull però le gare era abituato a dominarle fin dal primo giro).
  • Team Ferrari in paradiso per scambio, con il podio di uno spento Kimi Raikkonen che proprio nel giorno in cui quel sesto posto gli sarebbe stato più che di lezione (per aver cercato di stringersi come una sottiletta per passare Ocon al primo giro) si ritrova magicamente secondo. Bisognerà ricordarsi che i punti (e possibilmente i podi) meglio farli in due, piuttosto che mandarne uno alla volta. Da un lato Sebastian Vettel sarà anche poco stabile e coi nervi poco saldi in situazioni di difficoltà, ma va detto che pare che anche dal muretto non gli arrivino energie del tutto positive, pronte a calmarlo. Forse, permettere la competizione interna al team potrebbe essere un passo.
  • Cosa dire su Ricciardo e Verstappen, se non che uscirsene con il più grande che dice di dover chiedere scusa al team è l’esatta trasposizione nei motori della scena in cui il fratello minore la passa sempre liscia. Ottimo dribbling della Red Bull, che quindi maschera le sberle che avrà metaforicamente già dato a uno dei due in tuta blu. Almeno Chase Carey non potrà dire che lo spettacolo è mancato.
  • Un tributo alla gara solida e senza fronzoli di Valtteri Bottas, che con quasi 40 giri che martellava sulle SuperSoft sarebbe probabilmente passato a un ultimo e deciso stint su ultrasoft nel finale di gara, addirittura per star davanti al suo compagno di squadra (a cui le gomme erano state cambiate almeno una decina di giri prima, passando a Soft). Un detrito a forargli uno pneumatico in gara lo mette ko. Immeritata (non) vittoria.

E passando ad altro:

  • Il sesto posto di Charles Leclerc, che dopo la pancia di team radio (italiano ma incomprensibili) nel giro di ricognizione era il minimo che ci meritavamo da casa.
  • I punti di Fernando Alonso, che su due o quattro ruote il suo lo porta sempre a casa, occupando al momento la sesta posizione in classifica mondiale.
  • Ubriaco lo speriamo; che abbia deciso di scaldare le gomme mentre era in fase di frenata invece non ce lo auguriamo. Un altro ritiro per Romain Grosjean, che proprio non vuole che la Haas prenda punti grazie a lui.
  • Un minuto di raccoglimento, infine, per omaggiare la trovata che la regia internazionale ha utilizzato per coprire il sistema Halo nelle on board camera, e mettere al suo posto una emozionante grafica. Si era infatti parlato tanto di inquadratura, che con Halo non danno più l’impressione di stare ‘col naso sulla pista’ ma anzi limitavano addirittura la visibilità del tracciato. Ci aspettiamo sicuramente nuove trovate, intanto questa qui ci costringerà a guardare tutti questo bel tubo di fibra di carbonio che amiamo tanto.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: automotonews

 

 

 

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